di Sara Vani

ponza-01Era destino che prima o poi raccontassi la storia della viticoltura “eroica”delle Antiche Cantine Migliaccio, Azienda condotta da Emanuele Vittorio e sua moglie Luciana Sabino, viticoltori a Ponza. Li conosco da anni e, sin dalla prima volta a Punta Fieno, tutto mi è rimasto nel cuore, persino la fatica di arrivare alla meta. Ci sono due metodi per raggiungere il traguardo: tuffarsi dalla barca e nuotare fino agli scogli, oppure saltare dalla barca direttamente sugli scogli, cercando di non cadere in acqua, per poi inerpicarsi lungo la mulattiera che conduce alle cantine ed ai vigneti. Se chiudo gli occhi e mi concentro sento ancora il profumo d’estate e il vento sulla pelle… “Dai sbrigati Sara, sei sempre l’ultima!”. Ecco, in realtà questa è l’immagine più aderente alla realtà,  meno romantica direi, visto che in salita sono lentissima, pigra, colgo ogni occasione per fermarmi ad ammirare il panorama, rallentando tutta la “cordata”, scambio anche due chiacchiere con i muli che incontriamo, preziosi collaboratori dell’azienda. In discesa invece sono bravissima, velocissima, nessuna pendenza mi spaventa. Arrivati in cima, uno spettacolo mozzafiato sul mare cristallino di Ponza ripaga di ogni sacrificio: qui si stende Punta Fieno. Così, quando il primo giorno a Vinitaly ho incontrato per caso Emanuele e Luciana è stata inevitabile la decisione di tornare ad assaggiare i loro vini, per assaporare i cambiamenti degli ultimi tempi, dopo l’arrivo del nuovo enologo, Vincenzo Mercurio, con loro da un paio d’anni.

XVIII secolo, da Ischia a Ponza
Una viticoltura antichissima, che nasce nel 1734, quella dei Migliaccio, sbarcati a Ponza da Ischia. Racconta Emanuele: Carlo di Borbone colonizzò l’Isola, dando in enfiteusi perpetua a Pietro Migliaccio, mio avo, i terreni del Fieno, dove si coltivarono infatti i vitigni tipici ischitani: Biancolella, Forastera, Falanghina, Piedirosso (Per’ e Palummo), Guarnaccia, Aglianico.” Saltando un po’ di storia, arriviamo a Benedetto Migliaccio, il nonno di Emanuele: anche lui come il nipote era un dentista napoletano che ha impiegato tempo e risorse nel recuperare e riportare agli antichi splendori i terreni e le vigne. Dopo di lui, in tempi più recenti, Emanuele ha fatto più o meno lo stesso lavoro. Durante la pulizia dei terreni per il recupero dei vigneti, sotto i rovi che coprivano le vecchie vigne, sono riemersi alberi da frutta ancora perfettamente integri: alberi di fico e, soprattutto, di mele cotogne. Frutto a rischio di estinzione, la mela cotogna, per sua natura aspra e legnosa, viene ancora usata sull’isola per profumare i cassetti della biancheria, come si faceva una volta.

La ricetta delle “tortanelle”
Ma Emanuele e Luciana hanno riportato in vita l’antica tradizione delle “tortanelle”, dolci tipici della vendemmia a forma di tarallini, preparati ogni anno dalla signora Lucia e serviti alla fine della giornata di lavoro in vigna. Ed ecco la ricetta: il mosto fresco si mette a bollire sul fuoco finchè la metà non evapora. Intanto si impasta la farina con il mosto e si creano i tarallini, che vengono poi cotti nel mosto rimanente, insieme a spicchi di mela cotogna e semi di finocchietto selvatico. Si forma così una specie di sciroppo, che verrà servito con le tortanelle e gli spicchi di mela ammorbiditi, dal profumo intenso e unico. I coniugi Vittorio, col loro lavoro, hanno preservato il territorio nella sua essenza, scegliendo di utilizzare i suoi frutti, opponendosi alla loro sparizione. E in questo modo la cultura e la tradizione del luogo rivivono, si ripristinano usanze antiche che altrimenti andrebbero perdute. Ben fatto!

Le cantine scavate nella rocca di tufo

Al Fieno, dove le cantine sono interamente scavate nella roccia tufacea, troviamo terrazzamenti per 2 ettari vitati circa, sostenuti da muretti a secco, detti parracine. Tra il 1998 ed il 2000 sono stati fatti i nuovi reimpianti: ad oggi quindi esiste un ettaro di viti a piede franco, dove sono sopravvissute quelle di 250 anni fa, con vitigni misti, mentre l’altro ettaro, dove sparsa qua e là c’è ancora qualche pianta antica, vanta barbatelle su piede americano innestate con tralci di vite vecchia di Biancolella di Ponza (non di Ischia). Infatti, uno studio effettuato dall’Istituto sperimentale per l’enologia di Velletri, ora Unità di ricerca per le produzioni enologiche dell’Italia centrale, ha scoperto che la Biancolella si è modificata geneticamente nel tempo, assumendo un DNA differente da quello delle vecchie piante ischitane.

Macchinari trasportati con l’elicottero 

All’inizio dell’avventura la raccolta delle uve era totalmente manuale e la pigiatura fatta con i piedi. Continua Luciana: ”Nel 2004 arrivarono i macchinari ed il cambiamento è coinciso con la razionalizzazione della produzione, la certificazione e la messa a norma della cantina. I macchinari vengono trasportati con l’elicottero. Nei primi anni si imbottigliava direttamente al Fieno e poi si portavano le bottiglie a spalla e col mulo fino giù, poi via mare con la barca, oppure direttamente con l’elicottero.”  Da una ventina d’anni i Vittorio hanno anche la Cantina del Pizzicato, in un’altra zona dell’isola, che fino a due anni fa dava il nome ad un metodo classico chiamato appunto Pizzicato, in versione bianco e rosè, che mi ricordo molto piacevole, e che ora ha ceduto il passo ai loro migliori vini fermi. Il procedimento di vinificazione è completato tutt’ora al Fieno, ma portare le bottiglie vuote dal mare fino su in cima è sempre stata una fatica pazzesca, così adesso il vino si trasporta in contenitori d’acciaio da 500 litri con l’elicottero direttamente al Pizzicato, dove viene imbottigliato. “L’unica strada non ancora tentata è un passaggio sott’acqua!”, conferma ridendo Luciana. Il contadino che da sempre li aiuta è Liberato, detto il “contadino architetto”, un autoctono che ha iniziato all’epoca il recupero dei muretti a secco e dei terreni, e coadiuvato da altri due incredibili personaggi locali, Giustino e Luigino, entrambi più o meno ottantenni, che tutti i giorni salgono al Fieno a lavorare. Sono loro che nella fase della torchiatura si avvalgono ancora oggi dell’antico sistema romano della Pietra Torcia: si utilizza una pietra che, legata ad un palo con un argano, viene usata per pressare le vinacce ed ottenere ancora mosto. Se vi capita di andare ad Ischia, potete ammirare la Pietra Torcia nel museo della famiglia D’Ambra.

La degustazione: il Fieno bianco e il rosato
Ora datemi un calice, comincio a fremere, iniziamo insieme la degustazione dei vini, tutti IGT Lazio. Con la Biancolella di Ponza ed altri vitigni a bacca bianca dell’isola per un 20%, si produce il Fieno di Ponza Bianco. Il 2011 è delicato al naso, rivela note di frutta a polpa bianca e cattura con una spiccata mineralità di fondo, così ad occhi chiusi (letteralmente) posso vedere quel mare di cui all’improvviso provo un po’ di nostalgia. E’ un tratto che ritornerà in ogni assaggio, intendo la mineralità salina e anche la nostalgia, ovviamente. Al primo sorso resta un tantino esile, ma recupera con una sfolgorante acidità che dà freschezza e pulisce il palato, unita a quella mineralità che si avvertiva già al naso, che lo rende un perfetto abbinamento con i piatti di pesce tipici dell’isola. Gran bella bevibilità, immediatezza e buon equilibrio. Il Fieno di Ponza Rosato 2011, a prevalenza di uve Piedirosso e Guernaccia rossa, viene vinificato in bianco, senza macerazione, con un semplice passaggio in pressa e via. Ha un bel colore intenso buccia di cipolla, franco, brillante e trasparente. Il naso è molto floreale pur mantenendo il tratto minerale del bianco ed il sorso è delicato e fresco, regalando quelle sensazioni di frutta rossa croccante già percepite. Si potrebbe dire che non è il vino rosato che ti aspetti. Mi spiega Luciana:“A Ponza non si è mai venduto molto rosato e questo quindi non pretende di essere un vino particolarmente caratterizzato come tale, vuole essere piuttosto un vino piacevole, di facile abbinamento a tavola, con gamberi e crostacei, ad esempio”. Lascia davvero la bocca pulita, con una finezza tutta sua. Mi piace assai.


La degustazione: Vigna Vecchia e Rosso
Luciana ed Emanuele hanno presentato per la prima volta, a Verona, il loro nuovo prodotto: il Fieno di Ponza Vigna Vecchia 2011,
anzi, ribattezzato immediatamente dopo il Vinitaly Biancolella di Ponza, perché prodotto in purezza da uve selezionate delle vigne antiche, quelle a piede franco, con una resa molto bassa e sulle quali dalla vendemmia 2012 si tenterà il biologico. Colore scarico, un naso fine, ricorda il Fieno Bianco, con qualche nota vegetale in più e un richiamo netto alla macchia mediterranea che si attraversa per arrivare su al Fieno. Al primo sorso si capisce subito che vuole essere atteso, che chiede attenzione: infatti la mia pazienza è premiata, ritornano gratificanti e leggiadre mineralità e sapidità saline, in una versione piacevolmente elegante. Mi ha incuriosito. Quando metto il naso nel bicchiere col Fieno di Ponza rosso 2009 lo avverto inizialmente un po’ polveroso. Dopo poco, ecco un profumo intenso di rabarbaro e frutti rossi, a cui si aggiunge una nota speziata ben più che accennata. Certo, i tannini sono un tantino ruvidi e non possiede ancora un corpo sostanzioso, ma l’assaggio regala una bella acidità, quasi infinita. Non dà ancora il meglio di sé, ma si annuncia con un’invidiabile persistenza.

Non c’è che dire, sono piacevolmente sorpresa dall’evoluzione della produzione di Emanuele e Luciana, circa 7-8.000 bottiglie l’anno, vini che colpiscono per la bevibilità unita ad una forte territorialità  che li caratterizza senza renderli “difficili”, che meritano di essere maggiormente conosciuti anche al di fuori dei confini ponzesi, dove per ora hanno il loro mercato principe nei molti ristoranti dell’isola. E dove, dopo le avventure della vendemmia, vinificazione ed imbottigliamento, finalmente godono del confort di una consegna che avviene rigorosamente in taxi!

Azienda Agricola Antiche Cantine Migliaccio, via Pizzicato 9 – 04027 Ponza (LT)
enologo: Vincenzo Mercurio; bottiglie prodotte: circa 8.000 

sito web: www.fienodiponza.com 


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A proposito dell'autore

Anche Wining ha il suo "wine advocate". Avvocato civilista di professione, sommelier eno-reporter per smisurato amore. Folgorata da un colpo di fulmine in Piemonte, 13 anni fa un calice di Barbaresco ha messo fine alla mia precedente vita da finta astemia. Non potevo che diventare sommelier Ais. La mia bruciante passione cresce poi con le bollicine, specialmente lo Champagne, per il quale ho un noto debole e che cerco di comunicare divulgando la sua cultura. Come ogni storia sentimentale destinata a durare nel tempo, l'innamoramento per il vino si é consolidato in un grande Amore, al quale ho dedicato anche la mia attivitá di degustatrice per la Guida Vinibuoni d'Italia del Touring. Proprio lí incrocio Umberto Gambino. Il resto é storia. Wining é il "luogo" dove posso raccontare la mia curiositá, le emozioni, le storie che rendono speciale il vino e chi lo fa, il tutto condito dal sorriso alla vita che mi contraddistingue e col quale cerco di farmi perdonare i ritardi redazionali che Umberto sopporta! Forse perché sono stata la prima a battezzare tutte noi... le sue Wining's Angels

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