di Michela Pierallini
manzoni1-6 Scrivo, scrivo, scrivo tutto quello che viene detto, domande, risposte, slide, continuo a scrivere per non perdere niente. La verità è che quando la mia mano stringe una penna, magicamente diventa autonoma: perciò, mentre lei scrive, io posso pensare ad altro. Sono entusiasta, perché sento che non c’è giudizio intorno a questa tavola ma solo curiosità, passione e convivialità. Amo questo, del vino, che ha la capacità di farci stare seduti per ore a conversare, imparare e comprendere. L’Incrocio Manzoni fa incrociare appassionati con produttori e quello che nasce è #Manzonibianco1, la degustazione più piacevole alla quale abbia partecipato negli ultimi tempi. L’energia che gira intorno è positiva, sincera, senza mezzi fini se non quello di far conoscere il risultato di una passione.

L’Incrocio Manzoni non rende in vigneto come altri vitigni perciò la definisco una coltivazione legata al cuore e non al business. In un momento in cui la parola “collaborazione” è sconosciuta ai più, eccomi immersa in un gioviale confronto tra produttori. Il filo conduttore è l’incrocio Manzoni coltivato in zone diverse del Veneto e del Trentino. Arturo Vettori di San Pietro di Feletto, Cantina Cirotto di Asolo e Alessandro Fanti di Pressano, raccontano la loro esperienza viticola ed enologica, si mettono a nudo sui propri esperimenti in vigneto e in cantina. A noi non resta che esplorare questo vino nel calice, alla ricerca dei profumi caratteristici. La cosa assurda, poi, è che prendo tanti appunti e quando torno a casa invece di guardarli, scrivo di getto tutto quello che mi è rimasto dentro. C’è una tale ricchezza che devo contenermi, per non essere tediosa.

L’incrocio Manzoni è un vitigno che sorprende, sia per longevità (vedi articolo precedente sulla degustazione verticalesia per le caratteristiche acquisite in luoghi diversi. La prima degustazione è riuscitissima e molto gradita: un abbinamento di sopressa, formaggio morlacco, tortino e radicchio sott’olio, col mio stomaco. Sembrano fatti per stare insieme. Nei calici, invece, a sorpresa, ci sono il Prosecco Valdobbiadene DOCG brut di Vettori e l’Asolo Prosecco Superiore brut di Cirotto, a confronto.
A parità di pulizia del vino, freschezza e qualità, le differenze ci sono e si sentono. Il Valdobbiadene DOCG lo scegli per il cesto del picnic e lo bevi mentre giochi a ping pong, l’Asolo invece lo tieni in tavola per accompagnare il pasto.

Francesco (in) Cirotto:
“Il consumatore preferisce la finezza e l’eleganza del Conegliano Valdobbiadene e per noi di Asolo è dura mettere insieme struttura ed eleganza. Bisogna anche stare dentro certi parametri. Nel 2007 avevo un’uva bella e sana e ho voluto macerare le basi ma il cliente non ha apprezzato poiché non riconosceva più il Prosecco. Se ci metti troppo del tuo, la gente poi non capisce più il vino”.

Parte la proiezione delle slide ed è doveroso un applauso a
Barbara Cirotto che ha messo insieme competenza, didattica e fantasia.
L’incrocio Manzoni 6.0.13 è un vitigno costituito dal Prof. Luigi Manzoni negli anni 30 incrociando Riesling Renano e Pinot bianco.
Di seguito qualche caratteristica che sono riuscita a copiare dalle slide.

Vegetative:
Elegante, slanciato, alta adattabilità (la Barbara dice che sono i requisiti dell’uomo ideale)
Preferisce ambienti fertili e non umidi
Germogliamento tardivo
Tolleranza al ritorno di freddo primaverile
Maturazione precoce
Predilige suoli poveri e ghiaiosi e terreni pesanti
Soffre le scottature estive

Qualitative:
Alto contenuto zuccherino. Lasciare anche soltanto una settimana in più l’uva sulla pianta fa aumentare notevolmente gli zuccheri e questo diventa troppo impegnativo
Ottima tenuta dell’acidità anche in caso di vendemmia tardiva
Ottimo corredo aromatico, presenti terpeni e benzenoidi
Alto contenuto in proteine (che causa instabilità al vino)
Le qualità sono esaltate dalla giacitura in collina, dall’inclinazione del terreno ventilato e da una migliore esposizione solare.


Vinificazione:
In bianco
Macerazione a freddo sulle bucce
Iper-riduzione, pressatura in atmosfera inerte
Fermentazione in legno dopo la pressatura
Obiettivo in cantina: avere un vino secco aromatico e sapido fresco.
(fine prima parte, continua; leggi qui la seconda parte del reportage)

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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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