5-copertina-libro-gravner-3872x2675(U.G.) “Oggi si fa il tempo, oggi si fa il vino: non c’è più tempo, c’è tutto il tempo. Sono i giorni in cui il frutto abbandona la pianta, e piange il suo nettare. Sono fatti della stessa materia, ma hanno diversa sostanza: la macchina lavora con testarda determinazione, pigia e serra, l’acino si arrende e rilascia il suo succo, ma ancora non l’abbandona. Ecco il tempo che fugge, anzi è fuggito. La giornata si è compiuta, il marmo e sbozzato: ora l’uomo deve solo eliminare quello che c’è in più per liberare l’essenza del vino. Che è già fatto, pronto, realizzato in potenza e in sostanza al tempo della vigna. Il cuore del vino è nascosto nel mosto. L’uomo lo cerca e lo ascolta, in silenzio”.

E’ un passo del libro “Coltivare il vino”, scritto da Stefano Caffarri, in cui si racconta l’opera in vigna  e in cantina di Josko Gravner, viticoltore di Oslavia (Gorizia). Più che un semplice libro, il piccolo ed efficace volume (68 pagine) è un omaggio al modo di pensare rigoroso ed estremo di Josko, conosciuto in Italia e nel mondo come il padre dei vini prodotti in anfora con lunghe macerazioni sulle bucce.

Un libro che esprime perfettamente, attraverso parole e immagini (bellissime e potenti le foto in bianco nero di Alvise Barsanti) l’essenza, il cuore, la filosofia produttiva di Josko e della sua azienda. Se lo scopo era quello di far conoscere l’uomo Gravner e cosa c’è davvero dietro e dentro i suoi vini, l’obiettivo è stato centrato in pieno. Pur non essendo mai stato ad Oslavia (ma sul nostro Wining ne abbiamo già parlato nel novembre 2013 in questo approfondito reportage), sfogliando e leggendo le pagine, scritte in tre lingue (italiano, inglese e sloveno) era come se mi trovassi davvero accanto al vignaiolo, tra i filari, in cantina o anche a a bere i suoi vini davvero “diversi” dal convenzionale.2-josko-gravner-foto-a-barsanti

Il libro è frutto di un lavoro di oltre otto mesi fra fotografie e visite in azienda. E’ uscito un anno fa, in contemporanea con l’annata 2007 dei vini di Gravner. ma valeva la pena leggerlo e parlarne anche oggi. Un’annata molto particolare, la 2007, perché è la prima che il produttore di Oslavia ha fatto affinare per ben  sette anni prima di farla uscire sul mercato. Per Gravner il numero sette ha un significato magico, che ritorna spesso nella sua vita. Ma è anche un intervallo di tempo che permette ai suoi vini di esprimere al meglio il proprio carattere, di parlare di lui, del suo modo di vedere, vivere e coltivare la terra. Traspare anche la sofferenza, il dubbio che ritorna, il trauma per i danni al vigneto dovuti alla grandinata del ’96. E poi la riflessione, il rimettersi in gioco, con umiltà e determinazione, attraverso i viaggi in California e poi nella decisiva Georgia, là dove la vite è nata. Oggi tutto ruota attorno al titolo del volumetto che sintetizza l’inizio e la fine del lavoro del vignaiolo: coltivare il vino.
E c’è la dedica del cuore in apertura del libro, per il caro figlio Miha.
Un volumetto snello, immediato e pure profondo, intimo, rivelatore. Da non perdere, da leggere, da conservare in libreria.

Gravner – Coltivare il vino (Stefanno Caffarri, foto di Alvise Barsanti), editore Cucchiaio d’Argento. Prezzo: 19 euro

(credits foto titolo: M. Frullani)

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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