di Daniela De Morgex
La leggenda narra che la figlia del re dei Franchi Clodomiro, la principessa Gàvia, fuggì dal padre che le impediva di coronare il suo sogno d’amore con un giovane cavaliere, giungendo a rifugiarsi tra le colline, in un borgo che da lei poi prese il nome, mentre il vitigno di zona venne chiamato Cortese in omaggio alla estrema gentilezza della ragazza.

Questo per far intendere che il Cortese di Gavi affonda le sue origini in tempi molto lontani, nel Medioevo: risale infatti al 972 il primo documento storico che ne testimonia la produzione.

La zona del Gavi è un territorio collinare, fra boschi e castelli dei nobili genovesi che qui venivano per la caccia.  A 30 km dal mare in linea d’aria, questa terra risente delle brezze del mar Ligure e delle forti escursioni termiche dovute agli Appennini, di una bella esposizione e luminosità, di suoli marnoso-calcarei e argillosi: tutto ciò costituisce il terroir di questo grande bianco del nord.

Parliamo di un vino di confine, piemontese per collocazione geografica ma ligure per storia e tradizione.

Il legame fra questa terra e la città di Genova si perpetua tutt’oggi nella cucina del territorio: il Gavi è infatti un vino bianco adatto al pesce, oltre a piatti tipici piemontesi come i ravioli di Gavi, che si usa servire “a culo nudo” ovvero sul tovagliolo di lino senza alcun condimento.

E’ una DOCG prodotta esclusivamente da uve Cortese. E’ asciutto, fresco, elegante, di grande mineralità. Giallo paglierino dai riflessi verdognoli, un’olfattiva di fiori e frutta fresca, con note di agrumi e spiccata mandorla amara.

Ma non è affatto un bianco leggero e difatti così viene trattato.

Ha una spalla acida decisamente importante (tanto che sono attualmente in commercio le annate 2007, 2008 e 2009) ed è per questo che molti produttori usano fare fermentazione malolattica, ed anche il legno, nel tentativo di smorzarla un poco.

E’ un vino che possiede grandi sfumature fra gli 11 comuni di produzione a causa della variabilità dei suoli, con terre rosse originate dalla ferrettizzazione della ghiaia, e terre bianche nella zona a sud, con marne calcareo-argillose di origine marina.

Risulta inoltre molto adatto alla spumantizzazione, per la quale rimane anche 60 mesi sulle fecce fini. Non ha prescrizioni di invecchiamento da disciplinare e attualmente sono solo tre le aziende che ne producono Riserva.

La sommelier Roberta Lanero, che collabora col Consorzio Tutela del Gavi, nel corso di un interessante degustazione tenutasi presso la sede della Fisar delegazione di Roma, lo scorso 10 maggio, ha raccontato della ETICHETTA ISTITUZIONALE del Consorzio Gavi : ogni anno , con selezione alla cieca, viene scelta una bottiglia (contenente tutte, e soltanto, le caratteristiche tipiche del Gavi) che vada a rappresentarlo nel mondo per l’annata in corso in tutte quelle situazioni in cui non potranno essere presenti o rappresentate le varie aziende del territorio. Uno per tutti, tutti per uno…!

In degustazione sono state portate 7 espressioni di questo territorio, oltre ad uno spumante millesimato.

Gli asterischi definiscono le mie preferenze al riguardo.

  • Marchese Luca Spinola – Gavi del comune di Gavi – Carlo 2018

Zona a nord, terre chiare. Acciaio, 3 mesi di batonnage sulle fecce fini.

  • La Chiara – Gavi del comune di Gavi – La Chiara 2018

Terreno calcareo-argilloso. Acciaio, 4 mesi sulle fecce fini.

  • Produttori del Gavi – Gavi del comune di Gavi – Maddalena 2018 **

Terreno calcareo-tufaceo .  Acciaio, 5 mesi sulle fecce fini.

 

  • Azienda Broglia – Gavi del comune di Gavi La Meirana 2018 ***

Terreno argilloso- marnoso. Acciaio

  • Magda Petrini – Gavi del comune di Gavi Ad Lunam 2018

Terreno marnoso compatto. Acciaio.

  • Guido Natalino – Gavi del comune di Gavi La Caplana 2018 ***

Terreno bianco argilloso. Acciaio per 5 mesi.

  • La Mesma- Gavi Riserva – Vigna della Rovere Verde 2016

Terreno marnoso medio/alto impasto. Cemento, poi 6 mesi in acciaio e 6 mesi in bottiglia.

  • La Mesma – Gavi spumante metodo classico 2011 **

Terreno medio impasto. Acciaio. 60 mesi sui lieviti.

Chi vorrà, nell’ultimo weekend di maggio, potrà partecipare, a Gavi, all’evento Gavi for Arts – organizzato dal Consorzio di Tutela del Gavi – con iniziative volte alla valorizzazione del grande Bianco piemontese, dedicate ad arte, cultura e natura in associazione all’enologia ed alle filiere agroalimentari del territorio.