di Giorgia Costa
gruner-11 L’altra sera, leggendo l’articolo dell’amica friulana Patrizia Pittia, che descriveva il produttore Francesco Josko Gravner “… colui che negli anni novanta ha deciso di compiere un percorso diverso, seguendo il suo istinto, il suo cuore…”, mi si è accesa una lampadina dentro. Per un istante la mente è tornata indietro a due settimane fa, alla degustazione di Gruner Veltliner dell’azienda austriaca di Emmerich Knoll. Non so cosa succede esattamente, ma certe persone, certi luoghi, certi vini sanno mirare dritti al cuore. Il Merano Wine Festival rappresenta un must specie per gli eno-appassionati prettamente professionali o più semplicemente wine lovers e per la sottoscritta è pure l’occasione per dedicarsi un po’ di sano relax. La tranquillità dell’hotel che mi ospita a Lana, la pace del vigneto dinnanzi alla camera, il suono delle campane della Cattedrale del paesino, il sorriso di Alexandra che da anni mi accoglie alla reception, mi aiutano a staccare dai ritmi frenetici del mese di novembre sempre più ricco di degustazioni ed impegni lavorativi. Alla calca delle sale del Kurshaus, preferisco quindi il silenzio ed il clima più rilassato del vicino Hotel delle Terme.

Non nascondo la passione per i
Riesling specie tedeschi ed austriaci. Al Gruner Veltliner, la varietà autoctona più coltivata in Austria, mi sono avvicinata occasionalmente serbandone sempre un interessante ricordo. Quest’anno tra le varie proposte decido di iscrivermi alla verticale di Knoll: dal 1983 al 2012.

Da sempre considerato un riferimento della Wachau (la famosa area vitivinicola sita a 70 km ad ovest di Vienna), Emmerich Knoll si è rivelato essere un uomo dall’aspetto semplice, non di molte parole, ma acuto, deciso e franco … così come i suoi vini. I vigneti della famiglia (15 ettari oggigiorno) coltivati al 45% a Riesling, al 45% a Gruner Veltliner ed il rimanente 10% a Chardonnay, Gelber Muskateller e Traminer, Pinot Noir e Rivaner, sono siti nelle zone top della Wachau: Schutt, Loibenberg, Kellerberg e Kreutles.

Nel 1983 è stata istituita la “Vinea Wachau Nobilis Ditrictus”, l’associazione a difesa delle aziende della Wachau che, sulla base di condizioni climatiche (ed insiti parametri tecnici: contenuto alcolico e minimum must weight) e rispetto di regole di coltivazione e vinificazione, ha suddiviso i vini secchi prodotti in quest’area, in tre diverse categorie: Smaragd (i vini top prodotti nelle zone più soleggiate della Wachau e solo nelle migliori annate, lasciati fermentare fino alla naturale fine del processo fermentativo, imbottigliati con lunghi tappi che riportano l’indicazione dell’annata), Federspiel (speciali solo nelle migliori annate, dalle caratteristiche fruttate) e Steinfeder (quelli più freschi e delicati).

Le annate degustate
sono state: Federspiel 2012 – Smaragd 2012 – Smaragd 2010 – Smaragd 2009 – Smaragd 2008 – Smaragd 2001 – Smaragd 1999 – Smaragd 1997 – Federspiel 1993 – Smaragd 1991 – Beerenauslese 1983.
La verticale mi ha letteralmente entusiasmata, ma non vi voglio annoiare e ho deciso di esternarvi solo le annate che mi sono rimaste (seppur per differenti ragioni) ancora ad oggi nel cuore … quello mio questa volta!
I primi due si riferiscono alla stessa annata, la 2012, ma si riferiscono a due diverse categorie e credo che ben si sposino per capirne, seppur approssimativamente, le intrinseche differenze e conseguenti peculiarità:

Federspiel 2012 – Kreutles
: l’annata è stata molto buona nella Wachau. Al naso si presenta delicato, decisamente floreale con note delicatamente fruttate di pesca. Nasce infatti da zone sabbiose. In bocca si caratterizza per una buona acidità, chiude piacevolmente asciutto. 

Smaragd 2012 – Loibenberg: proviene da un terreno greve, roccioso. Il colore è decisamente più intenso al naso prevale la nota balsamica di pietra focaia (a testimonianza del suolo), minerale e franco. In bocca si rivela più strutturato.

I successivi li ho invece trovati validi a testimonianza delle differenze climatiche tra le due annate. 

Smaragd 2010 – Loibenberg: al naso si sentono le note fruttate, di albicocca; al gusto ecco la nota mielosa e la clorofilla. Rimane bello fragrante, lungo e persistente. Vino elegante con una bella spalla acida.

Smaragd 2009 – Loibenberg: l’annata è stata più calda rispetto alla 2010. Annusandolo, si sente la tipica nota intensa di erba officinale; in bocca risuolta complesso e molto carico. Per la prima volta percepisco la componente alcolica.

Ed ora il mio podio!
Smaragd 2008 – Loibenberg: l’annata si presenta simile alla 2010 quindi fresca. Il Naso è fine e delicato. Note fruttate, pesca bianca. In bocca prevale la nota minerale. Equilibrato, persistente, ottima e ben bilanciata l’acidità. Terzo posto. 

Smaragd 1991 – Loibenberg: Ritrovo tutte le caratteristiche sopra evidenziate e mi sorprende per la sua grintosa giovinezza! Quando si dice “well balanced”… Eccolo! Decisamente equilibrato, pulito, franco. Accattivante. Secondo posto. 

Smaragd 1997 – R. Schutt: l’annata è stata fresca e mi lascio inebriare. Al naso è molto fine e balsamico. Note officinali, a tratti delicatamente mielose. Intrigante e complesso: frutta gialla, note minerali e speziate. In bocca è ricco ma vibrante e vivo. Ottima l’acidità che gli dona notevole lunghezza. Il mio primo posto per la sua eleganza.

Links:
www.vinea-wachau.at
www.knoll.at/
www.austrianwine.com/producers-market/producers/details/betriebe/weingut_knoll-1847/