di Marina Alaimo “Acino Ebbro”
“Life is a bubble”
è lo slogan delle Vigne di Alice, uno dei migliori produttori di Prosecco metodo classico. Parole indovinatissime per associare la fragilità della vita e la necessità essenziale di leggerezza al piacere delle bollicine. Quelle poche ore della notte del 31 dicembre vengono caricate di aspettative, speranze, del desiderio di lasciarsi tutto alle spalle e di divertirsi stappando bottiglie di spumante come se non ci fosse un domani.

Questa tipologia di vini è l’emblema della festività che chiude l’anno in corso e vede nascere quello nuovo, accolto con grandi festeggiamenti e bagordi di ogni tipo. Oggi il mercato del vino offre tantissime proposte e finalmente la gente si interroga sulla scelta e vuole essere raccontata la storia di quella bottiglia, del suo produttore e del territorio che la caratterizza. Almeno in questa occasione beviamo bollicine a tutto pasto divertendoci a pensare l’abbinamento con ogni piatto. Spesso si pesca tra le etichette del cuore, aprendo i cassetti della memoria e delle emozioni. Ed è proprio quello che voglio fare.

In apertura stappo una bollicina figlia del freddo, che si fatica la vita in un territorio difficile, ma non ostile. Glacier Pas Dosé 2014 metodo classico Valle d’Aosta Blanc de Morgex et de La Salle. Il vitigno è il Prie blanc biotipo Blanc de Morgex: nasce dalle pergole basse, bassissime, a 1.200 metri di altitudine sulle Alpi Graie, sul massiccio del monte Bianco. Viene fermentato in botti grandi di larice e di rovere, piacevolissimo ed elegante sia al naso che al palato e colpisce il fatto che una cooperativa di vigneron riesca a fare così bene. Tende al dorato nel bicchiere, è avvolgente nei sentori di mela, di gelso bianco, gesso, cremoso e fresco, finissimo il perlage che si allunga sui toni sapidi. In antipasto può ben accompagnare le ostriche mostrando un carattere rotondo e non spigoloso.

Animante Franciacorta di Barone Pizzini, fra i primissimi produttori del territorio dedicato totalmente alle bollicine metodo classico. E’ sempre più questa etichetta simbolo di piacere e profondità. Sa unire con precisione la coerenza al terroir con l’innovazione ed il rispetto per l’ambiente: nel bicchiere il vino si mostra spinto nella freschezza, ricco, sa di fiori bianchi, di pompelmo ed è ottimale in abbinamento ad un primo di pasta con crostacei.

Franciacorta Dosaggio Zero di Arcari e Danesi se si vuole un vino più affilato, deciso, che sappia tenere insieme esuberanza e finezza. E’ tra le mie bollicina del cuore, ha qualcosa di seducente, sa essere profondo e leggiadro allo stesso tempo, forse perché c’è molta competenza nelle mani di chi gli dà vita. Il sorso si mostra quasi etereo, finissimo, un po’ ruvido, e anche questo non mi dispiace affatto. Mi ricorda molto le parole di una canzone di Battiato che adoro: “Vivere non è difficile potendo poi rinascere, cambierei molte cose un po’ di leggerezza e immaginazione”.

Tornando a Life is a Bubble, Le Vigne di Alice sono un punto di riferimento nell’idea di Prosecco di altissima qualità e finezza. Angelo pas dosè metodo classico, ha nerbo e complessità per la presenza del Pinot nero all’85%, poi Marzemina bianca e Bischera per il restante 15% danno voce alla memoria storica del territorio. Sboccatura dopo 42 mesi, ricco nei profumi e all’assaggio, possiamo sceglierlo con un secondo di pesce, ma soprattutto è d’obbligo dedicare un pensiero a Cinzia Canzian e Pierfrancesca Bonicelli, due donne che hanno saputo introdurre importanti novità nel territorio del vino italiano più conosciuto e venduto all’estero, con il pallino fisso della qualità e della leggerezza. Il pieno equilibrio ci consente di berlo a tutto pasto per il cenone che vede protagonista soprattutto la cucina di mare.

Non possono mancare le bollicine rosé, e in questo caso uno dei territori di riferimento è Bardolino, storicamente specializzato nella vinificazione in rosa. Siete mai stati a Lazise sul lago di Garda per l’Anteprima Bardolino? No? Peccato. Una delle più belle feste del vino che sa raccontare il territorio di produzione con gioia, senza mai annoiare. L’etichetta scelta è il Chiaretto Brut di Costadoro, appunto sulla collina di Costadoro nel cuore della zona classica. La Corvina veronese qui fa proprie la finezza e la sapidità del suolo vulcanico e morenico, il metodo charmat gli conferisce immediatezza, è delicato nei profumi tipici di melagrana e pepe rosa.

Non posso non stappare un brut rosè metodo classico della Puglia, regione che amo moltissimo: Sumarè delle Tenute Rubino ricorda la scelta vincente di Luigi Rubino di rivalutare l’uva Susumaniello e legarla strettamente al territorio brindisino. I filari seguono la costa in contrada Jaddica, appena fuori le mura di Brindisi e sembra quasi vogliano tuffarsi nel mar Jonio. Elegante e versatile, fresco e salmastro. Tra i ricordi più toccanti delle lunghe passeggiate tra i vigneti d’Italia, riemerge l’immagine delle alberate aversane, bellissime da togliere il fiato.

Carlo Numeroso
a Lusciano è stato tra i primi ad impegnarsi per assicurare un futuro alla fragilissima esistenza dell’Asprinio di Aversa, rivalutando le amatissime bollicine qui prodotte. La freschezza è il carattere che prevale nel suo Asprinio di Aversa Brut I Borboni e accende la piacevolezza di questo assaggio che affonda le radici in una storia antichissima –  metodo charmat.

Uno dei bianchi di punta della mia regione, la Campania, è il Fiano di Avellino e maestro in questo settore è Ciro Picariello. Imperdibile il suo Brut Contadino, rifermentato in bottiglia, senza sboccatura. Ha tutto il vigore del Fiano di Summonte,, tagliente nella freschezza, una vera chicca.

L’Etna è amatissimo per la bellezza del paesaggio e allo stesso modo lo sono i suoi vini per la loro unicità e il forte timbro territoriale. Come ben sappiamo, la famiglia Benanti ha dato il la alla rinascita enologica etnea e Nobless brut è il loro metodo classico da uve Carricante che consente di apprezzare l’eleganza di questi vini anche in tale circostanza frizzante.

Altro territorio siciliano molto suggestivo e affascinante è il Marsalese dove troviamo l’uva Grillo in posizione dominante. Ariddu si dice da queste parti e DueDei brut pas dosè – creato in edizione limitata da Roberto Tranchida – con le sue bollicine metodo classico riporta un po’ della brezza marina di questi luoghi incantevoli, memori di una storia vitivinicola imponente ai tempi felici del vino Marsala.

Mi piace chiudere leggermente in dolcezza a Capodanno, come a Natale, e certi Moscato d’Asti, con la loro delicata vivacità, lasciano un ricordo indelebile, confermandosi un classico di queste festività, specie in abbinamento al panettone. Ca D’Gal è un artista del settore e Vigna Vecchia è il suo capolavoro, emozionante nei tempi lunghi.

A questo punto carissimi auguri, il nuovo anno sarà migliore solo se lo volete per davvero, con leggerezza e immaginazione.

Ps: per prevenire eventuali polemiche, so bene che il Moscato D’Asti non è uno spumante.