di Silvia Parcianello

Onestamente non so perché ho aspettato così tanto. Sono un’istintiva e scrivo di getto, di solito subito dopo aver vissuto un’emozione, ma il 23 marzo, day after di questa bellissima degustazione organizzata da Fisar in Rosa, nel corso dell’ultimo Vinitaly, proprio non mi è venuto. Sarà perché tra Pasqua ed Expo l’appuntamento a Verona è caduto quando fuori faceva ancora freddo, sarà che probabilmente  il taglio che volevo dare a questo reportage non era quello di “cronaca di un evento” e aveva bisogno di affinare un po’ anche nella mia testa.
Con l’estate e le vacanze alle porte, ora mi sembra il momento buono per parlare di giri per l’Italia e di spumanti. Va da sé che per due cose tanto piacevoli ogni momento è buono.

Quando si parla di spumanti l’immaginario collettivo va a Prosecco e Champagne, due prodotti accomunati solo dall’essere ricavati da uve e dall’avere le bollicine. Un’altra opzione che viene in mente è il Franciacorta, spumante metodo classico italiano di grande pregio, spesso paragonato allo Champagne. In questo caso i due prodotti hanno in comune metodo di vinificazione e qualche vitigno. Adesso parliamo, invece, di alcuni parenti stretti di questi ultimi. Parliamo di spumanti metodo classico italiani, non famosi, non chardonnay, pinot noir, pinot bianco o meunier che sia. Vitigni autoctoni. E già, così la faccenda si preannuncia interessante. Pronti per un giretto per l’Italia spumeggiante? Via!

Dubl + Brut millesimato 2011 – Feudi di San Gregorio: il nome sembra dire che c’è un’unione tra due cose, come quando possiamo portare un maglione sia in un verso che nell’altro. Doppia faccia. Si unisce il metodo di rifermentazione classico francese a un vitigno campano, il Greco. Si sa che per poter spumantizzare con risultati pregevoli bisogna che il nostro vino base abbia un’acidità consistente e che per avere queste condizioni nel mezzogiorno d’Italia dobbiamo salire di quota. Siamo in Irpinia, l’escursione termica tra il giorno e la notte è forte e questo fa in modo che il Greco conservi acidità e profumi. Lo spumante mantiene anche il colore dorato tipico del vitigno. Al naso è un tripudio di miele di agrumi, fiori e frutta gialla, con sentori di crosta di pane tipici del metodo di lavorazione. Al palato è fresco, con delicato perlage e finale acidulo. E’ un vino verticale, perfetto per l’aperitivo, elegante nell’accompagnare antipasti di pesce .

09-servizio di AbissiAbissi Portofino Doc 2012 – Bisson: dall’Irpinia passiamo alla Liguria per conoscere un’autentica stranezza. “Abissi” matura negli abissi. Le bottiglie stazionano in gabbie sotto il mare dell’Area Parco Marino di Portofino, più precisamente a Cala degli Inglesi, e dopo 18 mesi, 24 per la riserva, quando vengono ripescate, sembrano uscite dalla saga dei film “Pirati dei Caraibi”, colonizzate da cirripedi e creature marine. Vengono ripulite, messe in commercio e sono delle opere d’arte. Con una premessa del genere, anche se all’interno ci fosse acqua gasata, ne saremmo comunque suggestionati. Invece all’interno c’è una cuvèe di Bianchetta genovese, Vermentino e Scimiscià , dal colore dorato e dalle note mielate e mediterranee. Il perlage esplosivo accentua la sapidità del vino e nel finale sentiamo la mandorla delicata del vermentino. Accostiamolo a un piatto di buridda, chiudiamo gli occhi e degustiamo uno dei mari più belli d’Italia.

Extreme Extra Brut Vallèe d’Aoste Doc 2011 – Cave du Vin Blanc de Morgex et de la Salle: dal fondo del mare alla vetta d’Italia. Restiamo a ovest ma andiamo in cima al Monte Bianco per conoscere il Priè Blanc, vitigno a piede franco della Valle d’Aosta. E’ scontato dire che siamo davanti a uno di quei casi di viticoltura eroica, di alta montagna, lo dice anche il nome: Extreme. Assaggiamo l’extra brut, solo 4 g/l di residuo zuccherino. I riflessi verdolini che vediamo nel bicchiere preannunciano grande freschezza, confermata anche nelle note olfattive in cui i sentori di crosta di pane tipici della fermentazione sono resi evanescenti dal vegetale secco e da una freschissima pera. Al sorso è un vino decisamente  sapido, minerale  e con grande spalla acida. Un vino che ricorda le cime da cui proviene, che saprebbe sgrassarci la bocca da una seupetta de Cogne ma che si farebbe onore anche accompagnato a piatti di pesce.

Ubaldo Rosi Brut Riserva Verdicchio Doc 2008 – Colonnara: scendiamo nelle Marche per trovare la versione in metodo classico di un grande vitigno, il Verdicchio. 60 mesi di rifermentazione portano nel nostro bicchiere uno spumante con sentori mielati, vanigliati, seppur non venga mai utilizzato il legno. I profumi sono esotici, frutta tropicale, ananas. Al palato presenta una bollicina molto delicata e ottima struttura, con piacevole finale di fresco melone bianco. Brodetto di pesce.

Gaudensius Brut Etna Doc 2011: arriviamo in uno dei territori più estremi del pianeta. Terra nera, cima imbiancata dalla neve, attività eruttiva costante, mare alle pendici. L’Etna e il suo vitigno principe a piede franco, il Nerello Mascalese, siamo davanti a uno spumante blanc de noirs.E’ difficile trovare delle condizioni più singolari di queste, in cui le forti escursioni termiche tra giorno e notte e tra inverno ed estate rendono la buccia più coriacea concentrando gli aromi.  Portando il calice al naso sentiamo le note di crosta di pane e miele subito sovrastate da scorza di agrumi ed erbe balsamiche, mediterranee. Il perlage è elegante, setoso, in contrasto con la struttura del vino che ci ricorda l’uva nera che trae i sentori dal vulcano e viene sferzata dal vento del mar Ionio. A tutto pasto.

D’antan Brut Riserva 2011 – La Scolca: finiamo il nostro viaggio in una regione di grandi tradizioni, il Piemonte, con un vitigno antico dal nome gentile, il Cortese. E’ uno spumante prodotto per passione, per sensazioni, come il nome suggerisce. Il Cortese nasce come base per spumante ma nel nostro caso sta 10 anni a rifermentare in bottiglia per donarci sentori particolari. Frutta secca, tostatura, un po’ di affumicatura al naso. Le note sono confermate al palato, assieme a una freschezza che non ci aspetteremmo dopo una sosta sui lieviti così lunga. Un vino che emoziona, che proverei con lo speck o con il salmone affumicato, per esaltare la sua particolarità.

Per dovere di cronaca e soprattutto piacere di degustazione vorrei ringraziare Luisella Rubin, referente nazionale Fisar in Rosa, che ha curato l’organizzazione dell’evento, Karen Casagrande che ha condotto la degustazione con la grazia e la maestria che le sono proprie, le sommelier che hanno curato il servizio in modo impeccabile, Monia Zanette, Sandra Piva, Luciana Parpinel e Nadia Salvador, Alice Lupi che ha moderato e presentato l’evento. Infine, ma non ultime, le 6 produttrici che ci hanno concesso i loro gioielli. Nell’ordine di degustazione: Francesca Oliverio, Marta Lugano, Stephanie Grange, Daniela Sorana, Daniela La Porta, Luisa Soldati.

LINKS
www.fisar.com
www.feudi.it
www.bissonvini.it
www.caveduvinblanc.it
www.colonnara.it
www.firriato.it
www.lascolca.net