di Umberto Gambino
Nel variopinto e sempre sorprendente panorama dei vitigni autoctoni ce n’è uno che (come spesso accade) rischiava di scomparire o di finire in disparte. E’ il Gamay (della più ampia famiglia dei Grenache), un vitigno a bacca rossa di origine incerta. Negli ultimi anni, però, i vignaioli sembrano avergli dato maggiore fiducia tanto che questo particolare tipo di uva ha trovato il suo terreno di elezione in aree ben delineate di alcune regioni del nostro Paese (vedi Umbria, Sardegna, Liguria, Veneto e altre).
Mistero, invece, sulle rotte percorse dagli antichi viticoltori che trasportarono le barbatelle alle nostre latitudini. Il Gamay o Grenache che dir si voglia dovrebbe avere un’origine francese (Borgogna), ma pare che nella Penisola sia sbarcato attraverso un passaggio in Spagna e poi in Sardegna. Alcuni storici affermano che a piantare il Gamay sulle rive del Lago Trasimeno (nella verde Umbria) sia stata la famiglia nobile della Corgna che aveva il pallino per la botanica e l’agricoltura. Più o meno nella seconda metà dell’Ottocento. Fra le piante di queste viti scorre in ogni caso sangue blu spagnolo (e anche italiano): Fulvio Alessandro della Corgna sposò all’epoca la nobildonna iberica Eleonora de Mendoza.

Detto delle origini “dinastiche” del vitigno, Il Gamay di cui voglio raccontarvi le skill viticole non va confuso con quello impiantato in Francia nel Beaujolais: il nostro è invece imparentato con la Garnacha spagnola e con la Grenache francese. Rimettendo in ordine nomi e territori, della stessa famiglia genetica dei Grenache fanno perciò parte Il vitigno a bacca rossa Gamay del Trasimeno e i vitigni Tai Rosso (Veneto), Cannonau (Sardegna), Alicante (in piccole aree delimitate, vedi zona di Menfi in Sicilia) e Granaccia (Liguria occidentale).

Del piccolo ma pulsante universo Grenache Italia si è diffusamente parlato (e assaggiato varie tipologie a confronto) a Castiglione del Lago, sulle rive del Trasimeno. Nel corso del seminario organizzato dal Consorzio dei Vini Colli del Trasimeno DOC esperti e appassionati hanno potuto approfondire molti aspetti (anche tecnici) di una tipologia che, a torto, era finita in secondo piano. Nell’area del Lago, in particolare, al Gamay era stata preferita la coltivazione del Sangiovese e degli internazionali Merlot e Cabernet Sauvignon. Da circa cinque anni, l’inversione di tendenza “pro Gamay”.

Il progetto lanciato dal Consorzio Colli del Trasimeno (1151 ettari vitati) punta a riscoprire e migliorare la produzione del vitigno Gamay e farlo diventare il portabandiera dei vini del comprensorio del Lago Trasimeno.

In Umbria si è voluto valorizzare il legame vino di qualità con le peculiarità del territorio e i paesaggi creando sempre un binomio vino-territorio in modo da rendere immediatamente riconoscibili sia la singola zona che il vitigno di riferimento. Per esempio: Sagrantino di Montefalco, Grechetto di Todi, Trebbiano di Spoleto, Ciliegiolo di Amelia e Narni, Gamay del Trasimeno.

A parlare di Gamay e dintorni c’erano, Emanuele Bizzi (presidente del Consorzio Vini Colli del Trasimeno), Davide Bambini, responsabile di zona dei Vivai Cooperativi Rauscedo, Alberto Palliotti, docente di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università di Perugia, e due ospiti francesi: Roger Torreilles e Yves Zier, del Conseil Interprofessionnel del Vins du Roussilon. Presente anche Fernanda Cecchini, assessore all’Agricoltura della Regione Umbria. Il seminario è stato moderato dal brillante giornalista umbro, Jacopo Cossater, penna web illustre del sito Intravino.
Senza addentrarci troppo nel tecnico, ecco cosa è emerso. Il Gamay del Trasimeno è un vitigno che sopporta bene lo stress idrico e supera con disinvoltura i periodi di siccità (come quelli segnati dall’annata 2017), adattandosi bene a diverse condizioni climatiche. E’ un vitigno eclettico, di gestione difficile, dalle rese elevate, dall’acino grosso e dal grappolo compatto. Attualmente in Umbria si confezionano 450 mila bottiglie di vini rossi e rosati a base Gamay (12 le aziende produttrici), ma si punta di passare in pochi anni a circa 800 mila, sempre fra rossi e rosati.
Due gli obiettivi immediati: il Gamay del Trasimeno potrebbe diventare presto DOCG. Almeno queste sono le intenzioni del Consorzio. Nel 2021 si punta ad ospitare sulle rive del Trasimeno la nona edizione del concorso internazionale Grenaches du Monde, un grande concorso riservati ai vini Grenache di tutti i continenti.

Masterclass – Nove Grenache d’Italia a confronto più due francesi

Nel bellissimo palazzo del Duca della Corgna di Castiglione del Lago, la chicca di questo evento è la stata la degustazione comparativa di nove Gamay provenienti da diverse regioni italiane, seguita dagli assaggi di due Gamay francesi.

I Gamay del Trasimeno sono stati presentati dall’enologo e wine maker toscano Lorenzo Landi.

Duca della Corgna – Divina Villa Etichetta Bianca 2016 – DOC Trasimeno Gamay

Gamay in purezza, come tutti gli altri vini italiani in degustazione. Nasce dalle uve raccolte dai viticoltori associati alla cantina cooperativa, dai vigneti di Castiglione del Lago, Paciano e Panicale. Affina in vasche di acciaio e riposa 4-5 mesi in bottiglia. Al primo approccio sembra un pizzico Beaujolais, coi suoi profumi franchi che spaziano dai frutti di bosco, alla resina, dal floreale di rosa a una delicata nota speziata. Il gusto si “incarta” su sé stesso, dimostrandosi davvero “verde” e giovane. Buona freschezza e pochi muscoli.

Duca della Corgna – Divina Villa Etichetta Nera 2015 – DOC Trasimeno Gamay

E’ la versione più evoluta dell’Etichetta Bianca: fa un passaggio di 12 mesi in barrique di rovere francese, seguito da 7 mesi di affinamento in bottiglia. Per l’azienda è una riserva. Completamente diverso dal precedente: qui prevalgono le note balsamiche, di menta, incenso, eucalipto. Emergono poi le spezie e le note di bacche selvagge. Profumi intensi ed eleganti. Sorso freschissimo, ben concentrato, morbido, avvolgente, dai tannini fini. Si beve con soddisfazione e piace davvero.

Madrevite – C’Osa 2016 – DOC Trasimeno Gamay

Da uve Gamay raccolte sulle colline a circa 300 metri di altitudine, affacciate sul lago. Affina 8 mesi in tonneaux francesi e si sente, anche perché è appena imbottigliato. Al naso gioca su tinte floreali e di fruttato rosso (lampone) ben mixate a sentori di vaniglia e cioccolato scuro. In bocca sembra un vino diverso rispetto all’olfatto: è rotondo, corposo, fra tannini morbidi e buona sapidità. Ben bilanciato. Nel calice c’è tutto, ma forse non da bere oggi. Fra sei mesi potrà esprimersi al meglio.

Cantina Dorgali – D53 2013 – DOC Cannonau Classico di Sardegna 

Da uve Cannonau in purezza coltivate nelle campagne di Dorgali. Considerata l’annata (calda) e l’alcol (15%), l’equilibrio di questo vino è perfetto. Vinificazione in acciaio e in tini troncoconici, poi 6 mesi di bottiglia.
Rosso rubino fitto, impenetrabile, profuma di ciliegia in confettura, poi è pepato il giusto con una bella vena balsamica. Il profumo è così intenso che non bisogna avvicinare troppo il calice. Al palato è forte, emana calore, vive del frutto concentrato, di freschezza e tannini ben levigati. Lungo e gustoso come pochi. Gestione ammirevole di un’annata complicata.

Argiolas – Senes 2012 – DOC Cannonau di Sardegna Riserva    

Lo presenta l’enologo Mariano Murru. Prodotto dai vigneti delle tenute Costera a Siurgus Donigala e nelle zone di Serais e Sisini, a circa 200 metri sul livello del mare. Fermentazione malolattica in vasche di cemento vetrificato, affinamento in piccoli fusti di rovere per 12 mesi.
Rosso rubino intenso, all’olfatto è complesso, fine, fra note resinose, erbe officibnali, rabarbaro, liquirizia e (ovviamente) note di mirto. Al gusto spicca la sostanza, ma anche la vivacità del sorso: con tannini di velluto, persistenza, freschezza, equilibrio perfetto. Il migliore della “Grenache family” italiana.

Dal Maso – Montemitorio 2016 – DOC Colli Berici

Questo vino e il successivo sono stati presentati da Giovanni Ponchia (Direttore del Consorzio Vini Colli Berici e Vicenza).
Siamo in Veneto, nel Vicentino, dove la varietà si chiama Tai Rosso. Vigneti coltivati nei comuni di Alonte e Lonigo. Giovane e piacevole, sia al naso che in bocca. Amarena fresca, visciola, arancia rossa. Naso “francesizzante”. Sorso pieno, facile, calorico. La bottiglia finisce presto. Un bel vino jolly, piacevole anche con certi piatti di pesce.

Gianni Tessari – Tai Rosso 2015 – DOC Colli Berici

Da uve raccolte e selezionate nella zona di Sarego, fermenta e vinifica in acciaio e diffonde nel calice delicati profumi di spezie, more e sottobosco. In bocca scorre fresco, robusto, sfoggiando buon tannino e morbidezza assoluta. Da bere subito.

Durin – Granaccia 2016 – DOC Riviera Ligure di Ponente Colline Savonesi

Presentato (questo e il prossimo vino) da Daniele Montebello (presidente Enoteca Regionale della Liguria). Siamo ad Ortovero (Savona), dove il vitigno (allevato ad alberello), si chiama Granaccia. Pensi di assaggiare un vino “non impegnativo”, ma in realtà è una piacevole sorpresa. Ha un naso intenso da cui emergono subito origano, zenzero, capperi, olive in salamoia, e poi mora e melagrana su sfondo salmastro, quasi marino. Inaspettato e vivace! Gusto polposo, intenso, morbido che punta quasi sul dolce. Nel finale ecco di nuovo la frutta rossa (amarena e mirtillo). Affina 12 mesi in botti di rovere. Solo 2000 bottiglie.

Viarzo – Trexenda 2015 – IGT Colline Savonesi

Da uve Granaccia coltivate nei vigneti di Quiliano (Savona). La vinificazione si svolge in vasche di cemento, affinamento 10 mesi in botti di legno da 600 litri. Al naso emergono zenzero, menta, cioccolato scuro, incenso, rosmarino e una componente speziata evidente. Sorso ampio e dritto, avvolgente, di grande freschezza e finezza (non molto strutturato). Tannini fini e bel finale di mora in confettura.

I due Gamay bianchi francesi

Dom Brial – Helios 2016 – AOC Cotes du Roussillon Blanc    

Da uve Grenache Blanc 70% e Roussanne 30% allevate nella regione Languedoc Roussillon. Vinificazione tradizionale in bianco senza fermentazione malolattica. Affinamento in vasca con fecce fini da 4 a 6 mesi, poi invecchiamento in cantine climatizzate.
Giallo paglierino scarico, sa di zafferano, agrumi e un pizzico di sulfureo. In bocca è fresco, sapido, morbido, nel complesso di buona persistenza. Il gusto non è armonico col naso. Molto giovane nel complesso.

Yves Zier

Dom Brial – Rivesaltes Grand Reserve 1999 – AOC Cotes du Roussillon 

E’ questo un vino estatico (quasi da meditazione) frutto di uve Grenache blanc, Grenache Gris e Maccabeu. Il colore ambrato lo fa sembrare, a prima vista, a un Vin Santo ma … lo annusi e scopri nocciole tostate, fichi secchi, sentori fumé e poi una scia di miele di acacia, scorza di agrume candita e mela cotogna. In bocca è dolce ma non troppo, un po’ calorico, morbido, in buon equilibrio. Finale di frutta secca con nota di piacevole ossidazione. Eccellente! Gusto davvero complesso, a metà strada fra un Marsala secco e un Albana Passito. Entrambe le bottiglie sono state presentate da Yves Zier.

Conclusioni

Il gioco delle differenze si può fare: i Gamay dell’Umbria sono profumati, freschi, vivaci e pronti da bere subito (a parte l’Etichetta Nera, ben ammorbidita, senza cedere troppo al legno); i Cannonau sardi mettono in mostra più frutto e concentrazione, sono più caldi, polposi, ben lavorati, con spinta balsamica evidente; la Granaccia ligure è nettamente più salmastra con tinte vegetali piacevoli; i Tai Rosso dal Veneto sono immediati, giovani, dal sorso facile e non banale. Non paragonabili i due bianchi francesi.