di Michela Pierallini
manzoni2-3 Riprendo a parlarvi dell’Incrocio Manzoni, riportandovi le impressioni pure dei produttori presenti a #Manzonibianco1:
Alessandro Fanti: “Cerco di rispettare il vigneto, ma come si fa? Lavoro in modo che le radici vadano in profondità e non faccio più cimature da anni. Intreccio i tralci, so che sembra una pratica pericolosa dal punto di vista della sanità ma i grappoli così arrivano a una vera maturazione e non vedo malattie. Dobbiamo ricordarci che il vino prima era un frutto e la frutta più buona non è quella più dolce, è quella più buona, più saporita, più gustosa. Cerco di fare in modo che la pianta si esprima, alla fine siamo stati noi a imporre i filari o i trattamenti”.
Arturo Vettori: “Sono d’accordo, tutto parte dall’uva. Riguardo ai problemi d’insolazione ho notato un notevole aumento dei danni, forse dovuti al cambiamento climatico. All’inizio l’acino si annerisce e sembra che sia stato schiacciato, poi si anneriscono anche gli altri. A volte di un grappolo ne resta metà”.

Ancora slide. Differenze di allevamento e di terreno:
Fanti: un vigneto è a 300/400 m, terreno marnoso calcareo, ben drenato, profondo, con presenza di ferro. L’altro vigneto, di natura porfirica, è a 600 metri.
A prescindere dalla varietà e dalla stessa gestione, dai due vigneti nascono vini diversi. La terra risponde in modo completamente diverso.
Cirotto: 300 m, presenza di marne, terreno argilloso, ferroso con roccia arenaria. Difficile da lavorare.
Vettori: 180 m, sono le prime colline di Conegliano. Argille e depositi alluvionali, sedimenti che nel tempo si sono disfatti lasciando ciottoli. Aiutano a tenere il terreno leggero rispetto all’argilla.

La degustazione
Ricordo bene e apprezzo l’Incrocio Manzoni di Arturo Vettori, che conosco da un po’ di anni e che stimo come persona e come produttore, perciò resto perplessa quando mi avvicino al calice perché non riconosco il vino, non è quello che mi aspetto. Chiedo direttamente al produttore che mi conferma di avere problemi con i tappi in sughero. Tre bottiglie aperte rivelano, infatti, tre vini diversi e i tappi non sono proprio bellini, a guardarli. Un peccato madornale! Fortunatamente so che è un problema di sughero e non di vino. Il Manzoni di Arturo ha profumi floreali, netti e distinguibili e si fa bere con piacere.
Il Manzoni 2011 di Cirotto l’ho bevuto poco tempo fa, mi piace e so che continuerò a seguire le sue evoluzioni. È sapido, salino, con profumi di pompelmo e ananas. Una naturale e leggera velatura, voluta. Lo gradisco in tavola, come il Prosecco.
Il Manzoni di Fanti, dei tre, è il fratello che ha preso dal babbo – Riesling. Il 2011 è minerale, esotico, in bocca emerge una struttura ben intrecciata di acidità, sapidità e salvia.
Il Manzoni 2008 – Isidor – Fanti mi accompagna dentro una cantina scavata nella roccia, umida, con l’acqua che cola lungo le pareti e la goccia che fa “plik” –se fa plin non è acqua. Lascio Isidor nel calice, giusto il tempo che mi son persa in chiacchiere e lui regala profumi balsamici, è ampio e desideroso di esprimersi. È il vino dell’amicizia! Questa è, infatti, l’aria che si respira, e non credo di essere l’unica a pensarla così giacché nessuno accenna ad andarsene.
Sarà anche perché Monica, sorella di Barbara, ha messo in tavola un enorme vassoio di crostoli – cenci, galani, chiacchiere. Finiti anche quelli saliamo in cantina per il caffè e traslochiamo all’esterno continuando a parlare, parlare, parlare.
Ora aprite il libro dei sinonimi e completate questo pezzo con tutte le parole che indicano gioia, gratitudine, stupore, benessere e letizia. L’incrocio Manzoni ha creato tutto questo, grazie alla famiglia Cirotto, ovviamente.
P.S. un abbraccio alla mia Michela-sitter Laura Sbalchiero per l’aiuto fotografico.

(seconda parte – fine; puoi leggere qui la prima parte del reportage)

Links:

www.vinivettori.it
www.vignaiolofanti.it
www.cirottovini.com/web/it/