di Marina Alaimo
SALA DEGUSTAZIONENella nuova sede del ristorante Markus nel centro storico di San Paolo Belsito (Agro Nolano), lo chef e patròn Maurizio De Riggi ha dedicato una sala alle cene conviviali. Sul tavolo unico ci si incontra e ci si confronta sui vini scelti insieme al produttore: ad ogni vino si abbina un piatto dello chef. Le prime degustazioni sono andate molto bene. Sul lungo tavolo comune si crea una forte empatia accendendo la voglia di sapere ed approfondire. Il secondo wine tasting è stato guidato da me ed ho scelto una cantina che seguo sin dalla nascita: Cantine Lonardo di Taurasi.
La famiglia Lonardo è quella che ha avuto il grande intuito di rilanciare il Grecomusc, piccolo vitigno a bacca bianca, nel regno dell’Aglianico, ormai quasi scomparso e totalmente sconosciuto fuori dal piccolo contesto Taurasino. Devo dire che Sandro Lonardo ha visto lungo nell’ideare il progetto di recupero del piccolo vitigno ormai destinato a scomparire perché poco produttivo e piuttosto capriccioso in vinificazione. E poi, in terra di Aglianico poco importava di tutto il resto. (NdW: Fra l’altro il Grecomusc è stato protagonista del primo reportage pubblicato oltre cinque anni fa questo sito, Wining: c’è un motivo per cui noi siamo particolarmente affezionati a questo vino e vitigno)  

La prima annata in commercio è la 2003: si parte con difficoltà non essendoci esperienza, ma da subito il vino sa suscitare grande interesse per la spiccata personalità. Grecomusc perché la buccia si sviluppa in proporzioni maggiori rispetto alla polpa e nel momento della maturità tende a raggrinzire. Il vitigno è registrato come Rovello bianco: con i progressi raggiunti in questi anni sta facendo molto parlare di sé per il temperamento esuberante e del tutto personale. L’uva da vinificare veniva selezionata delle vecchie piante sparse nei piccoli appezzamenti intorno Taurasi. Si è poi sentita l’esigenza di garantire un futuro concreto al Grecomusc operando una selezione massale delle migliori viti in modo da reimpiantarle in proprio. Le ultime annate sono particolarmente interessanti. Il vino ha raggiunto altissimi livelli di qualità liberandosi totalmente di imprecisioni e sbavature precedenti.

Con la 2013 il Grecomusc sfoggia un colore appena dorato e luminoso. Ha materia avvolgente sia al naso che al palato. I profumi agrumati nei toni di mandarino fanno da ouverture alla mineralità decisa, ai fiori di camomilla e alla mandorla tostata. Il sorso è pieno, lungo, esuberante e ben sostenuto dalla freschezza che lo rende succoso.
Il millesimo 2014 accende grande interesse. E’ un fuoriclasse e la scelta di anticipare di almeno due settimane la vendemmia risulta più che giusta. In effetti il cambiamento climatico in atto ormai da tempo accentua il caldo e la siccità, obbligando ad adottare strategie che garantiscano la qualità dell’uva e del vino. L’inverno caldo ha ridotto a meno della metà la produzione. I risultati nel bicchiere sono comunque straordinari proprio grazie alla scelta di selezionare severamente i grappoli in vendemmia. Mentre l’annata precedente fa pensare al colore giallo, questa rispecchia il bianco nei fiori di piccoli gigli di campo, nel frutto delicato della nespola, ha comunque sfumature agrumate e mantiene il suo carattere minerale sui toni della grafite. Si fa apprezzare soprattutto all’assaggio: importante, profondo, di grande energia nella spinta della freschezza che chiude con lentezza sulle note saline. 
Incuriosisce molto anche l’annata 2015, l’ultima in commercio. Mostra una verve  giovane e vibrante, vuole tempo per distendersi e raccontarsi al meglio. Anche in questo caso la decisione di anticipare i tempi della vendemmia conferisce maggiore precisione ed energia al vino. Più snello rispetto alle precedenti annate, si sofferma sui sentori agrumati e minerali con un elegante tocco di anice stellato e finocchietto selvatico. Conferma al sorso il carattere volitivo del Grecomusc, ruvido, affilato, lunghissimo: sa affascinare con naturalezza.

La piccola azienda Cantine Lonardo è stata raccontata da Antonella Lonardo, figlia di Sandro, e non si poteva non dare spazio anche al Taurasi: Vigne d’Alto ne è una delle massime espressioni. Prende il nome dalla contrada nella quale è situato il piccolo vigneto che giova di un terreno molto sciolto, leggero, con un alto strato di cenere in superficie, arrivato qui nei secoli spinto dalla furia del Vesuvio. Nelle scelte quasi scontate di vinificare in purezza le uve di questo cru e di snellire i vecchi concetti di Taurasi polposo con tannini verdi, qui si fa un grande passo in avanti in termini di qualità ed espressività del vino. Nonostante la giovane età questo Aglianico è già molto piacevole ed interessante. Si mostra trasparente e luminoso nel bicchiere, delinea le tipiche note di ciliegia, cenere e pepe nero dell’Aglianico Taurasino, con una certa eleganza, delicatamente floreale nei colori della viola, e ancora rabarbaro e china.  Il sorso ha temperamento austero ed elegante allo stesso tempo, con tannini decisi e di trama fine, dinamico e ritmato, l’acidità si fa sentire ma è ben calibrata e assestata nel corpo del vino.

Maurizio De Riggi e la sua squadra

Baccalà al vapore, salsa di mais, sedano, pomodoro candito e cappero in fiore

Lo chef Maurizio De Riggi ha abbinato ad ogni vino un suo piatto. La sua cucina giovane nel pensiero e nella tecnica rivela grande entusiasmo, una certa sicurezza e voglia di divertire con leggerezza.
Abbiamo assaggiato:
Chips di alici su maionese di pane e polvere di menta
Vento d’estate: cappelletti con ripieno di patate e porro, morsetti di triglia, uova di trota e fonduta di Vento d’Estate.
Pesce salato: baccalà al vapore, salsa di mais, sedano, pomodoro candito e cappero in fiore.
Culatello di Cimitile Macellaio Cittadino e Tuma persa.

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