di Umberto Gambino
Nonostante la scelta deliberata e consapevole di orientare sui rossi la mia prima partecipazione a  “Campania Stories”, la preoccupazione è stata quella di non voler tralasciare i bianchi che nella viticoltura di questa regione sono l’altra  “faccia” di un successo già notevole (forse più dei rossi), in particolare nell’export, potendo contare su un trio di autoctoni baciati dalla natura: Fiano-Greco-Falanghina. E’ stata un’incursione mirata, la mia, su vini che propongono un connubio felice tra freschezza ed evoluzione. Ho constatato con piacere che non sono poche le aziende campane in grado di lavorare con mano felice su vitigni che sprigionano grande fascino, varietà di profumi, perfetta aderenza al territorio e indubbia capacità di seduzione per tutti i sensi. Vini insomma che non si possono replicare in altre parti dell’Italia e del mondo. Anche se qualche eccezione di grande livello conferma la regola!

Ecco i migliori 10 bianchi degustati nel corso delle visite aziendali gestite perfettamente dagli organizzatori dell’evento, Miriade & Partners.

Cantina dell’Averno – Falanghina  2011
E’ una cantina dai piccoli numeri, sita nell’area vulcanica dei Campi Flegrei. Il vino si apre su note floreali bianche e iodate: queste ultime denotano il chiaro influsso della brezza di mare e del lago d’Averno, sulla Domitiana, poco distante il mare. In bocca struttura, freschezza, sapidità, ricchezza di gusto. Una Falanghina assai tipica e territoriale. Gran vino. 

03-20150302_213010La Sibilla – Cruna del Lago 2009
Un’altra Falanghina dell’area di Cuma e della mitica Sibilla Cumana. Nel calice sa proprio di vulcano, terroso, sabbioso, magmatico, con note floreali di ginestra. Bocca avvolgente, sapida, verticale, fresca, lunga, con finale agrumato. Una Falanghina intensa e garbata. 

Masseria Felicia – Sinopea – Igt  Roccamonfina Bianco 2013
Una Falanghina da Sessa Aurunca nel Casertano e dall’ottimo rapporto qualità prezzo. E’ di una sapidità (salinità pura) debordante e  ricca di frutto con evidenti note di mandarino fresco. Quando la bevi è avvolgente, intensa, equilibrata. Un vino cool, semplice ma efficace. Maria Felicia Brini è la produttrice. Uve che provengono dalla Vigna Ariapetrina, proprio ai piedi del monte Massico, la montagna dedicata fin dai tempi antichi al Falerno. 

Villa Raiano – Fiano 2006
Se ancora qualcuno ha il coraggio di avanzare dubbi sulla longevità di questo vitigno, ebbene questo vino è l’ennesima conferma che quel “qualcuno” ha torto marcio. Frutto dei vigneti di Lapio, Candida e San Michele Serino, color ambra nel calice, questo nettare si apre leggiadro su tinte di frutta esotica, tiglio, erbe e fiori di campo; poi in sequenza ricordi di caramello, miele e liquirizia. Ma è così solo la prima annusata. La seconda, la terza, la quarta sono tutte differenti e con note sempre più sorprendenti: fino alla frutta secca tostata, essiccata, evoluta. Com’è evoluto pienamente il vino. In bocca è lungo, fresco, sapido, di indubbio godimento per il palato. Tanto che il primo sorso chiama inevitabilmente il secondo e via di questo passo.  Un Fiano ammaliante e caleidoscopico! 

Villa Raiano – Contrada Marotta 2013
Greco di Tufo coltivato sulle colline di Montefusco a 670 metri di altitudine. Note di frutta esotica, spezie aromatiche, pepe rosa, salvia. Bocca che avvolge e seduce, grazie a sapidità e freschezza da vendere. Un lieve effetto tannico alla fine del sorso. Chiude bene su tinte minerali e agrumate. 

Villa Raiano – Contrada Marotta 2010
Questo Greco di Tufo mostra tutte le sua potenzialità. Evidente sentore fumé e spiccata mineralità lo fanno sembrare simile a un Riesling renano (e il collega Steffen Maus, di Francoforte, che mi accompagna nella visita annuisce nel suo quasi perfetto italiano), poi frutta fresca di albicocca. Sorso freschissimo, morbido, che avvolge e stupisce ogni volta che lo assaggiamo.  A conclusione di questi assaggi comparati abbiamo la conferma, sul “campo” che il Fiano invecchia meglio del Greco. E Paolo Sibillo, uno dei tre soci contitolare di Villa Raiano, concorda pienamente.

Benito Ferrara – Vigna Cicogna 2013
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Dal paese di Tufo, di questo vino si producono solo 15.000 bottiglie ricavate dalle uve Greco di Tufo coltivate in un vigneto storico, a 500 metri di altitudine. Un appezzamento Cru che ha fatto la fortuna di questa piccola azienda a conduzione familiare. Un mito della viticoltura campana e irpina in particolare. Vinificazione e maturazione tutta in acciaio. Al naso tinte di arancio, cedro, litchi, fiori gialli. Gusto intenso, eccelso, gustoso, minerale, sapido senza strafare, di grande progressione gustativa, lunghissima. Un Greco da urlo e senza debiti!

Benito Ferrara – Fiano 2013
Si produce dai vigneti di Lapio. Sa di mela verde, pesca bianca, timo e nocciola. Scorre morbido, fresco, avvolgente, con qualche emozione meno del Greco. Che è senza dubbio il vino di punta dell’azienda Ferrara. In conclusione? Per Gabriella, figlia del compianto Benito, che con il marito Sergio Ambrosino conduce l’azienda come una terza figlia, “non ci sono dubbi: per noi il Greco è un vino maschile, il Fiano è femminile”.

Caggiano
a Taurasi è senza dubbio una spettacolare cantina-museo fra le più belle d’Italia: in questi cunicoli si può passeggiare fra migliaia di bottiglie a riposo nelle nicchie scavate tra le pareti di pietra. Il fondatore, Antonio Caggiano, fino a un quarto di secolo fa era un bravissimo fotografo. Uomo d’altri tempi, signorile e gentilissimo, mostra orgoglioso I ritratti da lui eseguiti a modelle stupende, scattati in giro per il mondo. Poi si sottopone volentieri (è il contrappasso) ad un suo ritratto (lo vedete nella gallery) con un modernissimo smartphone. Con lui, il figlio Pino, architetto: entusiasta e pronto a far degustare i vini più rappresentativi. Ecco i vini bianchi Top. Del rosso Macchia dei Goti abbiamo già detto. Vedi articolo qui

Antonio Caggiano – Bechar 2010 – Fiano di Avellino Docg
Da Taurasi, contrada Sala. Note di pesca, fiori gialli, balsamico, mentolato, spezie dolci. In bocca  sapidissimo, minerale, molto fresco, avvolgente, morbido, di lunga persistenza. Un vino fashion che trae spunto proprio dalla passione per la fotografia di Antonio Caggiano. L’ennesima dimostrazione della longevità del Fiano.

28-20150305_140054Antonio Caggiano – Devon 2012 – Greco di Tufo
Naso variegato e articolato: menta, albicocca, pesca sciroppata, ananas, spezie dolci, mandorla, poi balsamico. Bocca intensa, persistente, avvolgente, fresca e sapida, molto fine. Un Greco equilibrato, nervoso, non al massimo delle sue capacità evolutive. Ma è un Greco che darà soddisfazioni.

(Qui, qui e qui trovi gli altri articoli su Campania Stories) 


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