di Patrizia Pittia
Il luogo fissato per l’incontro è “Al Palazat”, casa cinquecentesca e storica dimora dei conti Polcenigo-Fanna, a Cavasso Nuovo, nella pedemontana Pordenonese, oggi sede di un museo e del comune. E’ qui che gli imprenditori dell’Associazione EnoPordenone, dopo un itinerario durato un anno (dodici serate che si sono snodate per le diverse località del territorio pordenonese, attraverso incontri, cene, storia e cultura), si sono dati appuntamento per l’evento “Gustiamo Pordenone”. Negli eleganti saloni si ritrovano i protagonisti delle serate precedenti con un menù che nove ristoranti hanno abbinato a diciotto aziende vinicole del comprensorio. Perciò ho accettato con piacere l’invito da una delle artefici di questo evento, Luisa Menini, dell’azienda vinicola Borgo delle Oche di Valvasone. Definirla infaticabile è dir poco: ci conosciamo da diversi anni e anche lei fa parte dell’Associazione Nazionale Donne del Vino.

Ora però vi racconto brevemente di Enopordenone: la storia, la mission, la vision e il gruppo. Alcuni anni fa un gruppo di imprenditori della provincia di Pordenone si sono uniti in associazione con l’obiettivo di valorizzare, promuovere e far conoscere l’unicità del comparto vitivinicolo, creando sinergie positive. In sintesi: dando identità al brand Pordenone. Il loro motto è “conoscere per farsi conoscere”. Come augurio hanno voluto rappresentarsi con un proprio vino denominato “Il Pordenone” in ricordo del grande artista del Cinquecento, Giovanni de Sanctis detto il Pordenone: uno spumante da uve autoctone (Refosco del Peduncolo rosso e Ribolla Gialla) nato dalla maestria degli enologi dell’associazione.

La prima parte della serata è dedicata alla cultura. Dopo i saluti del presidente dell’associazione, Gianfranco Bisaro,la dottoressa Alberta Bulfon parla di Giancarlo Magri,restauratore degli innumerevoli affreschi del Pordenone, nelle diverse chiese della zona, andati distrutti nel terremoto del 1976. Un lavoro intenso, certosino e appassionato, il suo, che lo ha coinvolto assieme alla sua famiglia sin dai giorni successivi alla tragedia. Nelle sale del palazzo sono esposte le foto degli affreschi prima e dopo il sisma.

Dopo il brindisi inaugurale, al piano superiore ci attendono gli chef e i produttori.

Incontro con piacere il bel sorriso di Monica Vettor, anche lei Donna del Vino. Gestisce insieme al fratello Marco l’azienda Quinta della Luna della frazione di San Foca di San Quirino, vicino al torrente Cellina, dove il terreno è misto di ghiaia e sassi e il microclima è caratteristico. In degustazione il Sauvignon 2013 abbinato a un uovo in camicia con alice salata e ricotta affumicata del Ristorante Al Gallo di Pordenone. Il vino rimane per alcuni mesi in lieve macerazione sui lieviti. Al naso sentori vegetali delicati, in bocca fresco e molto minerale, ancora giovane ma elegante. L’abbinamento non lo trovo perfetto per l’intensità esagerata dell’alice che prevale sul vino.

Nicola Pittini, enologo dell’azienda Borgo delle Oche a Valvasone nonché marito di Luisa Menini, propone il bianco Lupi Terrae, un blend da uve Malvasia Istriana e Friulano vinificate in acciaio per 12 mesi con una piccola percentuale di Verduzzo che affina in barrique di rovere francese per 12 mesi. Nel calice è giallo paglierino intenso con sentori di frutta matura e spezie: è minerale e complesso. In abbinamento (sempre del Ristorante Al Gallo) una crema di zucca con trucioli di seppia e cialda al bacon. Questa volta la struttura del vino si sposa bene al piatto.

Proseguo il mio itinerario enogastronomico con il Friulano della Tenuta Pinni di San Martino al Tagliamento: è composto da diverse tipologie di cloni storici e conosce solo l’acciaio. Al naso profumatissimo e di grande struttura (si sente l’influsso positivo del terreno misto di sabbia, argilla e sassi). Il Ristorante Al Belvedere di Sequals propone una terrina di coniglio con pane tostato e rucola: scelta molto armonica e gustosa.


Ora verso la zona collinare di Caneva, nella fascia pedemontana baciata dal sole: un Incrocio Manzoni bianco Friuli Grave Doc di Rive Col de Fer, con leggera aromaticità e molto fine. Lo gusto con profumati tagliolini alla spuma di ricotta affumicata e funghi del Ristorante La Primula di San Quirino: uno sposalizio d’amore.


Ed eccomi ora con una signora del vino tutta d’un pezzo, dinamica e intraprendente: Piera Martellozzo. La sua Ribolla Gialla spumante della linea 075 Carati: al naso la mela golden, fresca e piacevole, che sta molto bene con la millefoglie di zucca del Ristorante La Torre di Spilimbergo. Molto sfizioso.


Quante amiche incontro in questa piacevole serata! C’è pure Fernanda Cappello di Sequals, altra Donna del Vino. A Sequals il terreno alluvionale di sassi calcareo-dolomitici e le escursioni termiche tipiche della zona conferiscono ai vini profumi e aromi intensi: sensazioni (petali di rosa e note agrumate) che ritrovo nello splendido e intenso Traminer Aromatico 2013. Lo voglio gustare con il prosciutto Dall’Ava Fumato (affumicato 16 mesi, come una volta), affettato al coltello e presentato dalla prosciutteria Fratelli Martin di Pordenone. Abbinamento piacevole.


Vorrei assaggiare tutto ma è impossibile. Vado perciò al tavolo dell’azienda Bulfon di Valeriano di Spilimbergo.Qui voglio pubblicamente ringraziare Emilio Bulfon che, negli anni,ha recuperato gli antichi (e quasi scomparsi) vitigni friulani facendoli rinascere a nuova vita. Con lui c’è la figlia e DDV, Alberta Bulfon. Assaggio il Piculit Neri dalle note eleganti di frutti di bosco al naso e con tannini delicati: unione ideale con i medaglioni di guanciale e castagne del Ristorante Il Rifugio di Budoia, gestito dalla super woman DDV, Marina Piccinato con il marito chef Manlio. Il Rifugio merita di essere visitato: si trova nel Parco di Val de Croda di Dardago, luogo di autentico relax per lo spirito e la mente. In bella vista un cesto di pannocchie di mais coloratissime. Marina mi racconta che si tratta di una cultivar di mais Storo integrale di origine trentina, riconoscibile per i chicchi di colore rosso. Lei ha creato un piccolo appezzamento: lo raccoglie e lo macina. Questi chicchi di mais danno una farina di colore giallo, usata per la produzione della tipica polenta di Storo. Brava Marina!


Per chiudere in bellezza, il dessert: il gelato della gelateria Montereale di Pordenone, innaffiato con la grappa al Piculit Neri della distilleria Pagura di Castions di Zoppola.

Che dire di questa serata, dove cultura ed enogastronomia hanno trovato un connubio perfetto? Un ringraziamento a tutti, produttori e chef, uomini e donne, animati dalla voglia di guardare avanti e orgogliosi di un territorio unico: Il Pordenonese.

Link:
www.enopordenone.it
www.quintadellaluna.it
www.borgodelleoche.it
www.ternutapinni.com
www.rivecoldefer.it
www.pieramartellozzo.com
www.fernandacappello.it
www.bulfon.it

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A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

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