di Michela Pierallini
giotto-2 Sono in ritardo, sta piovendo, mi sono anche ghiacciata a stare immobile per ore davanti al pc ma non c’è niente che mi fermi, voglio andare!
Da quel viaggio in treno, di ritorno dalla Biennale del Gusto a Venezia, ho un desiderio già anticipato nel mio ultimo reportage:  intervistare Federico Giotto, enologo, anzi, “earth listener”.
Capisco di trovarmi sulla sua stessa lunghezza d’onda quando lo sento usare parole come “talento”, “qualità”, e “ascolto”. Siamo due persone diverse, con un diverso percorso alle spalle e un diverso obiettivo, accomunate da una piccola grande cosa, la ricerca della Verità con la V maiuscola.
Una ricerca che nasce dal desiderio di comprensione, si esprime attraverso la contemplazione e la bramosia di conoscenza, mai soddisfatta poiché, fortunatamente, dopo ogni passo ne segue un altro e un altro ancora.
La stessa ricerca in due ambiti diversi, lui dei talenti della vite e quindi del vino, io dei talenti dell’anima, tacitata dalla mente umana.

Mi accomodo nel suo ufficio, o studio, salone, non saprei come definirlo visto che è inserito in una casa colonica dalle dimensioni enormi dove le pareti divisorie non arrivano al soffitto, quest’ultimo altissimo e rigorosamente di travi in legno, a vista. Il legno è ovunque, per terra, per aria, anche nel cesto accanto alla stufa. Un edificio restaurato secondo i parametri della bioedilizia che ti accoglie nella sua naturale essenzialità.
Federico: Quali bottiglie ti apro? Quali vini vuoi assaggiare?
Michela: Nessuno, sono venuta qui per intervistare te, mica per bere.
E intanto tiro fuori dalla borsa penna, agenda, registratore e macchina fotografica.
Federico: Ma che fai con tutta quella roba? Dai, beviamo qualcosa e facciamo due chiacchiere.
Michela: Guarda che ti ho chiesto un appuntamento con la chiara intenzione di intervistarti, bisogna che prenda nota di quello che ci diciamo.
Federico: Del nostro dialogo in treno hai ricordi nitidi e non avevi preso appunti, ora cosa cambia? Se la conversazione ti interessa, di sicuro te la ricordi, non hai bisogno di scrivere o registrare niente.
Michela: E’ vero, ma quando ho scritto almeno posso verificare che le cose siano giuste!
Niente da fare, calice pieno e agendina vuota.

In fondo, lui ha ragione. Le parole scorrono e si rincorrono sulle note calde di un “Campi Magri” 
Valpolicella Ripasso DOC Superiore 2010 di Corte Sant’Alda, ampio, profondo, cioccolatoso e speziato.
Parliamo, ci esprimiamo e ci comprendiamo. La crisi d’identità del vino è la stessa crisi che sta attraversando il genere umano. Saltelliamo da un argomento all’altro, soffermandoci su parole che aprono sorgenti di nuove parole.
Conoscenza, Talento, Qualità, Equilibrio, Identità, Verità: per ognuna si potrebbe realizzare un articolo ed è qui che mi prende la smania.
Come si può definire la qualità?
E quando si può dire di un vino che è un grande vino?
Terroir: questa parola è stata spogliata del suo significato originale e ora è pure inflazionata.
Federico: Perché non troviamo una parola diversa?
Michela: Mi inviti a nozze! Federico, scusami, bisogna che ci fermiamo. Abbiamo chiacchierato mezz’ora e mi sembra di poter scrivere un libro. Ho bisogno di pensare al modo giusto per sviluppare questa tua ricchezza eno-filosofica-letteraria. Magari facciamo un reportage a puntate dove coinvolgere i lettori e apriamo il dialogo con quanti avranno voglia di guardare più in profondità, sia nel vino che nel loro Io più silenzioso.
Federico: Va bene, perché non vieni insieme a me, un giorno che vado in giro per vigneti?
Michela: Sono pronta, a che ora si parte?
Beh, cara Michela, che aspetti? 


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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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