di Marilena Barbera
Catania è bianca e nera, è putrida e sublime. E’ mare che riluce e pietra che ricopre, nera di lava nerofumo, fertile madre che sgorga dalla montagna.
Se Palermo è il rosso e oro della Cuba e degli Eremiti, opulenta di mollezze e lenta di gesti e languida di accenti, Catania è ombra e luce, contrasto e chiaroscuro, anima fremente della Sicilia che guarda ad 

fud-22Est. Levantina, avida di commerci e ribollente di idee. Si sperimenta da sempre a Catania: nella musica e nelle arti, nella ricerca di soluzioni, nell’affermazione perentoria di un’urgenza di vivere che sconfigga l’imponderabile minaccia del vulcano che incombe. Soluzioni alla crisi, di questi tempi, la crisi che intristisce ed affatica e altrove svuota le piazze, le strade e i ritrovi.
Qui a Catania no: senti la vita che scorre, senti le idee che si coagulano e si fanno sogni e poi progetti, e profumano di nuovo e di energia.
Come FUD, la nuova buona idea che tira la gente fuori di casa e la mette in fila sullo stretto marciapiede a Santa Filomena per delle mezz’ore ad aspettare uno sgabello, un angolo al tavolo comune, un posto in piedi al bancone. A metà tra il fast food dei McQualcosa e il cibo di strada che più siciliano non si può, semplicemente FUD.

Entri e ti segni in lista, che di liste d’attesa per mangiare da quanto tempo è che non se ne vedono più, e aspetti la tua mezz’ora personale sbirciando tra gli scaffali lisci di legno chiaro pieni stipati di leccornìe, prodotti della terra e del mare, tutti a marchio FUD. Andrea Graziano riesce dove altri falliscono, o magari non ci hanno nemmeno pensato: mettere insieme contadini e vignaioli e birrai e casari e allevatori, tutti insieme a fare quello che ciascuno sa fare meglio e appiccicarci sopra la stessa etichetta. Quelli bravi dicono sinergia, integrazione di filiera.
Funziona eccome, anche perché i prodotti sono buoni, eccome. Li puoi comprare e portarteli a casa, ed è la bottega. Oppure li mangi al tavolo comune, dove non ci sono le posate perche “a noi piace mangiare con le mani”. La lavagna dice IUS IOR ANDS, in un inglese maccheronico che rifà il verso ai jazzisti nostrani degli anni cinquanta, che suonavano da dio ma non ne sapevano un’acca d’inglese, e masticavano le parole e le storpiavano, ma c’era la musica a spiegare tutto, e si capivano lo stesso.

fud-18Qui a FUD si gioca con le parole come col cibo, si mescolano ingredienti nostrani e cotture americane, ricette mediorientali e birre di quaggiù, si scherza col vicino di sgabello, ci si divide la gamella straboccante di patate e la focaccia ripiena con le olive verdi che occhieggiano tra le chiappe di pomodoro e il ragusano filante.
L’am-burger (senz’acca ovviamente) è cis o fisc o bec, che di certo non sta per becon perché nel panino di bacon non ce n’era, ma c’era il guanciale di maialino nero dei Nebrodi che si scioglieva in bocca. Ci sono anche gli oddog e i che bab, che a questo giro non sono riuscita a provare perché i centosettanta grammi di carne di manzo e vitello orgogliosamente siciliani sono stati abbastanza impegnativi, per la mia prima volta.
Di certo comunque non sarà una lunga attesa.

Dove ho mangiato:
FUD Bottega Sicula, Via Santa Filomena 35, 95129 Catania – Tel. (+39) 095 715.3518 – www.fudcatania.it
Colonna sonora: 
Carmen Consoli, Il Sultano (Della Kianca), Stato di Necessità, Cyclope/Polydor, 2000. 

 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

A proposito dell'autore

Marilena Barbera

Da bambina sognavo la carriera diplomatica, ma dopo la Laurea in diritto internazionale a Firenze ed un Master tributario a Verona il richiamo della mia Sicilia è stato più forte, tanto da riportarmi a casa dopo quindici anni di studio e di lavoro. Tornata a Menfi, mi sono tuffata a capofitto nell'azienda vinicola della mia famiglia, occupandomi inizialmente delle vendite e del marketing sia in Italia che, soprattutto, all'estero, riuscendo così ad assecondare la mia grande passione per i viaggi e per le culture lontane. Stando in cantina a tempo pieno mi sono poi perdutamente innamorata del vino: dapprima in punta di piedi, negli ultimi anni con sempre maggiore dedizione. Fare il vino, metterci le mani la testa e il cuore mi ha permesso di scoprire una dimensione che è fatta soprattutto di sperimentazione, nella ricerca di una sintesi tra la splendida natura che mi circonda e la mia aspirazione a interpretarne l'essenza.

Post correlati