Andrea Ferraioli_e_Marisa_Cuomodi Germana Grasso

“Questa è cultura!”, mi dice Andrea Ferraioli, imprenditore del vino, mentre mostra i vigneti abbarbicati alla roccia frastagliata di Furore, splendida comunità montana della costiera amalfitana. Qui con fatica si coltiva Ripoli, Ginestra, Fenile, Aglianico. Si strappa la terra alla roccia dolomitica e calcarea ed al mare, si raccoglie a mano e si trasporta ancora a dorso di mulo. Qui, tra filari di viti aggrappati ai terrazzamenti, davanti ad un panorama da mozzare il fiato, tra il cielo azzurro ed il mare blu nasce il Costa d’Amalfi Doc Furore Bianco Fiorduva delle Cantine Marisa Cuomo, uno dei migliori vini campani. Un vino dal colore giallo carico con riflessi dorati, dal naso complesso di fiori di ginestra e frutta esotica. Al sorso è fresco, piacevole, con sentori di albicocca, uva passa e frutta candita. È un vino che non stanca, da gustare e gustare nuovamente.
Andrea Ferraioli è nato qui ed ha voluto investire nella sua terra, ha assorbito la passione per la vite dalla sua famiglia, che dagli anni Quaranta del Novecento produce vini e di cui è rimasta traccia nel “Gran Furor” del marchio aziendale. Negli anni Ottanta la svolta: sposa Marisa Cuomo, liquida i parenti e dedica alla moglie i suoi vini.
Mi piace pensare che in ogni sorso di Costa d’Amalfi Doc c’è una grande storia d’amore per una donna e per la propria terra, ci sono le radici di una famiglia che prosegue in Raffaele e Dora, i figli di Andrea e Marisa, c’è la caparbietà, la fatica, la conoscenza canalizzata dal professore Luigi Moio, c’è la tecnologia applicata al vino, ma soprattutto c’è una visionaria idea imprenditoriale.

“Qui c’è poco spazio”, afferma Andrea, mentre mi accompagna nel tour della sua azienda. La mancanza di spazio è infatti una piaga per i coltivatori della zona e non solo. In costiera è sufficiente che l’autista di un autobus calibri male la sterzata per bloccare il traffico per ore. Quindi, lo spazio bisogna inventarlo. Così, grazie ad un’intuizione, nasce la cantina di Marisa Cuomo, “un sogno”, come la chiama Andrea. Sfruttando la possibilità della legge Tonioli di scavare nella roccia per la costruzione dei parcheggi interrati, Andrea Ferraioli chiede i permessi e crea la sua cantina.
Vi si accede da due porte sui cui sono incise le tappe importanti della carriera vitivinicola della famiglia: il 1942, data della prima etichetta di Gran Furor ed il 1983, data in cui nasce l’azienda Marisa Cuomo. All’interno della roccia scavata, il vino riposa in botti su stalli di legno e pietre del Vesuvio, appositamente commissionate. Le barriques di legno di rovere Tronçais lavorano in ambiente all’ottanta per cento di umidità, grazie all’uso di deumidificatori industriali che mantengono il grado di umidità costante. Con le dovute differenze, questa cantina ricorda le grotte della Champagne.
Ad aprile 2007 è stata acquistata una macchina  per l’imbottigliamento all’avanguardia, modificata per occupare solo lo spazio strettamente necessario. “La particolarità di questa macchina sta nel fatto che riduce al minimo la perdita degli aromi – dice Ferraioli – il vino non viene a contatto con altro materiale che non sia l’acciaio, per cui non devo utilizzare prodotti chimici per lavare o sterilizzare la macchina, che è automaticamente risciacquata varie volte e sterilizzata con vapore a 98 gradi. Questo fa sì che il vino sia trattato seriamente, anche nell’ultima fase, quella dell’imbottigliamento, che è la più critica”.
La superficie dell’azienda Marisa Cuomo conta tre ettari e mezzo di terra messa a coltura, non sufficienti per far fronte alla richiesta. Così Andrea Ferraioli decide di acquistare l’uva dai produttori della zona: cinquantuno piccoli conferitori che fanno parte della cooperativa agricola a cui capo c’è l’azienda Marisa Cuomo. Immaginate che dentro ogni calice di Costa d’Amalfi ci sia l’uva di quasi tutta Furore.  “Nel mese di marzo ho messo su una cooperativa agricola di produzione e lavoro – spiega Andrea – la cooperativa prende in gestione tutte quelle vigne che sono in abbandono. Rivalorizziamo il territorio, restaurando le vigne centenarie, lasciando quei ceppi che hanno resistito alla siccità e al degrado”.
Per ovviare alle difficoltà della raccolta Andrea ha in progetto un sistema di monorotaie.  “In questa zona con pendenza del 50-60%, è difficile operare, anche perché molte aree sono male servite persino dalle strade, per cui sto cercando di attrezzare il territorio con un sistema di monorotaie. Abbiamo già impiantato una monorotaia che c’è stata regalata dalla Comunità montana. Certo, è da tutelare la bellezza paesaggistica, ma senza queste attrezzature complementari si andrebbe verso il degrado e l’abbandono. Inoltre le monorotaie potrebbero aprire il territorio al turismo vitivinicolo ed è un’opportunità da non sottovalutare”.
Quando Andrea Ferraioli parla del suo lavoro, comunica passione e trasporto. “Quello che produciamo non è il miglior vino che possiamo fare”. Allora possiamo aspettarci di più dalla vostra cantina? Magari potremmo degustare un nuovo vino?, chiedo incuriosita. “Sono contrario a fare nuovi vini –  risponde – dciamo che il  nostro territorio è peculiare: per la vicinanza del mare e per la caratteristica del suolo calcareo, qui c’è un patrimonio ampelografico originale ed unico che è il nostro punto di forza”. Mentre passeggiamo tra le viti a strapiombo sulle onde, il sole tramonta, nell’aria si annusa la brezza che viene dal mare. Saluto Marisa e Andrea, convinta di essermi lasciata alle spalle un pezzo di aspro paradiso.
Link: www.marisacuomo.com