di Silvia Parcianello

Ma poi, cos’è Identità Golose?

Un ritrovo godereccio per gastrofissati? Una fiera delle eccellenze alimentari? Una sfilata di star della cucina? Che cos’aveva in mente Paolo Marchi quando ha ideato questo progetto indovinando quale sarebbe stata la mania collettiva di questi anni?

Identità Golose nasce come Congresso. Sì, avete capito bene: congresso. Sono consapevole che, di solito, pensando ai congressi l’immaginario  va alla medicina, all’economia, al limite alla politica. Invece al Mi.co dall’8  all’11 febbraio 2015 si è parlato di cucina, e per il decimo anno consecutivo. Che poi, non è che ciò che mangiamo sia proprio l’argomento più banale, soprattutto da quando abbiamo la possibilità di scegliere cosa, come e quanto mettere nel piatto.

A ogni modo in un giorno a Identità Golose si fanno molte cose.

  1. Si vede gente. Il mondo degli eno-food- fissati ha i suoi riti e gli adepti si incontrano agli eventi di richiamo. Un po’ come quando sei solito andare a messa a una certa ora e, a forza di vedere sempre le stesse facce, alla fine si attacca bottone.
  2. Si vede gente. Si incontrano tanti amici. Alcune delle persone di cui sopra diventano amici. Come Riccardo Penzo, ideatore del progetto ChePassione, un club di selezionati ristoranti del Veneto che offre speciali promozioni ai soci. Come Andrea Maschio, che ha frequentato il mio stesso liceo ma che ho conosciuto al suo stand Prime Uve un paio di anni fa con in mano una pizza gourmet di Simone Padoan. E che quest’anno mi ha fatto assaggiare la carbonuva, carbonara di Alessandro Pipero sgrassata dal distillato Prime Uve nebulizzato. Speciale.
  3. Si vede gente 2. Gli amici di cui sopra hanno degli amici. Franco Favaretto, chef patron del Ristorante BaccalàDivino di Mestre, guru del baccalà mantecato. Con lui abbiamo assaggiato degli splendidi ravioli ripieni di baccalà mantecato allo stand Molino Quaglia – Petra  preparati dallo chef Marco Valletta.
  4. Si vede gente. Gente famosa tra i gastrofissati. Davide Oldani che prende il caffè, Bruno Barbieri che chiacchiera con gli ospiti allo stand Berlucchi e si presta farsi immortalare con i fan. Davide Scabin che presenzia il bistrot della pasta Monograno Felicetti e serve le sue creazioni. Joe Bastianich e Moreno Cedroni che passeggiano nell’area espositiva.
  5. Si beve bene. Berlucchi, Ferrari, Nino Negri, Ceraudo, Ruinart… continuo?
  6. Si mangia bene. Pallina di foie gras e polvere di cipolle, focaccia Petra 9 con burrata e prosciutto crudo, pasta all’arrabbiata con erbe spontanee a creare la nota piccante. E ancora pomodoro puro di Alce Nero, marronsglacès e cioccolato da Agrimontana, la carbonara di Pipero al Rex che merita di essere citata di nuovo.
  7. Si va a lezione. Siamo pur sempre a un congresso no? La filosofia e le idee di Massimo Bottura: quando buttiamo il cibo significa che ci siamo arresi. La lotta allo spreco e il recupero degli avanzi sono cruciali per il Bottura-pensiero. Forse non ha deciso a caso di chiamare il suo Ristorante “Osteria Francescana”. Sono d’accordo: esistono poche cose fastidiose come buttare il cibo.
  8. Si va a lezione 2. Analisi sensoriale del piccante con Caterina Ceraudo e un viaggio al centro della nduja. Si chiude con dei bottoni di mandorle e nduja in brodo di patata: sorprendenti.
  9. Si va a lezione 3. Mai come quest’anno ci sono stati rappresentanti di tutti i paesi del mondo nelle aule di Identità Golose. Effetto Expo?
  10. Si sconfina al Milano Food & Wine Festival. Dove trovo altri amici tra cui Monica Savio dell’azienda Lis Fadis che ha il folletto dello Schioppettino da presentarmi. Il tempo però è tiranno e devo rimandare questa allegra conoscenza a una visita in cantina.

Una piccola nota in chiusura. Quest’anno il tema di Identità Golose era “una sana intelligenza”. Nell’anno di Expo Milano, un anno in cui il fil rouge del cibo unirà tutto il pianeta siamo consapevoli che niente come una sana intelligenza ci permetterà di produrre cibo in modo sostenibile al fine di poter nutrire tutti noi. Perché al di là delle creazioni artistiche degli chef il cibo è prima di tutto nutrimento e in questo momento storico deve essere buono, sano e sostenibile. E non è un caso se anche le creazioni suddette sono spesso ricavate da materie di recupero, con cotture che preservano le proprietà nutritive o guardano al risparmio delle risorse.

Forse la chiave di tutto è che dobbiamo essere golosi di intelligenza, non solo a tavola.

p.s.  a giudicare dalla moltitudine di incontri fatti, Identità Golose è decisamente un gioioso, goloso, gustoso, ridondante Congresso. Dal latino con-gredi, ovvero, camminare, muovere insieme.

LINKS

www.identitàgolose.it

www.chepassione.eu

www.primeuve.com

www.alessandropipero.com

www.baccaladivino.it

www.marcovalletta.com

www.farinapetra.it

www.felicetti.it

www.osteriafrancescana.it

www.dattilo.it

www.lisfadis.com

 

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A proposito dell'autore

Silvia Parcianello

Silvia Parcianello Trevigiana, capelli rossi e lentiggini, anticonformista per natura, appassionata di cultura. Nei vigneti con i nonni prima di andare a scuola, Sommelier Fisar dal 2010, Docente e Degustatore Ufficiale, collaboratrice Slow Wine. Dal 2012 aiuto a selezionare ristoratori appassionati da inserire nella guida “Ristoranti Che Passione”. Una laurea in giurisprudenza per darmi rigore, una mente curiosa per tenermi viva, in ogni cosa cerco piacere ed emozione. Cibo e vino sono per me cultura, sentimento, nutrimento, passione. Amo i sapori decisi, le grandi acidità e le grandi dolcezze, i piatti tradizionali con pochi artifici, i prodotti di stagione e che esprimono identità del territorio. Si racconta che cucini piuttosto bene, ma solo per chi amo . Se sento il bisogno di nutrire una persona invitandola a cena significa che mi è entrata nel cuore. Nell’era del web e dei social resto legata alle sensazioni, che spero di riuscire a trasmettere con foto e scritti. Perché per me la gioia più grande è emozionare.

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