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di Michela Pierallini “Dai, dai, dai, non voglio arrivare tardi, ma è possibile che mi trovi sempre a combattere contro il tempo? E poi combatto cosa, che non vinco mai!” Sto
di Umberto Gambino "Sicilia En Primeur" non è solo l’evento che permette di assaggiare i vini siciliani delle nuove annate (in questo caso il 2012) ma è anche l'occasione unica per
di Valentina Casetta Ed ecco che a distanza di tempo mi trovo nuovamente a varcare la soglia del Foro Boario di Nizza Monferrato. E’ una grande emozione perché qui, qualche tempo
di Michela Pierallini Non è per niente facile, non lo è per niente! Ero così contenta di avere carta bianca e scrivere di sexy wines che non ho pensato a quanto
di Silvia Parcianello La domanda è di quelle fondamentali per un foodie, o fighetto del gusto che dir si voglia, che si rispetti: quanti di noi a una cena importante oserebbero
di Umberto Gambino Dalla decima edizione di "Sicilia En Primeur" svoltasi a Palermo ecco il mio personale tasting delle nuove annate 2012 dei vini siciliani presentati dai produttori aderenti ad Assovini.
di Marilena Barbera Monreale, terrazza spalancata sulla Conca di Palermo, sguardo ricolmo di blu, di cielo e di mare aperto. E se è una giornata di maggio, come quelle che solo
Verticale storica di Catalanesca, vitigno recuperato da Cantine Olivella, organizzata al Ristorante Le Tamerici, luogo d'eccellenza della ristorazione romana. Leggi...
di Umberto Gambino
“Vivo in un palmento. La zona di Vittoria e del ragusano è piena di queste strutture di pietra antiche come il tempo, dove una volta si pigiava il vino. Tutti quelli che non sanno ed entrano a casa mia per la prima volta, mi chiedono cosa siano quei buchi nel pavimento. Sono le vasche dove fermentava il mosto”. E’ la frase che inizia il secondo capitolo di “Natural Woman”, il libro in cui Arianna Occhipinti racconta come e perché ha deciso di dare una svolta (forte) alla sua vita per diventare agricoltore, anzi viticoltore, come lei stessa ama definirsi. Dire viticoltrice suona proprio male ma non solo: fino a pochi anni fa, coltivare la terra in Sicilia (e in tutto il Sud) era considerato un lavoro esclusivamente maschile.
Aveva 22 anni allora, Arianna, quando cominciò con un ettaro di vigneto a Vittoria, in contrada Pedalino. Oggi, dopo otto anni, è orgogliosamente proprietaria di un’azienda trenta volte più grande: il suo vino naturale è considerato fra i migliori al mondo. Lei si è sempre proposta con garbo, qualche timidezza, un pizzico di umiltà e tanta semplicità. Ma con grande determinazione. Basta scorrere le pagine del suo libro da cui vi propongo questo estratto significativo.
di Giorgia Costa
E’ un sabato mattina. Stranamente il cielo è azzurro, l’aria non più fredda ed il sole, sarà che se ne è stato in letargo per un bel po’, lo colgo ancor più caldo. Da otto anni il Vinitaly rappresenta per me una tappa
fissa per ovvie ragioni professionali. Quest’anno però ho deciso di dedicarmi il giorno antecedente l’inizio della manifestazione per andare a sbirciare un po’ all’esterno. Mossa dalla curiosità ho quindi analizzato i due eventi dedicati al vino che si svolgono in concomitanza al Vinitaly: “VinNatur” a Villa Favorita, Sarego (VI) e “Vini Veri” a Cerea (VR). Entrambe a me molto vicine, entrambe molto simili nel perseguimento della propria regola. Non vi voglio certo annoiare con dettagliati obiettivi e scopi degli uni degli altri (questo il Manifesto di VinNatur; questa invece la Regola di Vini Veri) più che altro perché non vuol essere questo l’oggetto del mio articolo.
Ci tengo a dire che entrambi perseguono la volontà di “fare il vino” in un modo il più rispettoso possibile della terra, della natura evitando quindi l’utilizzo di agenti invasivi e tossici di natura chimica quali pesticidi, diserbanti, dissecanti. Credono nella ricerca e nel confronto di idee tra i vari aderenti affinchè l’esperienza dell’uno sia condivisibile nel e per il gruppo. Certo è che la Regola degli aderenti al gruppo Vini Veri ha vincoli e parametri più precisi.
Al di là dei nomi-provocazione (come se tutti gli altri vini, ovvero i “convenzionali” fossero, falsi o finti o artificiali), accompagnata dal mio perenne entusiasmo nell’approcciarmi ad un qualcosa di “nuovo”, decido di lasciarmi trasportare dalla mia genuina curiosità. Un centinaio gli aderenti all’una e all’altra manifestazione, noto però che a Cerea tra i vari produttori biologici, biodinamici, Triple “A”, ci sono una dozzina di produttori della Georgia. Non perché mi chiamo Giorgia, bensì per degustare qualche vino che solo raramente mi capita di assaggiare, decido di dirigermi verso la bassa Veronese.
Non so voi, ma io prima di accingermi a qualsiasi viaggio breve lungo che sia, anche se solo mentalmente, mi predispongo una breve scaletta. Giusto per fissare i punti fondamentali per evitare di perdermi nel tutto di ciò che voglio vedere, annusare, gustare: bollicine, vini bianchi, vini rossi, passiti e Georgiani.
di Umberto Gambino
Dopo la scorribanda antropologica tra facce e tipi del Vinitaly 2013, voglio ora raccontarvi i vini che ho apprezzato di più, non senza precisare che questo tasting a tappe (durato tre giorni) non vuole essere affatto completo (ho dovuto "saltare" parecchie visite programmate agli stand, causa mancanza di tempo). Non è tecnico né tantomeno didattico, ma fortemente emozionale e sorprendente. In fin dei conti è stato un viaggio anche questo attraverso il "paradiso dei vini", accompagnato e sostenuto, in buona parte, dalla mia personale "Beatrice". Ecco i miei (nostri) preferiti.
Pur vagando nel caos di una fiera, l'immaginario ci proietta sul mar Ionio, a Manduria nel Tarantino. Cosa c'è di meglio (e fuori dagli schemi) che iniziare il tour enologico con un rosso importante del Sud? Il Primitivo di Manduria "Rubinum 17" 2010 Dop, Soloperto è un nettare che emana profumi di prugna, caffè e cioccolato fondente, note rotonde di maturazione, tannino fine, nonostante la quantità di alcol che tocca il 17 per cento. Ecco spiegato il "17" nell'etichetta! Un Primitivo come tradizione comanda! Sabrina Soloperto, la simpatica e mediterranea padrona di casa, ce lo fa assaggiare abbinato ad un purè di fave con peperoni arrostiti. Buona idea, ma io lo preferirei come vino da meditazione pura, magari davanti al fuoco di un caminetto, in una serata invernale. E Beatrice è d'accordo.
di Silvia Parcianello
I vini dolci sono roba per donne. Non so voi, ma io questa affermazione l’ho sentita pronunciare svariate volte dal maschio di turno, quasi che affermare di apprezzare un vino dolce sia un attentato alla virilità, una frase che automaticamente ti fa sembrare una femminuccia fragile e indifesa o, peggio ancora, uno che di vino capisce ben poco perché apprezza solo la ruffianaggine della dolcezza. E in questo Paese in cui la metà degli uomini è commissario tecnico della nazionale di calcio e l’altra metà sommelier capiamo bene cosa può significare una reputazione enoica rovinata.
I vini dolci sono roba per donne. Mai luogo comune fu più calzante di questo. Chi ha avuto la fortuna di essere presente, nella giornata di apertura del Vinitaly 2013, alla degustazione organizzata dalla Fisar in Rosa, associazione presieduta da Luisella Rubin, può capire bene di che cosa sto parlando. Abbiamo degustato sei vini passiti italiani, sei eccellenze assolute. Per i meno fortunati che non hanno potuto goderne cercherò di metterci una pezza con questo scritto. Consapevole che renderà forse meno di un centesimo le sensazioni che i presenti hanno provato.
Premessa: in sala c’erano anche molti maschi e non ne sono usciti sminuiti nella loro virilità…
Dicevamo: sei passiti d’eccezione, sei produttrici a presentarli e raccontarli, una sommelier, donna, giovane e bella, ça va sans dire, ma soprattutto competente, Karen Casagrande, vincitrice del concorso Sommelier dell’anno Fisar nel 2010, che ci ha guidati alla scoperta di questi nettari.

Io e il vino. Ho voluto cominciare l'avventura di questo sito in onore e in ricordo di mio padre e mio nonno che se ne sono andati (troppo presto) ed erano entrambi viticoltori puri. Fin da piccolo mi hanno trasmesso la passione per il vino genuino, per la vendemmia che era un giorno rituale di festa grande per tutta la famiglia, per i profumi intensi del mosto fresco, per l'emozione di quelle botti enormi che sfioravano il soffitto della cantina e che mi facevano sentire ancora più piccolo...leggi
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