di Marina Ciancaglini

 Può un evento che parla di vino come identità, zonazione, coerenza, farsi spazio in una piazza dispersiva e inflazionata di manifestazioni, come quella romana? Evidentemente sì, vistopurosangue-08 che Sangiovese Purosangue, rassegna nata proprio a Roma, inizialmente dedicata a Montalcino e poi allargata anche all’area chiantigiana, è giunta – il 25-26 gennaio scorso – alla quinta edizione, includendo circa un centinaio di aziende provenienti da tutta la Toscana, dall’ Emilia Romagna e dall’Umbria. Sempre snocciolando un po’ di numeri, i visitatori che hanno visitato i banchi di assaggio, all’interno del Radisson Blu Hotel vicino alla stazione di Termini, sono stati circa 400, dal giornalista, all’operatore, all’appassionato ma soprattutto molti amici del vino che si ritrovano.

Frequentando la manifestazione dalla prima edizione, provo a delineare brevemente quelle che, secondo me sono le ragioni principali della riuscita di questo evento che rimane comunque di nicchia e che ha come obiettivo principale veicolare, in modo informale, la cultura del vino.
1. L’ideatore. Davide Bonucci, presidente di Enoclub Siena (Associazione nata da un gruppo di toscani appassionati del vino), ha avviato da diversi anni un progetto di valorizzazione del vitigno autoctono, in particolare sul Sangiovese, del quale ne è un profondo conoscitore.  Si potrebbe definire un “integralista” del Sangiovese e, con determinazione e molta, molta pazienza, negli anni si è conquistato  una buona credibilità nel settore.
2. Il tema. Inutile negare che il vitigno autoctono, del quale il Sangiovese è il rappresentante principale dell’Italia centrale, è al centro di una riscoperta, speriamo non di una moda. Interessante notare come non desti l’interesse solo della stampa di settore ma che possa essere il soggetto di una manifestazione monografica, destinata anche al pubblico. Inoltre – inutile nasconderlo – il Sangiovese, dallo scandalo di Brunellopoli e non solo, ha subito un duro colpo alla sua immagine. Qui, viene recuperato l’aspetto di eticità, anche se con meno “rumore” rispetto ai citati scandali,  che comunque accomuna il lavoro di moltissimi vignaioli e famiglie.
3. Le degustazioni.  Oltre ai banchi di assaggio, Sangiovese Purosangue propone dei seminari, spesso con degustazioni di vecchie annate (in quest’ultima edizione, imperdibili le verticali di Capezzana e Selvapiana, con annate dagli anni ’60), guidate da nomi di tutto rispetto, come Francesco Falcone e il fuoriclasse Armando Castagno.
4. La Selezione. Le aziende sono selezionate da Davide, in base a un criterio, oltre che qualitativo, anche di coerenza stilistica in un determinato territorio.  Il risultato è una mappa geografica di diverse regioni, raccontate da un unico vitigno, che per diversità pedologiche, climatiche, di tecniche agronomiche e di cantina, danno uno spettro assolutamente eterogeneo.  Eterogeneità anche nei nomi, che includono cantine che hanno fatto la storia, come Biondi Santi e Montevertine ad altre realtà, assolutamente sconosciute.

Gli assaggi
Veniamo ai vini degustati (purtroppo solo una parte di quelli presenti). Per una volta ho accuratamente evitato le zone che per me rappresentano i vertici qualitativi, ma per le quali le occasioni di assaggio non mancano, come Montalcino e il Chianti Classico e mi sono diretta verso tutt’altri lidi, con alcune sorprese, soprattutto in termini di rapporto qualità/prezzo.  Una menzione particolare va ai Sangiovese di Romagna, mediamente più rustici rispetto ai toscani, ma rappresentati da un gruppo di piccole aziende che stanno impostando un lavoro di qualità.

Marta Valpiani (Forlì – Cesena) – Rosso Igt 2011
Vino pensato per tutti i giorni, vinificato in acciaio, proveniente da terreni ferrosi. Fresco, con un bel frutto rosso giovane, tannino presente ma non troppo ruvido. Prezzo in enoteca: circa 7 euro.

Terre di Macerato (Imola) – Rhod, Colli di Imola Doc 2011
Azienda giovanissima (nata nel 2004), di neanche 2 ettari, produce questo Sangiovese ottenuto con una lunga macerazione e da una vinificazione in acciaio. E’ un vino profondo, anche se con una buona freschezza, con un tannino leggermente ruvido ma comunque non astringente. Prezzo in enoteca: circa 7 euro.

Podere Palazzo (Cesena) – Augustus Sangiovese Doc Riserva 2009
Vino che affina circa 16-18 mesi in barrique, con una struttura superiore rispetto ai precedenti. Il naso e il gusto si giocano sui frutti rossi, maturi e un po’ di tostatura. Prezzo in enoteca: circa 28 euro.

Castello di Potentino (Monte Amiata, Grosseto) – Sacromonte Montecucco Doc
Da qualche anno seguo con interesse questa azienda di proprietà della famiglia Green, in particolare il loro Montecucco (Denominazione che dovrebbe essere più conosciuta di quello che è), qui assaggiato in più annate. Non vi aspettate un vino maremmano, Sacromonte gioca decisamente sull’eleganza e sui toni floreali. Prezzo in enoteca: circa 15 euro.

purosangue-01Poggio Concezione (Pitigliano) – Fanciôt Igt Maremma Toscana Rosso 2010
Azienda a conduzione biologica, le cui vigne nascono nei terreni tufacei dell’estremo sud della Toscana. Fanciôt (parola di origine piemontese, come la proprietaria, che significa “ragazzino”) viene vinificato con i lievi indigeni. La nota caratteristica è il frutto, con una buona acidità data dai terreni vulcanici. Prezzo in enoteca: circa 25/30 euro.

Istine (Radda in Chianti, Siena) –  Istine Chianti Classico 2009
Avevo detto che non avrei parlato del Chianti Classico ma faccio un’eccezione per questa azienda, in commercio con la II annata, di proprietà di una giovane enologa, Angela Fronti. Certo, l’essere in uno dei comuni più vocati della denominazione aiuta, ma Istine sta venendo fuori, in poco tempo, come un vino estremamente piacevole che punta sulla bevibilità. Prezzo in enoteca: circa 10 euro.

Il Calamaio (Lucca) – Poiana Vino da Tavola 2011
Anche questa è un’azienda giovane, con soli 2 ettari e mezzo. Ha recuperato i vecchi vigneti e si inserisce nell’interessante gruppo di vignaioli lucchesi che producono il vino con metodi naturali. Questo Sangiovese sorprende per eleganza, ricorda nello stile quasi un Rosso di Montalcino. Prezzo in enoteca: circa 10 euro.

Pietro Beconcini (San Miniato, Pisa) – Reciso Toscana Igt 2009
Quella di Pietro Beconcini è una cantina con un po’ più di mezzo secolo di storia, che ha sempre lavorato con vigneti autoctoni della zona di San Miniato. Il progetto più singolare è sicuramente la produzione di un vino prodotto da Tempranillo, proveniente da una vigna ritrovata per caso e probabilmente arrivata dalla Spagna nel ‘700. Ma torniamo al tema Sangiovese. Reciso proviene da 6 piccoli vigneti situati su un crinale, frutto di una selezione massale sui vecchi vigenti di famiglia. Viene vinificato in vasche di cemento e poi affinato per 1/3 in barrique, 1/3 in tonneau e 1/3 in botti da 100 hl per circa 18 mesi. Il risultato è un vino complesso, elegante, uno dei migliori assaggi. Prezzo in enoteca: circa 25 euro.

Cantina Margò (Perugia) –  Margò Umbria Rosso Igt
Conoscevo già i bianchi di Carlo Tabarrini (da non confondere con il Giampaolo Tabarrini di Montefalco), uno dei produttori emergenti più interessanti dell’Umbria e qui ho modo di assaggiare il suo rosso. Purtroppo unica rappresentante di questa regione a Sangiovese Purosangue, Margò può essere considerata, tra le aziende emergenti umbre, una delle più interessanti. Il Sangiovese è forse il meno intrigante tra i suoi vini ma è sicuramente ben fatto e di grande bevibilità. Prezzo in enoteca: circa 10 euro.

Links:
www.vinimartavalpiani.it
www.terredimacerato.it
www.poderepalazzowines.com/it
www.potentino.com
www.poggioconcezione.it
www.istine.it
www.ilcalamaiovini.it
www.pietrobeconcini.com
www.cantinamargo.com