Lands
11
Mar 2013
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di Giorgia Costa (da Santa Cruz de Tenerife)
tenerife2-05 E’ l’alba di un nuovo giorno. Sempre fiduciosa il sole faccia capolino, mi ritrovo invece, in auto ancora sotto i soliti grigi nuvoloni. Non posso stare a Tenerife e non dedicare una visita al Monte Teide, vulcano che si erge fino a 3718 mt slm. Salgo da Arona e Villaflor dove più volte mi fermo ad ammirare il paesaggio mozzafiato sul mare e le terrazze a vigneto nella Denominazione d’Origine di Abona. Suolo del tutto particolare: ciottoloso/scistoso di origine vulcanica con strato fertile poco profondo e roccia madre quasi affiorante. Il sistema d'allevamento delle viti è un doppio, a volte quadruplo cordone speronato corto. Si passa dai cactus e bananeti, alla vigna verso gli 800-1200 mt. La vegetazione cambia. Esco da un canyon di roccia basaltica (impressionante vedere i vari starti di diverso colore) e mi ritrovo ora in mezzo alla nebbia ed al bosco di pini. Improvvisamente riesce, almeno per qualche minuto, il sole. Il paesaggio è ora tutto bruciato. La temperatura scende. Sento che mi avvicino. Tutto diventa più desertico. Faccio l’ultima curva e di fronte a me la vetta più alta di Spagna, il terzo più grande vulcano del mondo dalla sua base: il Teide. L’ultima eruzione risale al 1909 ma si rileva una notevole e persistente attività dello stesso. L’alta temperatura delle rocce ed il fenomeno delle “fumarole” ne sono la dimostrazione. Sentieri e ciclisti rompono l’atmosfera e la mia attenzione sul paesaggio quasi astratto, fuori dal tempo o meglio bloccato nel tempo. Scenario di “Guerre Stellari” m’inquieta un po’ per il suo essere. Pensarlo esternamente fermo e statico, ma sapendolo così vivo ed in fermento internamente mi invita a scendere verso il mare. Verso un’altra Denominazione: Guimar.

 
09
Mar 2013
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di Giorgia Costa (da Santa Cruz de Tenerife)

tenerife1-04“Il viaggio è un sentimento, non soltanto un fatto” scriveva Mario Soldati scrittore, giornalista, regista cinematografo del Novecento. Ideatore del “reportage enogastronomico” negli anni ’50. Non avrei potuto trovare citazione o metafora più opportuna al mio essere, al mio stile di vita, al mio primo articolo su Wining! C’è chi viaggia per lavoro, per diletto, rilassandosi o macinando km. Chi viaggia in treno, in aereo, con la mente, con lo spirito. Io non riesco a contenermi in uno di questi, dei tanti “raccoglitori”, io sono, me li sento, mi ci sento in tutti.
Adoro viaggiare, fotografare, leggere, sciare, degustare vini e ovviamente, scrivere. Comune denominatore a tutto ciò, la curiosità, la voglia di vedere, osservare, sentire con l’olfatto, il gusto, l’anima tutto ciò che di nuovo posso, riesco a cogliere. Mi emoziono al gate attendendo la chiamata del volo, allo scatto della macchina fotografica, quando leggendo riesco a lasciarmi trasportate nel racconto. Quando sciando, il vento mi accarezza il viso. Quando con la semplice, ingenua curiosità avvicino il naso al bicchiere di vino e riconoscendone i profumi li associo ad una scena già vissuta. Mi emoziono sempre, quando rileggo ciò che scrivo con il cuore.
Due settimane fa degli amici mi chiedono se li voglio raggiungere in vacanza alle Canarie, a Tenerife. Non sono mai stata particolarmente attratta da quell’arcipelago Spagnolo, più vicino all’Africa che alla penisola Iberica. Ogni occasione è però buona. Week end lungo, ferie accumulate, voglia di sole, isola vulcanica (… penso subito al vino), compagnia. Gli ingredienti ci sono tutti, cerco un low cost flight e sono già in volo. 
Mi documento un po’, non troppo sinceramente. La mia curiosità si deve soddisfare a fuoco lento. Quindi parto, convinta di soli tre dati fissi: temperatura media di 23°, 300 giorni di sole all'anno e ben 191 aziende vitivinicole dislocate in 5 denominazioni.

 
31
Dec 2012
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di Marilena Barbera
lugano-05Dici Lugano e pensi: banche! E già ti figuri capitali di dubbia origine esportati in mazzette da centomilalire nuove di zecca, stipate nella valigetta rigida riposta nel bagagliaio della berlina scura dai vetri fumé, cumènda in cappotto grigio e signora impellicciata al fianco, come nei migliori film anni ottanta.
Oppure esclami: orologi! Grandi piccoli automatici e preziosi, con le ghiere e senza, cronografi dai cinque e più quadranti che imprigionano il tempo da non farne scappare neppure un alito, puntuali al centimillesimo di secondo, precisi come solo un orologio svizzero.
Per non parlare poi del cioccolato, che sul Maître Chocolatier più famoso del piccolo schermo quale donna non ha indugiato ultimamente, bello sorridente e ammiccante da dietro la colata fluida e calda che promette cinquanta sfumature di scioglievolezza.
Tutto vero, ci mancherebbe.
Ma Lugano, capitale morale del Ticino, è molto più di un lussuoso stereotipo. Soprattutto se ti allontani dal centro sfavillante di vetrine e ti concedi di indulgere in una lenta passeggiata sul lungolago, nei parchi silenziosi su cui affacciano deliziose villette liberty.
O, meglio, se lasci la città e ti addentri in una delle valli di confine, coperte dalle vigne di Merlot che contendono la terra agli orti e ai giardini fra le case, fitte di terrazzamenti stesi al sole che si godono l’aria mite e temperata del Lago. Il Lago che qui fa Cerèsio, il suo nome di sempre, prima che la città divenisse il terzo polo finanziario della Confederazione.

 
25
Nov 2012
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di Stefania Pompele

Vi racconto una storia, un’altra (inizio a prenderci gusto e non solo in senso lato). Parla di uomini,  viticultura e progetti imprenditoriali (... e di cosa altrimenti?). In fondo qui si scrive per promuovere idee, territoriGiovanni e_Nico e prodotti. Ma non vorrei - nel corso del racconto- vi faceste distrarre da numeri o impressioni sugli assaggi (che non penso metterò). Vorrei vi concentraste sui valori che a mio avviso, rendono questa storia meritevole di essere raccontata e promossa.  Perché spesso il “dietro le quinte”  di progetti  appassionati, intelligenti e consigliabili  è diretto da altrettanto appassionati e abili registi. 
Giovanni Arcari l’ho incrociato in quel “tritasensi” chiamato Vinitaly. Ero inciampata in TerraUomoCielo qualche tempo prima (leggasi consultazione compulsiva di siti tematici). Ma in maniera distratta, lo ammetto. Amnesia totale circa il progetto e parziale delle aziende che ne facevano parte. Ricordo di essermi seduta con un’amica ad assaggiare i franciacortini Andrea Arici e Camossi e di essermi alzata - parecchio soddisfatta – un’ora  più tardi, con buona pace di chi stava aspettando il proprio turno. Quegli assaggi (qualcuno in particolare) mi hanno incuriosito a tal punto da farmi tornare alla consultazione web compulsiva, alla ricerca di quel progetto, di quelle aziende e di quei vini. Lessi così della sua idea di agricoltura enoica. Giovanni la descrive con chiarezza sul suo blog e io non voglio usare altre parole, se non le sue:  “..Capisco con il tempo e la dedizione, quali possono essere le necessità del contadino che produce vino, e decido di cominciare un percorso per salvaguardarne la storia, in un mondo sempre più dinamico ed orientato alla standardizzazione e sempre meno attento ai valori e alla cultura come fattore intrinseco del vino”. E io, quoto! E a questo punto (maledetta curiosità) dovevo conoscere meglio la persona e le realtà inserite nel progetto.

 
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Oddio, un altro blog sul vino! e magari anche su gastronomia e affini. Con la solita spalmata di degustazioni, viaggi, notizie, schede, personaggi e tante amenità. Immagino già le perplessità dei lettori più o meno avvezzi al web. Intuisco le loro domande: ma cosa vogliono questi qua? Ma chi sono? Perché navigare proprio “Wining”? “Non se ne può più di siti e blog sulla wine and food generation!”. Avete perfettamente ragione, però… leggi

Umberto Gambino

umberto gambinoIo e il vino. Ho voluto cominciare l'avventura di questo sito in onore e in ricordo di mio padre e mio nonno che se ne sono andati (troppo presto) ed erano entrambi viticoltori puri. Fin da piccolo mi hanno trasmesso la passione per il vino genuino, per la vendemmia che era un giorno rituale di festa grande per tutta la famiglia, per i profumi intensi del mosto fresco, per l'emozione di quelle botti enormi che sfioravano il soffitto della cantina e che mi facevano sentire ancora più piccolo...leggi

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