di Silvia Parcianello
Oggi parliamo di sensazioni, di emozioni, di piacere.
Vista, olfatto, gusto, tatto, udito. La natura non poteva farci regalo più grande. Facciamo esperienza del mondo attraverso i nostri sensi, usandoli uno alla volta o, con risultati decisamente migliori, in gruppo o tutti assieme.
E’ facile capire tutto ciò pensando a gusto e olfatto. Non me ne vogliano le persone anosmiche che, loro malgrado, non percependo alcun odore, perdono gran parte della bontà delle cose. Proviamo a pensare a quando un forte raffreddore rende il nostro naso un mero ornamento (quando va bene) per il nostro viso e anche se ci avviciniamo a un Camembert rimaniamo indifferenti. Quasi non mangeremmo, il gusto si trova improvvisamente smarrito, vuoto.
Facile anche con vista e gusto o olfatto. E’ un dato di fatto che i piatti belli sembrano anche più buoni. Grazie alla miriade di trasmissioni televisive, show cooking e corsi di cucina oggi ogni appassionato è diventato anche un maestro della presentazione… impiattare, un verbo nuovo, sconosciuto alle nostre nonne che, peraltro, cucinavano benissimo.

L’apparenza conta, e molto. Un risotto buttato nel piatto come se stessimo ridipingendo la parete del salotto non è la stessa cosa di una presentazione perfettamente sformata dal coppapasta e decorata con erbe edibili. I brutti ma buoni sono lì a fare bella testimonianza di tutto ciò, quasi si scusano di essere brutti, rugosi, di forma irregolare, promettendo, già nel nome, di deliziare il palato.
Anche il tatto è facile da abbinare a gusto, olfatto e vista. Pensiamo alla consistenza dei cibi, caratteristica importantissima. La croccantezza delle patatine è ciò che le fa diventare una droga per noi umani, lo snap del cioccolato fondente che si spezza, la boule di una celebre cioccolateria che tanto successo deve alla consistenza “scioglievole” piuttosto che alla bontà del cioccolato. Quante volte in un tasting enologico un vino viene definito setoso, il tannino vellutato, termini che richiamano il tatto, non certo il gusto. Il Franciacorta dal perlage più elegante si chiama Saten, che guarda un po’ fa venire in mente il satin, una stoffa morbidissima.

Più difficile è pensare all’udito come a una forma di amplificazione degli altri sensi. Vero è che quando ceniamo una musica di sottofondo più o meno piacevole c’è sempre, vero anche che la musica molto spesso accompagna qualsiasi attività della nostra vita, come se temessimo il silenzio. Vero anche che siamo talmente abituati al sottofondo, rumoroso o musicale che sia, che ce ne accorgiamo solo quando ci infastidisce. Tutto ciò ha poco a che fare con la potenza sensoriale della musica.

Vengo al dunque. Parliamo di vino, finalmente.
Ho l’impressione che ogni vino che degustiamo possa essere accompagnato da una melodia che ne esalta la percezione. Esattamente come avviene con gli altri sensi.
Ora, non ho alcuna intenzione di aggiungere all’analisi sensoriale di un vino la ricerca della corretta musica da degustazione. Dico però che la dolcezza di una melodia al pianoforte, che magari parte in sordina per continuare in un elegante ed emozionante crescendo possa essere accostato a un rosso bordolese, austero all’assaggio ma che mano a mano si fa intenso, lungo, persistente, vellutato, setoso (!).

E il contrabbasso?
Un calice di Brunello di Montalcino sembrerebbe ancora più elegante e intenso in sua compagnia.

Potrei andare avanti a lungo con le fanta-degustazioni sensoriali ma non intendo farlo perché ognuno di noi saprebbe farlo al meglio per se stesso e perchè è un giochino divertente. Il mio vorrebbe essere solo un invito a scovare la giusta melodia da degustazione, che molto probabilmente sarà diversa per ciascuno di noi visto che poche cose sono emotivamente evocative come la musica.
Tutto questo per raccontarvi che il pezzo che state leggendo è stato manoscritto in quel di Valdobbiadene, cantina Fasol Menin, mentre la tromba di Fabrizio Bosso e il pianoforte di Dario Carnovale, accompagnati da Simone Serafini al contrabbasso e da Luca Colussi alla batteria, regalavano emozioni ai presenti.
Sempre più cantine si accostano a eventi di divulgazione artistica. Da queste parti la chiamano arte collinare: musica e concerti nella splendida cornice delle colline del Conegliano Valdobbiadene

Prosecco Superiore.
Dopo il concerto non manca la degustazione… Prosecco extra-dry, brut, colfondo, accompagnato da salumi e formaggi tipici della zona. Assaggio il colfondo, categoria di Prosecco che non rientra nella Docg ma esprime al meglio il carattere di queste colline.

Forme d’arte diverse che solleticano i nostri sensi. Che lo spettacolo continui.
LINKS
www.fasolmenin.com
www.fabriziobosso.eu
www.dariocarnovale.it
www.bluesinvilla.com