di Enza Moscaritolo
– È stato un grande successo di pubblico la seconda edizione del “Vino Possibile”, la sezione dedicata ai libri su vino e cibo del Festival “Il Libro Possibile” che si è tenuta a Polignano a Mare, in provincia di Bari. Piazza Aldo Moro, completamente rinnovata, ha accolto il palco sul quale si sono alternati volti noti della televisione come Chef Rubio, il vincitore della terza edizione di Masterchef, Federico Ferrero, e il secondo classificato, il barese Almo Bibolotti, e lo chef Sergio Barzetti. E poi ancora Marco Bianchi, il duo del blog Gnam Box, Caterina Balivo e Adua Villa, per parlare dei loro libri, del cibo e del vino, quest’ultimo vero protagonista delle tre serate.

“Il vino possibile” nasce dalla condivisione di due passioni, una per il buon vino e l’altra per i libri e la letteratura: “Tra biologico e biodinamico” è stato il tema della kermesse che ha visto confrontarsi produttori e consumatori. «Abbiamo creduto nel biologico sin dagli inizi, da quando abbiamo aperto – spiega Stefania Quarta della Vineria Est di Bari – certamente oggi si fa meno fatica di un tempo, perché cresce il numero di clienti informati e desiderosi di avvicinarsi al biologico. C’è meno diffidenza, sicuramente. Per noi è stata una scelta di mercato e abbiamo constatato che quella che un tempo era una nicchia, sta man mano conquistando la sua fetta sempre più ampia».

«La Puglia, con i suoi 130 mila ettari di superficie coltivata biologicamente, è la seconda regione d’Italia che ha investito su questo tipo di agricoltura – spiegano gli organizzatori del festival – per questo abbiamo accolto nella manifestazione anche piccoli produttori pugliesi e viticoltori nazionali che producono vini d’eccellenza e che hanno bisogno di una vetrina in più».

Tanti i giovani che hanno affollato gli stand per una degustazione di rossi, ma anche di bianchi e di rosati, categoria in cui la Puglia fa registrare ottime performance: «Per noi il biologico è un ritorno alle origini, è rispetto della nostra storia – commenta Vincenzo della Tenuta Nicola Chiaromonte di Acquaviva delle Fonti la nostra azienda conta ben 32 ettari tra uliveti, ciliegeti e vigneti, e accanto ai vecchi alberelli, troviamo adesso alcuni nuovi impianti a spalliera, tutti coltivati rigorosamente secondo metodi biologici. E poi ogni vigneto – aggiunge – è coltivato in stretta relazione alle caratteristiche della zona, del terreno e del tipo di produzione desiderato, così come la raccolta è eseguita delicatamente a mano e in cassetta per preservare al meglio tutte le caratteristiche delle uve».

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