di Sara Vani
D’accordo, parliamo di Champagne. Il nostro Paese è al settimo posto nella classifica dell’export a volume e, volendo, potremmo fare di meglio. Imparare a conoscere e scegliere, oltre alle etichette blasonate di grandi marchi, le tante eccellenze di piccole realtá distribuite sul nostro territorio a prezzi accessibili. E non mi contraddico se affermo che sarebbe un peccato, comunque, rinunciare ai prodotti inossidabili che spesso le grandi Maison regalano, confermando nel tempo il loro valore con quelle bottiglie di pregio a cui gli italiani sono particolarmente legati. No, non sono una “maisonista” convinta, ma nemmeno una paladina dura e pura dei piccoli récultants. Semplicemente, amo gli Champagnes. Tutti (quelli buoni). Questa par condicio del gusto a me cara è ben rappresentata a livello istituzionale dal CIVC, Comité Interprofessionnel du vin de Champagne, che riunisce le Maisons e i Vignerons della Champagne, con ruoli e regole comuni. La grande manifestazione riservata ai professionistiche si è svolta a Firenze, dove non tornava dal 2000, organizzata dal Bureau du Champagne italiano, è un’occasione unica per farsi un’idea trasversale della Denominazione, rappresentata stavolta da 38 Marchi ed oltre 100 cuvées portate dai distributori, veri interlocutori dell’evento, delle Aziende giá presenti sul mercato italiano. Certo, i numeri sono diminuiti rispetto a qualche anno fa, così come le cuvées de prestige in degustazione, ma resta pur sempre una bella vetrina e un’occasione di conoscenza imperdibile.

Arrivo da Roma con il mio amico e compagno di merende Luca Cristaldi. Insieme giriamo come trottole per le sale di Palazzo Borghese, confrontandoci ad ogni bicchiere e provocando senza pudore ma con grazia i distributori più diplomatici. Va detto che i produttori presenti personalmente sono pochi e la maggior parte di coloro che li rappresentano dietro al banco d’assaggio (quindi la distribuzione) non sempre ha la competenza necessaria ad accontentare le esigenze e le curiositá degli addetti ai lavori, parterre privilegiato dell’evento, sempre a caccia di notizie o dati tecnici. Ovvero, assai fastidiosi. Con le dovute eccezioni, che ho avuto la fortuna di incrociare. Comunque tutti, proprio tutti, hanno dimostrato grande disponibilitá. Non potendo arrivare a degustare ogni cuvée, anche a causa della grande affluenza di pubblico, abbiamo avuto un’esperienza limitata e ci siamo soffermati sui millesimati, 2004, 2005 ed in particolar modo 2006, che promette di diventare nel tempo un’annata da ricordare, ma oggi è generalmente ancora timido. Ecco pochi e per me significativi assaggi, raccontati come mi piace fare, buttando qua e lá indizi che vadano oltre la semplice descrizione organolettica.

G.H. Mumm, Brut millesimé 2006. 68% Pinot noir, il resto Chardonnay. Giá assaggiato in anteprima a Reims in Maison, nello scorso luglio, mi colpisce nuovamente e forse anche di più per la sua chiarezza, pulizia, finezza. Il naso è delicatamente speziato, con note agrumate e tostate insieme. All’assaggio una bollicina sottile, quasi da crémant, accompagna la spalla acida che promette grande longevità. Finale di tabacco dolce. Champagne a mio avviso paradigmatico del millesimo, indiscutibilmente elegante, senza la presunzione di ostentare una lunghezza che, per ora, non ha. “L’annata 2006 è davvero interessante, il decorso climatico è stato abbastanza regolare e la pioggia di settembre non ha compromesso i risultati. È un’annata da invecchiamento, molto lenta“, racconta Marco Cenedese, Brand Ambassador della Maison. “Aciditá, freschezza, pulizia, precisione, ben rappresentano la cifra stilistica di Mumm”. Perfetto inizio di giornata.

Paul Goerg, Cuvée Lady 2004. Etienne Godard, Direttore commerciale e marketing della Maison, mi racconta molte cose, anche dello Chef de cave Jean Philippe Moulin (un’istituzione in Champagne, oltretutto a capo dell’ufficio tecnico del CIVC) e di come abbia portato sempre più in alto il livello di qualitá dei vini. Vista la grande disponibilitá di Etienne, gli chiedo sfacciata se, casualmente, abbia occultato da qualche parte la Cuvée Lady, che non vedo tra le etichette esposte. Ed ecco spuntare una bottiglia che generosamente condivide con noi, sorridendo: 85% Chardonnay, 15% Pinot noir, 9 anni sui lieviti, ne vengono prodotte 3.000 bottiglie solo nelle ottime annate, da vigne di 40 anni su 10 parcelle differenti. Il naso è subito speciale, la bocca elegante. Senza dubbio lo champagne più raffinato, il Top di gamma, con un’aciditá importante ma non arrogante, che lo lascia piacevolmente cremoso. Pura sostanza, quasi sospeso nel tempo.

Veuve Clicquot, Vintage 2004. Meno Pinot meunier in assemblage per questa storica etichetta, ora prodotta con il 60% di Pinot noir, 33 di Chardonnay e 7 di Pinot meunier, con uve provenienti da 17 crus diversi, tutti Grands e Premiers Crus. Morbido e accogliente al naso, minerale, fresco e sofisticato all’assaggio. Sbrigativa? Effettivamente, potrei soffermarmi di più sulla sua complessitá olfattiva, descriverne più compiutamente l’eleganza, ma ciò che mi intriga è sentirlo ancora in tutto il palato dopo svariati minuti e accorgermi che richiama inesorabilmente un altro calice e un altro ancora. Questo è un vino che finisce, e presto. Regala il meglio di sè ad una temperatura di servizio non troppo bassa.

Paul Bara, Brut Reserve. 80% Pinot noir, 20% Chardonnay. Paul Bara è specialista in Pinot noir. Il suo Brut Reserve è l’unica eccezione alla sequenza di millesimati, perché ci ha particolarmente convinto. Un gran bel vino. Si fa apprezzare per la persistenza, la sua stuzzicante mineralitá e un frutto polposo, pieno. Ha un’ottima struttura accompagnata da una freschezza che pulisce il palato. Con questa materia e la sua versatilità, senza esagerare in imponenza, vince in bevibilitá e non è cosa da poco (sì lo so, concetto abusato che resta invece fondamentale). Tra i migliori assaggiati oggi nella categoria Brut sans année. A mio avviso, da godere a tutto pasto.

Leclerc Briant, Brut Millesimé 2006. Con Alberto Tassi, in rappresentanza del distributore, assaggiamo questo Blanc de Noirs 70% Pinot noir e 30% Pinot meunier, prodotto con uve provenienti dai premiers crus di Châtillon sur Marne, Verneuil, Hautvillers e Cumières. Alberto ci racconta del lavoro in biodinamica della Maison, che valuta “il 2006 giá pronto da godere e di buon equilibrio, anche se si prevede meno longevo di quanto ci si aspetti dall’annata”. Ogni produttore fa storia a sé. Le prime note a rivelarsi sono pera, mela, frutta esotica matura. L’assaggio è pieno. In ingresso riempie tutto il palato con la sua freschezza minerale, si allarga in bocca con la sua polpa. Pecca un tantino in persistenza come molti dei 2006 assaggiati. Può dare belle soddisfazioni in abbinamento e non solo con aperitivi sostanziosi.

Drappier, Grande Sendrée 2005. Una cuvée de prestige 55% Pinot noir e 45 Chardonnay, non filtrata, che degustiamo insieme ad Alessandro Rossi, per il distributore, e Claudia Bondi, Ambasciatrice dello Champagne per l’Italia. Al naso ci accoglie con note di frutta secca e piccoli frutti da sottobosco. In bocca è profondo, di grande struttura, tattile, rivendicando il suo essere prima di tutto un vino e un prodotto dell’Aube, l’area più a sud della Denominazione Champagne, dove il Pinot noir si esprime con un’attitudine molto più borgognona che champenoise. Alessandro ci racconta che “il mercato parigino determina uno stile e oggi ama questo gusto”. Leggiadria e potenza, eleganza e struttura: un gioco che stuzzica la voglia di conoscerlo meglio, anche a tavola.

Collard – Picard, Cuvée Prestige Essentiel 2006. Prima annata in commercio dell’ultimo nato in casa Collard-Picard, il pioniere della produzione di Pinot meunier in purezza. Pas dosé, 50% Chardonnay di Le Mesnil sur Oger, 25% Pinot meunier di Villers-sous-Châtillon, 25% Pinot noir di Vertus. Il Domaine è frutto di un’unione matrimoniale che ha portato in dote due piccole eccellenze, Collard e Picard, dando vita negli anni ’90 ad un’Azienda molto all’avanguardia, nonostante le ridotte dimensioni (120.000 bottiglie all’anno), nel rigoroso lavoro di pulizia e precisione sia in vigna che in cantina. Il naso nel calice è immediatamente catturato dai profumi generosi che si aprono su note tostate, quasi fumé. All’assaggio, la sua freschezza diverte, annunciando un lunghissimo invecchiamento come l’annata vorrebbe. Pur essendo un non dosato, regala a sorpresa rotonditá e morbidezza.

Chiudo questo breve diario di degustazione con due menzioni speciali. Comtes de Dampierre, Family Reserve 2005, un Blanc de Blancs tra i migliori assaggiati in questa occasione, che merita il racconto in un prossimo approfondito reportage del mio ultimo viaggio in Champagne, durante il quale ho visitato la Maison. Infine Perrier – Jouët, Belle Epoque 2006. Un vino generoso, di quell’eleganza che racconta giá adesso un equilibrio innegabile. Grande classico, grande classe.

Links:
www.champagne.it
www.champagne.fr

G.H. Mumm è distribuito da Pernod Ricard Italia S.p.A. www.pernod-ricard-italia.com
Paul Goerg è distribuito da Ruffino S.r.l. www.ruffino.it
Veuve Clicquot è distribuito da Moët Hennessy Italia S.p.A. www.moethennessy.it
Paul Bara è distribuito da Bolis S.r.l. www.bolisvini.it
Leclerc Briant è distribuito da Bottazzi 1957 www.bottazzi1957.com
Drappier è distribuito da Partesa S.r.l. www.partesa.it
Collard – Picard è distribuito da Cecchi S.r.l. cecchi.net/vini/cecchi-distribuzioni-italia
Comtes de Dampierre è distribuito da L’Or Divin di Christian Zanardi
Perrier – Jouët è distribuito da Marchesi Antinori S.p.A. www.antinori.it

 

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A proposito dell'autore

Anche Wining ha il suo "wine advocate". Avvocato civilista di professione, sommelier eno-reporter per smisurato amore. Folgorata da un colpo di fulmine in Piemonte, 13 anni fa un calice di Barbaresco ha messo fine alla mia precedente vita da finta astemia. Non potevo che diventare sommelier Ais. La mia bruciante passione cresce poi con le bollicine, specialmente lo Champagne, per il quale ho un noto debole e che cerco di comunicare divulgando la sua cultura. Come ogni storia sentimentale destinata a durare nel tempo, l'innamoramento per il vino si é consolidato in un grande Amore, al quale ho dedicato anche la mia attivitá di degustatrice per la Guida Vinibuoni d'Italia del Touring. Proprio lí incrocio Umberto Gambino. Il resto é storia. Wining é il "luogo" dove posso raccontare la mia curiositá, le emozioni, le storie che rendono speciale il vino e chi lo fa, il tutto condito dal sorriso alla vita che mi contraddistingue e col quale cerco di farmi perdonare i ritardi redazionali che Umberto sopporta! Forse perché sono stata la prima a battezzare tutte noi... le sue Wining's Angels

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