di Silvia Parcianello
Amarone. Un vino secco che imita la dolcezza. Quante cose si sono dette e scritte su questo storico vino della Valpolicella. Nato per errore, quando a uno storico vino dolce, il Recioto, è scappata una fermentazione in più e ci si è ritrovati con un elisir che aveva morbidezza e carattere da vendere, ma di zuccheri nemmeno l’ombra.

Nel primo fine settimana di marzo le sommelier Fisar hanno voluto saperne di più e, capitanate da Luisella Rubin, coordinatrice di Fisar in Rosa, si sono regalate una due giorni all’insegna dell’iconico rosso veronese, per scoprirne segreti e interpretazioni, per capirne il territorio, per visitare delle cantine magnifiche come Masi e Zymè.

Al centro di tutto questo una degustazione d’eccezione, moderata dal giornalista e wine teller Gianpaolo Giacobbo, alla presenza di Graziella Cescon, presidente Fisar, di Matilde Poggi, presidente FIVI, di Patrizia Loiola, responsabile Slow Wine Veneto e di Paola Giagulli, presidente del Consorzio del formaggio Monte Veronese.

Protagonisti, sei Amarone presentati dalle rispettive produttrici e due assaggi di Monte Veronese di malga, piccolo presidio Slow Food che comprende solo cinque produttori.

Ora non voglio dilungarmi con i discorsi ormai triti sul fatto che l’Amarone sia un vino di difficile abbinamento, o da meditazione, termine che personalmente non amo. Io credo fermamente che il vino, qualsiasi vino, anche nella sua versione più strutturata, sia creato per il cibo. Ci sono vini che basterebbero a se stessi, certo, ma assieme a un pezzettino di formaggio adeguato sono migliori. E’ un dato di fatto che un vino potente come l’Amarone con il branzino al sale o con piatti di struttura esigua diventi qualcosa di estremamente fastidioso, ma per fortuna la natura ci offre la possibilità di scovare il cibo più adeguato. E spesso è il territorio stesso a fornirci la soluzione quando essa ci sembra difficile da trovare.

Ecco quindi che un formaggio stagionato come il Monte Veronese di malga, dai sapori evoluti, di burro, di erba di montagna e con la giusta piccantezza, si fonde gradevolmente con il carattere forte e fiero dell’Amarone. Senza nemmeno dover mettere una pentola sul fuoco. A confermare che un cavallo selvaggio non può essere condotto da chiunque. Per fortuna.

Amarone della Valpolicella Docg Classico 2013 – Venturini Massimino e Figli: Corvina 70%, Rondinella 25%, Molinara 5% il mix di uve che compone l’Amarone presentatoci dalla giovane  Ilenia Pasetto. Si comincia con un vino dal carattere spiccato, rude, con bouquet di ciliegia fresca, prugna, tabacco, poi ancora cuoio e fiori secchi. Al palato è come un ragazzo adolescente e scapestrato. Ci si aspetta la ciliegia e arriva la liquirizia, ci si aspetta la prugna e invece ecco la nota amaricante del tabacco. Giovane e molto, molto interessante.

Amarone della Valpolicella Docg Classico 2013 – Zenato: 80% Corvina, 10% Rondinella, 10% Oseleta e Croatina, ecco servito l’Amarone di Zenato. Il profumo che sprigiona è floreale, di giacinto soprattutto, per poi aprirsi in un fruttato fresco, fragola e marasca, il tutto arricchito da note di cacao. In confidenza… sembra un “mon chèri”. Il sorso è succoso e sapido di un tannino ben bilanciato, armonicamente fuso con le note olfattive. Una beva in cui la dolcezza permea l’intero percorso di degustazione senza un grammo di zucchero residuo.

“Vaio Armaron” Amarone della Valpolicella Docg Classico 2011 – Masi: particolare questo calice, color rubino con note violacee nonostante i 7 anni ormai sul groppone. Il bouquet è stuzzicante, molte ciliegie, arancia rossa e poi una speziatura dolce con note fumè. Il sorso è verticale e ben bilanciato, cosa non scontata dati i 15% alcol abbondanti. La spalla acida è solida, il fin di bocca di cacao e vaniglia. Sembra voler aggredire il palato ma poi si stempera in un mondo di dolcezza.

“Montefante” Amarone della Valpolicella Docg Classico 2011 – Farina: 45% Corvina, 30% Corvinone, 15% Rondinella, 5% Molinara, 5% Dindarella. Ben cinque uve per un Amarone intenso e frizzante dal bouquet splendido. Mirtillo rosso, cardamomo, prugna, vaniglia, arancia rossa e lavanda. Il sorso è vellutato e il fin di bocca buio, di cacao e caffè. Un pugno con un guanto di velluto, di estrema eleganza.

“Monte Olmi” Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva 2011 – F.lli Tedeschi: il rovere di Slavonia fa il suo dovere nell’affinamento di questo vino, che al naso sprigiona sulle prime note di caffè per poi svelare la marasca, accompagnata da cuoio e tabacco. Bouquet ruvido e affumicato a mascherare poi un sorso eclettico e giovane, sostenuto da una spiccata acidità e un tannino ancora verde, che preannuncia grande potenziale di invecchiamento.

“Calcarole” Amarone della Valpolicella Doc Classico 2008 – Guerrieri Rizzardi: alla fine delle degustazioni scende sempre in campo colui che gioca più duro. Al naso presente profumi evoluti, sciroppo di prugna, rabarbaro, liquirizia e china. E poi noce, frutta secca e datteri, tipiche note dell’appassimento nel pieno della propria maturità. Il sorso è, giocoforza, meno fragrante dei precedenti, con il tannino del tutto smussato, sembra un elisir. Potente, elegante, inebriante.

Chiudo con una nota di servizio. La degustazione è stata condotta dalla bravissima collega Karen Casagrande, e dalla sottoscritta. Non che questo abbia importanza ma è stato un grande onore.

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