I ristoranti giapponesi in Italia sono 458, cioè il 6,60% della ristorazione etnica complessiva (fonte: centro studi Fipe). Ma quanti di questi preparano piatti secondo la vera tradizione nipponica? A Firenze, per esempio, su oltre 50 ristoranti giapponesi solo sei sono autentici. Per contrastare la contraffazione a tavola, una delegazione di Jetro (Japan External Trade Organization, l’Ente governativo giapponese di promozione del commercio con l’estero) ha incontrato i rappresentanti di Fipe, la federazione italiana pubblici esercizi aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia.
Dalla riunione è emerso che le criticità maggiori in questo ambito, come anticipato anche dal presidente Fipe Toscana e vicario nazionale, Aldo Cursano, sono fondamentalmente due: l’approvvigionamento delle materie prime e la garanzia di avere il vero ‘maestro’ di sushi in cucina.
Nel primo caso, la rete di fornitura e soprattutto quella di distribuzione si è dimostrata essere molto carente di operatori e quindi scarsamente competitiva, tanto da dare vita ad una sorta di oligopolio nei fatti. Nel secondo caso, invece, l’insidia maggiore è rappresentata dai cinesi che facilmente riescono a spacciarsi per ristoratori giapponesi, soprattutto se si avvalgono di un’insegna con ideogrammi corretti, proponendo una varietà di pietanze che poco hanno a che fare con le prelibatezze del Sol Levante.
È apparso subito chiaro che una certificazione di autenticità potrebbe diventare una risposta adeguata a questi aspetti di debolezza, anche alla luce dell’esperienza italiana di marchio “Ospitalità” assegnata ai veri ristoranti italiani all’estero su iniziativa di Unioncamere con il sostegno e la partecipazione del Governo italiano. Anzi, l’incontro potrebbe essere il punto di partenza per una reciproca collaborazione da parte dei due paesi nell’ottica della doppia certificazione di autenticità sia per i veri ristoratori giapponesi in Italia, sia per i veri ristoratori italiani in Giappone.
Link: www.fipe.it