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02
Mag 2013
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di Umberto Gambino
 "Il gioco di squadra dei viticoltori a Sicilia En Primeur. Disposti a scacchiera, fanno le mosse giuste per vincere la partita dei mercati". E' il titolo che ho voluto dare alla foto scattata dall'alto, da una finestra siciliaep1-32interna, al terzo piano dell'albergo, e pubblicata sui social network: è quella che rende pienamente l'idea, meglio di tante altre, di un evento  di comunicazione e marketing che si sta rivelando decisivo e... perché no, vincente.
Sicilia En Primeur, decima edizione. La "creatura" voluta e portata avanti con determinazione da Assovini Sicilia (che rappresenta l'80% del vino prodotto nell'isola), presieduta da Antonio Rallo, taglia così il suo primo, significativo traguardo, dimostrando di godere ottima salute. La Sicilia del vino è, senza dubbio, una delle poche regioni italiane capace di trarre vantaggi da un gioco di squadra ben congegnato. Può essere vera, oggi, l'affermazione che "gran parte dei vini sul mercato sono buoni"; è altrettanto vero che "se un vino è buono non ha bisogno di farsi pubblicità"; ritengo sia sacrosanto invece che "i vini di un determinato territorio (la Sicilia) devono farsi conoscere mediante una strategia di comunicazione ben precisa" comunicando cioé "vigne, cantine, vini e... uomini e donne che fanno il vino nel territorio" con un'identità ben precisa. E' questa la "filosofia" di "Sicilia En Primeur".
Qualche numero dell'evento per farsi un'idea: 29 produttori siciliani e 250 vini dell’annata 2012 presentati ad una settantina di giornalisti provenienti dall'Italia e da tutto il mondo. Altri 150 vini delle annate precedenti in degustazione per tastare il polso all'evoluzione nel tempo di queste etichette. Il risultato è notevole. Nonostante la crisi, il vino siciliano continua a tirare, grazie anche alla prima annata imbottigliata come Doc Sicilia che serve anche a fornire un'indicazione regionale certa del luogo di produzione dei vini per quelle Doc poco o per nulla conosciute. Nei primi quattro mesi dell'anno sono stati imbottigliate come Doc Sicilia 3,3 milioni di bottiglie;  circa un terzo e stato imbottigliato fuori dall'isola. Segno positivo anche per l'export (60% della produzione) indirizzato verso 70 paesi.

 
19
Apr 2013
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di Giorgia Costa
 E’ un sabato mattina. Stranamente il cielo è azzurro, l’aria non più fredda ed il sole, sarà che se ne è stato in letargo per un bel po’, lo colgo ancor più caldo. Da otto anni il Vinitaly rappresenta per me una tappa viniveri-08fissa per ovvie ragioni professionali. Quest’anno però ho deciso di dedicarmi il giorno antecedente l’inizio della manifestazione per andare a sbirciare un po’ all’esterno. Mossa dalla curiosità ho quindi analizzato i due eventi dedicati al vino che si svolgono in concomitanza al Vinitaly: “VinNatur” a Villa Favorita, Sarego (VI) e “Vini Veri” a Cerea (VR). Entrambe a me molto vicine, entrambe molto simili nel perseguimento della propria regola. Non vi voglio certo annoiare con dettagliati obiettivi e scopi degli uni degli altri (questo il Manifesto di VinNatur; questa invece
 la Regola di Vini Veri) più che altro perché non vuol essere questo l’oggetto del mio articolo.
Ci tengo a dire che entrambi perseguono la volontà di “fare il vino” in un modo il più rispettoso possibile della terra, della natura evitando quindi l’utilizzo di agenti invasivi e tossici di natura chimica quali pesticidi, diserbanti, dissecanti. Credono nella ricerca e nel confronto di idee tra i vari aderenti affinchè l’esperienza dell’uno sia condivisibile nel e per il gruppo. Certo è che la Regola degli aderenti al gruppo Vini Veri ha vincoli e parametri più precisi.
Al di là dei nomi-provocazione (come se tutti gli altri vini, ovvero i “convenzionali” fossero, falsi o finti o artificiali), accompagnata dal mio perenne entusiasmo nell’approcciarmi ad un qualcosa di “nuovo”, decido di lasciarmi trasportare dalla mia genuina curiosità. Un centinaio gli aderenti all’una e all’altra manifestazione, noto però che a Cerea tra i vari produttori biologici, biodinamici, Triple “A”, ci sono una dozzina di produttori della Georgia. Non perché mi chiamo Giorgia, bensì per degustare qualche vino che solo raramente mi capita di assaggiare, decido di dirigermi verso la bassa Veronese.
Non so voi, ma io prima di accingermi a qualsiasi viaggio breve lungo che sia, anche se solo mentalmente, mi predispongo una breve scaletta. Giusto per fissare i punti fondamentali per evitare di perdermi nel tutto di ciò che voglio vedere, annusare, gustare: bollicine, vini bianchi, vini rossi, passiti e Georgiani.

 
11
Apr 2013
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 di Umberto Gambino

20130408 133622Al di là del solito, freddo elenco di numeri, da bilancio di "fine Fiera", il Vinitaly è sempre un susseguirsi di facce che conosci e vedi - se va bene - una sola volta all'anno (a Verona) e che, edizione dopo edizione, trovi inaspettatamente trasformate. Bei visi cangianti, perlopiù sorridenti, qualche rossore assortito, tanta gioia, pochi imbarazzi. Un mix di emozioni che fotografa i tanti approcci diversi al mondo del vino. Uomini e donne (queste sempre più numerose) che ti raccontano la loro esperienza, ognuno (ognuna) in modo diverso. Sì, perché non esiste un vino assolutamente simile ad un altro semplicemente perché non esiste un produttore completamente simile all'altro. E per vino intendo qui,  ovviamente, tutta la gamma di bottiglie di ogni singola cantina. 
Al di là del fatto che, se vai a Vinitaly, hai due possibilità: o ti organizzi "rigidamente" alla tedesca, con un calendario di appuntamenti già programmati ("schedulati" come si dice oggi); oppure seguii l'istinto, e vai alla scoperta dell'ignoto, lasciandoti "catturare" dal primo amico produttore che incontri (e che non vedevi appunto da un anno): "Vieni che ti faccio assaggiare l'ultimo nato"! L'ultimo nato (of course) è un nuovo vino: niente paura, nessun cannibalismo. 
Secondo voi com'è andata quest'anno? L'opzione due ha preso il sopravvento sull'opzione "tutto programmato". E perciò, prima di mettere nero su bianco le sensazioni gustative, ho deciso di raccontarvi, così di getto, le facce e le emozioni di chi ha avuto la pazienza di spiegarmi il suo vino.

 
20
Mar 2013
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 di Michela Pierallini
pitti2-14 Non so se 50 minuti di coda per convertire il solito biglietto invito siano ‘meglio’ di ieri pomeriggio ma il guardaroba alle 10 di  domenica mattina è già pieno e mi chiedo se abbiano montato al contrario un armadio delle bambole. Per avere anche la ciliegina sulla torta, i sacchetti porta bicchieri sono finiti, come la mia tolleranza. Borsa, telefono, macchina fotografica, penna e moleskine, giacchetto e ora anche il bicchiere in mano. Tornare in patria e trovare questa disorganizzazione mi innervosisce terribilmente.
"Ogni medaglia ha il suo rovescio": questa volta il proverbio si addice. La sosta obbligata in coda si è trasformata in salotto e vuoi per cortesia, vuoi per simpatia ho fatto amicizia e anche una piacevole conversazione. Marco Innocenti è medico agopuntore perciò spaziamo tra infiltrazioni di zucchero e trattamenti reiki fino al vino e alla pasta. A questo punto entrano in gioco anche due allegri ragazzi di Roma, titolari di un negozio di specialità gastronomiche, Alimentari Conte, che mi suggeriscono un prosciutto cotto assolutamente da provare e li ringrazio perché il prosciutto di Capitelli è davvero una bontà.
Marco mi incuriosisce con strane erbe olandesi che vado subito ad assaggiare. Qui almeno sono sicura di non avere effetti collaterali. Quando ero bambina e girovagavo per campi e boschi intorno casa, annusavo tutto quello che era a portata di naso e poi lo mettevo in bocca per masticarlo. Fiori, foglie, corteccia, anche i sassi ho ciucciato! D’altronde se non li avessi testati personalmente, come avrei potuto conoscerne il sapore? Per fortuna non mi sono mai intossicata.


Le erbe di Koppert Cress sono colorate e saporite, usate in gastronomia per dare ai piatti colore e un pizzico di sapore sorprendente. Erbe dolci come lo zucchero d’uva, salate come l’acqua di mare, germogli aspri  come il limone e foglie al gusto di nocciola. Poi metto in bocca una porzione microscopica di un fiorellino giallo africano e resto senza paragoni! All’inizio non sento niente, poi un leggero pizzicorino che diventa freschezza, quasi eucaliptolo ma piccante come il peperoncino, e infine lo stesso effetto glaciale che dà un bicchiere d’acqua bevuto con una caramella alla menta in bocca. Un fiore che esplode in bocca. Una sensazione così nuova che l’ho ripetuta almeno tre volte per essere sicura di ricordarla. Riconosco fra le molte erbe anche una pianta carnivora, piuttosto grande. Non è commestibile e viene usata come contenitore per bibite da bere con la cannuccia. Si può lavare addirittura in lavastoviglie! 
Come un’ombra seguo Marco e mi trovo davanti alla storica fattoria Il Palagiaccio, nel Mugello. Latte, yogurt, formaggi freschi, stagionati, erborinati, ce n’è per tutti. Prima mi delizio con la cremosità dello yogurt, poi appago il palato con un formaggio stagionato e infine mi perdo nell’intensità dell’erborinato. Tutto questo per dire che non ho preso appunti perché leccarsi le dita e scrivere non sono attività che viaggiano a braccetto. E visto che anche l’occhio vuole la sua parte mi faccio fotografare con quel bel ragazzo del titolare, che un po’ di bellezza non fa male.
Non ho ancora bevuto niente quindi entro nel girone delle birre. Mi attirano le etichette di Birra del Borgo, colorate, molto diverse una dall’altra per forme e colori. Ne assaggio sei, guidata nella degustazione dalla ragazza gentile che è dietro al banco. Apro la moleskine e scrivo due parole per ognuna, le riporto qui.
Duchessa con farro: piacevolissima, fresca, fruttata, dissetante, ottima per questo momento e anche per altri.
Emkir: femminile, mi ricorda fiori bianchi e profumati, gigli e mughetti. Non è nel mio stile.
Reale: ambrata e luppolata. Senza dubbio è la mia preferita. La descrivo con due immagini, Cleopatra e Mantide Religiosa.
My Antonia: profumi intensi e luppolo ma dopo la Reale non la sento molto aggressiva. Giusta per chi ama equilibro e sicurezza.
Old Antonia: passata in legno, dolce. Un rossetto sbavato, eccessivamente dolce perché possa entrare nelle mie grazie.
Perle ai porci: è una frase che uso spesso e già mi sta simpatica. E’ una stout a cui vengono aggiunte in bollitura ostriche fresche con il guscio e Telline. Profumi intensi e note tostate al naso, sapida e piena in bocca. Colore nero. Il nero snellisce e sta con tutto. Mi piace!
Per chiudere in bellezza mi fermo allo stand del Consorzio Bardolino DOC dalla dolcissima Lea e da Paola Giagulli, addetta stampa del consorzio. Due chiacchiere, una foto e un calice di spumante della Cantina Castelnuovo del Garda sono un perfetto mix per rinfrescarsi e rigenerarsi dopo i chilometri percorsi in un ambiente tanto affollato.
Anche stasera ho rimediato un invito a cena ma non ve lo racconto ora perché vale la pena scriverci un nuovo reportage.
(fine secondo reportage, segue - per leggere l'articolo precedente clicca qui


Links
https://www.facebook.com/alimentari.conte/info 
http://capitelli.cibosano.pro 
www.koppertcress.com 
www.palagiaccio.com/it 
www.birradelborgo.it
www.ilbardolino.com/

 

 

 
18
Mar 2013
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di Michela PIerallini

pitti-09“Chi va piano va sano e va lontano” dice il proverbio.  Se ti trovi in coda alla cassa del Pitti Taste non funziona così. Muori di caldo, non c’è movimento d’aria, non ti sposti di un metro e in più sei in balia dei furbi maleducati che ti montano addosso come se tu fossi trasparente.
Si è accorto che mi sta montando sopra e che alla sua sinistra ci sono 5 metri quadrati liberi?”. 
Scusi, non l’avevo vista”. Appunto.
Per non parlare della signorina alla cassa che ti chiede di compilare la cartolina invito e poi ti pone a voce le stesse domande alle quali hai già risposto, scrivendo a chiare lettere perché siano leggibili. Pensi di approfittare del guardaroba e la ragazza ti dice “faccia pure il biglietto e dopo viene a lasciare il giacchetto” ma ‘dopo’ è troppo tardi, non c’è più spazio e te lo devi tenere in mano. E’ sabato pomeriggio e ti convinci che domani mattina andrà meglio.
Sono stata invitata dall’azienda Ca’ di Rico, conosciuta a gennaio ad un simposio sul Biologico. Devo essere rimasta nella memoria per i miei estasiati mugolii durante il pranzo! Incontro Giovanni Pellicci e Cristiana Mastacchi, due ragazzi solari e coinvolgenti, goduriosi come la sottoscritta, conduttori della trasmissione Wine Station che, non a caso, parla di cibo, vini e curiosità dal mondo del vivere bene. Li seguo nella loro breve visita all’interno della mostra e ‘spilluzzico’ in qua e là mettendo in bocca di tutto: dalla ‘nduja al biscotto, un calice di garganega e una fetta di salame, cioccolatino al pecorino e liquore allo zafferano, torta del Pistocchi e gelato al pinolo. 
Mi fermo davanti ad una novità, almeno per me poiché non l’avevo vista prima. Solo Mais – Soffi di Polenta. Mi piace tutto: il nome, la leggerezza che evoca, la polenta. Allungo la mano e assaggio questa fragrante e naturale alternativa agli snack industriali. Mi conquista per la sua croccantezza e pulizia nel gusto, la trovo un’idea eccellente e di facile utilizzo. “Il Mais è un cereale senza glutine adatto all’alimentazione delle persone che soffrono di celiachia e a livello nutritivo è ricco di carboidrati, vitamine e buone quantità di sali minerali” mi dice il presidente Luciano Zanardo. “La nostra azienda è giovane, nata da pochi anni e ad oggi il nostro mercato di riferimento è l’America”.

 
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Oddio, un altro blog sul vino! e magari anche su gastronomia e affini. Con la solita spalmata di degustazioni, viaggi, notizie, schede, personaggi e tante amenità. Immagino già le perplessità dei lettori più o meno avvezzi al web. Intuisco le loro domande: ma cosa vogliono questi qua? Ma chi sono? Perché navigare proprio “Wining”? “Non se ne può più di siti e blog sulla wine and food generation!”. Avete perfettamente ragione, però… leggi

Umberto Gambino

umberto gambinoIo e il vino. Ho voluto cominciare l'avventura di questo sito in onore e in ricordo di mio padre e mio nonno che se ne sono andati (troppo presto) ed erano entrambi viticoltori puri. Fin da piccolo mi hanno trasmesso la passione per il vino genuino, per la vendemmia che era un giorno rituale di festa grande per tutta la famiglia, per i profumi intensi del mosto fresco, per l'emozione di quelle botti enormi che sfioravano il soffitto della cantina e che mi facevano sentire ancora più piccolo...leggi

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