di Umberto Gambino
Una brezza leggera smuove le fronde dei lecci, delle querce, degli alberi di castagno. Gli uccelli svolazzano liberi cinguettando. L’erba schiacciata dai nostri passi. E il respiro che si percepisce nitido mentre ci si insinua tra i filari di Malvasia puntinata già gonfi di chicchi ben maturi. Tutt’intorno il bosco che cinge gli ettari vitati e gli occhi che incontrano le mura dell’antico convento seicentesco. E’ l’atmosfera irreale, quasi fuori dal tempo, che si respira passeggiando per le terre dell’Eremo Tuscolano . Eppure siamo a una manciata di chilometri dal caos di Roma. E la Capitale è là, proprio sotto di noi: la si vede immensa, quasi per intero, dalla sommità del Monte Tuscolo, 560 metri d’altitudine, orientando lo sguardo dal piccolo belvedere che supporta una croce in ferro. Si scorge anche l’autostrada con le auto che sfrecciano a due passi, ma – per fortuna – non si sentono.

Al di là dell’approccio poetico e molto sereno, Eremo Tuscolano è una realtà vitivinicola giovane e coraggiosa. Titolare, ideatore e propulsore è Mario Masini, “un politico (anzi ex) prestato al vino”. E’ nipote di Pietro Campilli, ministro democristiano degli anni ’70, nato a Frascati: a quest’ultimo si deve il riconoscimento della Doc Frascati nel 1966 (fra le prime in Italia) mentre il buon Mario (buon sangue non mente) è stato propulsore del recente “upgrade” (nel 2011) alla Docg Frascati Superiore.

Oggi Mario Masini, ricalcando gli insegnamenti del nonno materno, e abbandonata la carriera politica, si dedica con cuore e passione alle vigne e al vino. Il legame con la sua terra d’origine c’è e si vede nei gesti che compie controllando lo stato di maturazione delle uve (la visita è di metà ottobre, poco prima della vendemmia).

Siamo nel territorio comunale di Monte Porzio Catone, uno dei cosiddetti Castelli Romani, a Sud di Roma. Mario ha affittato otto ettari di terra quasi incolta o coltivata ad ortaggi nella proprietà dei monaci eremiti Camaldolesi di  Monte Corona, un’Ordine antichissimo che segue una regola molto rigida: basti pensare che alle donne non è consentito l’ingresso nei locali  del convento.
I vigneti, gli oliveti e il bosco che circondano l’Eremo formano una sorta di recinzione naturale alla casa di clausura dove gli undici frati camaldolesi coronesi seguono in modo rigoroso l’obbedienza alla regola di San Benedetto: la vita fraterna, la preghiera, la separazione dal mondo, la lettura dei testi sacri, il silenzio e la meditazione.

Nel 2000, Masini ha ottenuto – non senza difficoltà – dai monaci la concessione e l’usufrutto della terra che circonda l’eremo per poter coltivare i vitigni tipici del Frascati Docg: Malvasia puntinata del Lazio, Malvasia di Candia, Trebbiano giallo Trebbiano toscano, Bombino bianco. Ma le prime barbatelle sono state piantate nel 2008, prima è stato necessario ripulire il terreno e il bosco circostante. La prima vendemmia è del 2011, ma la prima annata commercializzata è la 2012. Mario Masini ha preso la decisione coraggiosa di produrre una sola tipologia, un solo vino, ma fatto bene: un Frascati Superiore Docg Eremo Tuscolano.

La tipologia della terra è adatta a questo tipo di coltivazioni: è soffice, sabbiosa, non calcarea, ricca di minerali. Quest’area in una precedente era geologica era l’antico cratere del vulcano: il Monte Tuscolo.  Le viti sono allevate a cordone speronato, ma alte da terra, in modo da evitare l’assalto degli animali.

In particolare, il Tuscolo è noto per essere sede degli scavi archeologici di Tusculum, antica città pre-romana, romana e medioevale, oltre che luogo privilegiato di estrazione della pietra sperone del Tuscolo. Degli otto ettari totali dell’azienda Valle Vermiglia (si chiama così la società proprietaria di Eremo Tuscolano che ha sede legale a Roma), sei ettari sono vitati e, sparsi in più particelle, quasi incastrati nel bosco che è parte integrante del Parco Regionale dei Castelli Romani.

Ad accompagnarci fra le vigne, insieme a Mario e all’amica e collega Rosanna Ferraro, c’è l’agronomo Massimo Compagno, che cura una per una le piante, mentre consulente e wine maker è Franco Bernabei con il figlio Matteo.  Il simbolo dell’azienda è un Leone in Eremo.

Malvasia puntinata del Lazio

Vini degustati

Cosa c’è di meglio che degustare il Frascati Superiore in un ristorante di Frascati?  Mario Masini ci propone un invito che non si può rifiutare anche perché vogliamo provare l’abbinamento del vino con i piatti della cucina romana.

Alcuni dati tecnici sulla vinificazione. Dopo la vendemmia (seconda metà di ottobre) la fermentazione delle uve avviene per un mese in vasche d’acciaio, poi l’affinamento per almeno sei mesi in bottiglia. . “Di solito – dice Masini – il vino lo mettiamo in commercio appena termina la vendemmia dell’anno dopo”. L’annata 2015 esce sul mercato in questi giorni. La 2014 è stata imbottigliata lo scorso giugno. Il blend di questo Frascati Superiore Docg comprende una percentuale maggiore di Malvasia del Lazio: è circa il 60%. Una scelta drastica, nella direzione della qualità, con l’uva tipica migliore del territorio di Frascati: la Malvasia (puntinata) del Lazio. Poi un 10% di Malvasia di Candia e il restante 30% sono uve di Bombino bianco, Trebbiano giallo e Trebbiano Toscano.

2014
Giallo Paglierino nel calice. Si apre su odori di spezie aromatiche, di pepe bianco e pepe rosa, fiori di gelsomino. Si fa sentire la componente di frutta bianca cangiante fra pera e cedro. Sorso sapido e fresco, corposo ma non troppo, di piacevole rotondità e persistenza con un bel finale di agrumi maturi. Coerente e armonico. Lo abbiniamo con una tipica bruschetta alla porchetta.

 

2015
Naso intenso e fine di pesca gialla, poi sentori  di spezie aromatiche, miele, nocciola e castagno.  Al gusto dimostra intatta e fresca una pienezza di frutto piacevole, avvolgente, progressiva e  finisce con una vivace scia di mandorla che chiude e ravviva il palato. Lo vediamo bene con i rigatoni alla gricia. Un frascati Superiore che parla dal silenzio e convince senza ombra di dubbio.

“Ho voluto cimentarmi con l’essenza vera della mia terra di origine – confessa infine Mario Masini – l’ho voluto fare anche in omaggio al lavoro di mio nonno. Perciò ho deciso di valorizzare una fetta di territorio che altrimenti sarebbe rimasta semi abbandonata. Ho voluto puntare su un solo vino, il più tipico della mia terra, ma con l’obiettivo di farlo bene, al meglio delle mie possibilità. Spero di esserci riuscito”. Noi di Wining siamo convinti di sì!

Info
Eremo Tuscolano – Azienda Agricola Valle Vermiglia
Via Antonio Gramsci 7 – 00197 Roma – Tel. 348 7221073
Ettari vitati: 6; vitigni coltivati: Malvasia del Lazio, Malvasia di Candia, Bombino bianco, Trebbiano toscano, Trebbiano giallo.
Produzione: circa 30.000 bottiglie

www.eremotuscolano.it
aziendaagricola@vallevermiglia.it