di Michela Pierallini
slorossi-4Sono qui che guardo il mio foglio bianco e mi trovo veramente imbarazzata. Oggi ho volato in lungo e in largo con la fantasia, tra un calice di vino e l’altro, e ora non so proprio da che parte cominciare a scrivere. Di solito quando non abbiamo argomenti, si parla del meteo. Allora: stamattina sono partita con il sole ma quando sono arrivata a Venezia, ha iniziato a piovere. No, certamente poco interessante. Tutti d’accordo che sono già arrivata all’Hotel Monaco & Grand Canal e ho il bicchiere pronto in mano! Affascinata dalla splendida location scelta per “Gradito l’abito rosso”, faccio un giro ricognitivo per finire nella sala Vallaresso dove mi aspetta la degustazione dei vini sloveni, presentati da Aurora Endrici, donna del vino e della comunicazione nonché organizzatrice dell’evento. Non conosco questi vini perciò li aspetto con trepidazione, sono curiosa e non vedo l’ora di incontrarli.
Apre le danze il Vina Kras Teran Prestige 2009 e scopro che la parola “carso” deriva dal latino pietra, che la zona del Carso è, infatti, ricca di pietre e la terra è rossa perché piena di minerali e ferro. Imparo che il Terrano e il Refosco sono la stessa pianta ma si definisce Terrano il vino nato da terra rossa e Refosco quello nato da terra bianca. Acidità e aromaticità sono le caratteristiche dei vini del Carso ed è giusto che sia così, il Terrano è buono per questo, anche se non incontra il gusto di tutti. Il mio l’ha centrato in pieno, amore a primo sorso! E mi ritrovo a Vinci, nei campi incolti intorno alla casa dove sono cresciuta, corro come una forsennata, ho le guance rosse e i capelli spettinati. Mi fermo quando vedo un bambino che sta strappando fiori senza nessun motivo. Dispettoso! Mi avvicino e lo prendo per mano, ci sediamo sull’erba e gli racconto una storia. Spiccata acidità, ricchezza polifenolica e alcolicità contenuta fanno di questo Terrano un vino vibrante e speciale. Incuriosisce il colore più scarico del secondo vino ma è presto spiegato, è il Pinot Nero Selekcija 2008 di Simčič Marjan. Porto il bicchiere al naso, lo assaggio e mi ci specchio. Lo stesso produttore traduce, parlando, la mia sensazione: “Questo vino è come una donna in un vestito rosso, ha grande carattere con eleganza e femminilità”. Bevo questo pinot noir così rispettato nelle sue peculiarità e mi ritrovo a passeggiare in un roseto in fiore. E’ giorno da poco, sento gli uccellini fischiettare sugli alberi tutt’intorno e il profumo delle rose che sto accarezzando m’inebria di serenità. Indosso un abito di seta rosso e in mano ho un piccolo cestino pieno di fragoline appena colte.

E’ la volta del MonteMoro Refošk aMorus 2008. A differenza dell’Istria croata che presenta terra sia bianca sia rossa, l’Istria slovena ha solo terra bianca e la maggior parte è argilla, Ponca, in lingua originale. Questo Refosco è nato su terra bianca e la sua vinificazione è particolare perché avviene interamente in legno per ottenere un vino molto concentrato. Il risultato voluto è sicuramente ottenuto! Il colore è bellissimo e sono buoni i profumi. In bocca mi sorprende perché è denso, quasi come se grappoli di uva e more di bosco fossero stati messi insieme nel frullatore per ottenere una purea succosa. Aprirei una bottiglia di questo Refosco a cena con gli amici, in una serata che può non avere fine, proprio come la sua persistenza. Pietanze dai sapori forti, gusti intensi, il pane fatto in casa e tanta convivialità. Guerila Cuba 2008 è il primo uvaggio che beviamo. 80% di Merlot e 20% di Barbera. Barbera?? Sono abituata a collocarla in Piemonte, non mi aspettavo di trovarla qui e invece è un vitigno molto diffuso tra i rossi della zona, che comprendono oltre 60 varietà nella Valle del Vipava. “Matura meglio del cabernet, è ottimale l’esposizione a sud e apporta freschezza ai nostri uvaggi” ci spiega il produttore. Sento che è un vino ben fatto, con profumi particolari, insoliti, forse di grafite. Sono a scuola, con indosso il mio grembiulino a quadrettini rosa, la maestra parla ma io non l’ascolto. Ho l’astuccio pieno di matite colorate e lapis e sto guardando fuori dalla finestra. Coloro gli alberi che ho appena disegnato. Klet Brda Merlot Bagueri 2007 è l’ultimo vino in degustazione. Il colore è bellissimo e di certo non mostra gli anni che ha. E’ minerale, fruttato, armonioso e ha un grande corpo, un bel corpo. “E’ un vino che può durare 10, 20 anche 30 anni. Il vino del 1962 è ancora in buone condizioni” ci dice il produttore. Sono sorpresa da questo Merlot, non mi aspettavo che potesse avere una tale intensità e complessità. Mi arrivano al naso, e confermati in bocca, sapori di frutti rossi, cioccolato e spezie, e uno scialle di lana merinos e seta, fatto a mano dalla vecchia signora che lavora sulla sua sedia a dondolo, mi copre le spalle in un caldo abbraccio. Vini sinceri, impavidi, audaci, freschi e nello stesso tempo caldi, puliti, profumati e rispettati. Prima di andare via ripercorro la degustazione dal primo all’ultimo calice insieme all’amica Annie Martin Stefanatto, Sommelier Indépendant, e insieme notiamo come il terroir sia il filo conduttore di tutti questi vitigni così diversi. Scrivo le mie ultime considerazioni e mi preparo per un altro viaggio. Sono pronta per andare in Friuli Venezia Giulia, di là dalla porta.
Fine prima parte – continua

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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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