di Silvia Parcianello
L’Italia è un paese focoso, questo è risaputo. Quale sia il motivo del temperamento degli italiani andrebbe studiato per bene: saranno gli anni di storia alle spalle,  tutti i popoli che sono passati per lo stivale, la cucina mediterranea e il sole, l’influsso del mare e quello della terra. Terra? Si, in Italia la terra è focosa. Ne sanno qualcosa gli abitanti di Pompei che nel 71 d.C. sono stati travolti dalla furia del Vesuvio. O i catanesi che periodicamente vedono illuminarsi “a muntagna”. O gli abitanti dei colli Veneti che vivono in terre di formazioni geologiche antiche di 40 milioni di anni.

Il nostro bel Paese è percorso, da Nord a Sud, da una spina dorsale vulcanica: non è dimostrato che influenzi il carattere della gente ma è indubbio che caratterizzi la produzione enologica.

Questo il filo conduttore 2016 della ormai tradizionale degustazione organizzata da Fisar in Rosa in occasione del Vinitaly. Luisella Rubin, coordinatrice nazionale Fisar in Rosa, ha radunato sei grandi donne produttrici di sei grandi vini che al vulcano devono tutto, o quasi, il loro carattere.

Anna Cardin, Miglior Sommelier Fisar 2015, ha accompagnato i fortunati presenti in una degustazione sensoriale appassionata e ricca di calore e professionalità. Per coloro che non hanno trovato spazio in sala, molti in realtà, spero di metterci una pezza io con questo racconto. Consapevole che nulla sarà in confronto alla prova sensoriale.

10-IMG-20160414-WA0001Vigna Lapillo – Lacryma Christi del Vesuvio Doc Bianco 2014, Sorrentino Vini: cominciamo questo giro dell’Italia vulcanica con un pezzo di paradiso. Quello che Lucifero ha rubato quando è stato cacciato e che è ricaduto nel Golfo di Napoli. Dalle lacrime di Cristo nel vederlo sono nate le viti che ammantano le pendici del Vesuvio assieme agli alberi da frutto. In questo paesaggio davanti al mar Tirreno, da uve Coda di Volpe e Falanghina, ha origine il vino presentatoci da Benny Sorrentino. Giallo paglierino luminoso nel calice, al naso sprigiona aromi di mela cotogna, limone e pera, intrecciati a pietra focaia. Quasi una fotografia dei vigneti che abitano il vulcano assieme ai frutteti. Dopo pochi minuti emergono la nota floreale di ginestra e una salinità prepotente. Il sorso si conferma molto sapido e persistente, con chiusura balsamica e citrina, di estrema pulizia, al limite dello spigoloso. Lo vorrei con una pasta al ragù di pesce.

Calvarino – Soave Classico Doc 2013, Pieropan: piccolo Calvario, così si chiama il vigneto difficile da raggiungere, quello che nel 1972 per primo fu definito cru da Veronelli. Teresita Pieropan racconta con emozione della passione del marito per i vitigni autoctoni che ha sempre voluto salvaguardare. 70% Garganega e 30% Trebbiano di Soave per un giallo paglierino con riflessi verdolini, dal profumo di pietra focaia e vegetale fresco. Dopo qualche minuto si fa strada la frutta esotica, calda, ananas maturo, poi vaniglia. Al palato è molto sapido, e non è un caso in quanto la zona di Soave un tempo era… mare. Fin di bocca di frutta secca, nocciola, mandorla. Durante tutto l’anno sono un’amante dei risotti, in questa stagione adoro gli asparagi. Quindi? Risotto con gli asparagi. Abbinamento ostico ma Calvarino non deluderebbe.

11-IMG-20160414-WA0002A’ Puddara – Etna Doc Bianco 2013, Tenuta di Fessina: territorio estremo, vigneti tra le “sciare”, le colate laviche dell’Etna, a 900 metri di altitudine, microclima selvaggio con le temperature diurne vicine ai 40°C che precipitano a 15°C la notte. Non è un caso che l’Etna sia la fucina di Efesto, dio della guerra. Il Carricante poi è un vitigno strano, viene solo in territori come questo, al di fuori dell’Etna non ne vuol sapere. Come sarà un vino con queste premesse? Nel calice giallo verdolino, colore che preannuncia stilettate di acidità. Al naso è verticale, citrino, nervoso, salmastro , balsamico, menta, salvia e iodio. Il sorso è freschissimo, irruento e persistente, lascia la bocca perfettamente pulita e pronta a un altro boccone di cibo. Fin di bocca elegante e vanigliato. Che cibo? Il sushi saprebbe domarlo. O forse lui saprebbe tener testa al sapido umami del sushi.

Rotondo – Aglianico del Vulture Doc 2011, Paternoster: siamo alle pendici del Vulture, vulcano spento, terra di Lucania. Il vitigno è il principe dei vini del sud Italia, l’Aglianico,  interpretato in chiave più moderna nel vino presentato da Anna Paternoster. Il colore è quello di un rubino, vivido, prezioso. Al naso spiccano piccoli frutti di bosco immersi in una spremuta di arancia sanguinella, poi vaniglia ed erbe balsamiche, tabacco e polvere. Il sorso è molto sapido ma perfettamente bilanciato dalla morbidezza, scalpitante ma equilibrato, con un fin di bocca elegante in cui emergono note terrose e floreali. Arrosto di agnello e peperoni cruschi.

Etichetta Bronzo – Falerno del Massico Doc Rosso 2010, Masseria Felicia: vino antichissimo il Falerno, caro agli antichi Romani, deve al nome al vecchio Falerno che accolse il dio Bacco nella sua casa sul Monte Massico e questi per gratitudine fece nascere le viti. Maria Felicia Brini ci porta un vino rosso rubino intenso il cui profumo avrebbe inebriato il dio Bacco e magari gli antichi Romani avrebbero evitato di affumicarlo, com’era loro usanza. Dolce, cioccolato, budino di frutti di bosco. E poi ancora, balsamico, liquirizia e genziana. Al palato è avvolgente e pungente, con una sapidità accentuata e un tannino presente ma morbido, persistente di liquirizia e cacao. Da assaporare con caciocavallo podolico e la compagnia del dio Bacco.

15-IMG-20160414-WA0006Torcolato 2011 – Maculan: qui è proprio il caso di dirlo: dulcis in fundo. Maria Vittoria Maculan ci offre il Torcolato di Breganze, un vino dolce ma teso, da uva Vespaiola appassita sui “torcoi” fino alla metà di gennaio. Una macchia d’oro nel calice, del colore del sole al tramonto. Al naso salgono note di tè rosso, albicocca disidratata, datteri, arancia candita, acqua di rose, tanto da ricordare un’esotica baklava. In bocca è un’esplosione equilibrata, dolcezza e sapidità si fondono per avvolgere le papille. Togliamoci dalla testa che i vini dolci siano cose solo per donne ma il Torcolato è sensuale come solo una donna saprebbe esserlo. Proprio per questo consiglierei un abbinamento forte, un gorgonzola piccante, per estrarre il massimo godimento. 03-20160410_123043

Chiudo questo viaggio nell’Italia vulcanica con un doveroso ringraziamento a Luisella Rubin, organizzatrice e deus ex machina di Fisar in Rosa, a Gladys Torres Urday, moderatrice dell’evento, alle sommelier Fisar che hanno curato il servizio in modo impeccabile, Nadia Salvador, Lisa Dal Lago, Maria Luisa Sessolo e Cristina Palatron, a Chiara Ronchiato, supervisore affinchè tutto andasse per il meglio. E un grazie anche a Filippo Franchini, vicepresidente Fisar, unico uomo fra tante donne, che ha introdotto la degustazione e se ne è lasciato conquistare.

LINK

www.fisar.org
www.sorrentinovini.com
www.pieropan.it
www.tenutadifessina.com
www.paternostervini.it
www.masseriafelicia.com
www.maculan.net
www.vinitaly.com