Viaggio in Calabria /2

di Umberto Gambino

Panoramica del vigneto di Roberto CeraudoRipe del Falco, Colli del Mancuso, Feudo, Difesa Piana. Per i “non addetti ai lavori” questi nomi significano poco, ma per chi conosce e coltiva la terra da queste parti sono ben noti. Li abbiamo passati in rassegna, in un avventuroso giro, a bordo della jeep di Gianluca e Vincenzo Ippolito.

Si respirano gli antichi odori di Calabria in questi vigneti che hanno fatto la storia del Cirò. Durante la mia visita la vendemmia era in pieno svolgimento: in particolare si stavano raccogliendo i grappoli di Calabrese, un vitigno autoctono a bacca nera.

Come tante altre aziende vinicole della Doc di riferimento per la regione, anche la “Ippolito 1845” si articola su appezzamenti situati in località ed altitudini differenti. 100 ettari vitati che passano dalla pianura alla collina: ben 30 ettari sono vigne vecchie di oltre 40 anni, coltivate con il tradizionale alberello.

Potrebbe sembrare scontato, ma quest’azienda racchiude pienamente il concetto del rinnovamento nel segno della tradizione. Un concetto che si può facilmente verificare constatando che presidente della scoeità è il veterano Salvatore Ippolito mentre la conduzione aziendale è pienamente nelle mani di due giovani e dinamici fratelli che fungono da veri e propri “bracci operativi”: Gianluca, 33 anni, responsabile marketing, e Vincenzo junior, 34 anni, cui compete il commerciale.

Per loro è una grande responsabilità dover tenere le redini di quella che è l’azienda vinicola più antica della Calabria, forte di cinque generazioni di lavoro in mezzo alle vigne di Cirò.

Era il 1845 quando Vincenzo Ippolito impresse le sue iniziali sul casale di campagna nella marina di Cirò tra ulivi, aranceti e vigneti. Nel 1930 suo nipote Vincenzo decise, per primo in Calabria, di imbottigliare il miglior Gaglioppo dei vigneti del Feudo e di Difesa Piana e proporre il suo Cirò sul mercato regionale, idea che si dimostrò pionieristica e rivoluzionaria per l’epoca.

Ma c’è un’altra data importante, scolpita nel recente passato aziendale: è il 3 novembre del 1964 quando il poeta e scrittore calabrese Leonida Repaci, scrive da Roma queste poche righe a commento dell’assaggio di un Cirò di Vincenzo Ippolito, appena ricevuto dalla Calabria:

“… nell’aprire la prima bottiglia, il colore, l’aroma e il gusto del suo vino mi hanno riportato all’odore antico della Calabria, ad una sua preziosa tinta damaschina, ad un rapporto fra natura e storia, fra terra ed arte, fra vigna e frangente marino, fra pioggia e cielo, fra sole e grappolo, fra coltivatore e frutto, fra canti di tagliatrici e rivociare di ardite sollecitazioni di vendemmiatori. Il suo Cirò, insomma, riassume nella sua forza, nella sua densità, nel suo profumo, nella sua fattura, la terra natale”.

Ecco: aroma, tinta damaschina, terra, frangente marino. Le parole del grande letterato calabrese ci spingono a riflettere sul momento di passaggio del Cirò attuale e sul suo futuro.

 Ippolito 1845

Via Tirone 118    88811 Cirò Marina (KR)
Tel.: 0962 31106

www.ippolito1845.it    ippolito1845@ippolito1845.it

Bottiglie prodotte: 800.000
Vitigni coltivati: gaglioppo, magliocco, calabrese, greco bianco, cabernet sauvignon
Fa il vino: Vincenzo Ippolito