di Umberto Gambino
E’ un giorno ventoso della scorsa primavera. Abbiamo appena terminato le riprese per un servizio sulle case prefabbricate del dopo terremoto nell’insediamento di “Coppito 3”, uno dei tanti fra quelli della cosiddetta “Nuova L’Aquila” (che poi ha ben poco da spartire con la “storica” L’Aquila). Tempo ce n’è: il servizio deve essere pronto per il Tg delle 20.30. Così, con la troupe del Tg2, andiamo alla ricerca di un posto tipico per pranzare, prima di rientrare a Roma. Su per i tornanti, avvistiamo una freccia: “Enoteca Garibaldi”. “Ma non è il locale storico del centro distrutto dal terremoto?” chiedo agli altri. “In centro, appunto – risponde Marco, l’operatore che a L’Aquila c’è stato tante volte – ma non da queste parti”. La curiosità (e anche una discreta fame) ci convincono a seguire le altre indicazioni stradali e, ben presto, ci ritroviamo nel piazzale davanti ad un caseggiato stile agricolo, in aperta campagna. L’insegna non lascia dubbi: “Ristorante Garibaldi, Enoteca, Art Gallery, Bed & Breakfast”.
Ci siamo e decidiamo di entrare. Subito ci accoglie Davide che impiega davvero poco a farci sentire a nostro agio. La telecamera in mano all’operatore fa subito capire chi siamo e perché ci troviamo da quelle parti. Il locale è ampio, accogliente, modernamente arredato e, mentre ordiniamo (chi un primo di tagliatelle fatte in casa, chi della carne) restiamo ammirati (anzi stupiti) per le decine di dipinti esposti in tutte le pareti del locale e non solo.
Davide (Stratta è il cognome) non si fa pregare e soddisfa le nostre mille curiosità. Eh sì, non sono solo i giornalisti quelli che spiattellano domande su domande! “La Art Gallery – spiega - è un vero e proprio laboratorio d’arte, una scuola bottega di giovani pittori che sfoggiano tutta la loro creatività attraverso stili che vanno dal naif all’astrattismo. Sono quadri realizzati con colori ad olio su tela di lino e cotone”. Chiedo: ma questi quadri sono in vendita? “Certamente. E non sono neanche cari”. Un modo geniale per dare una “verniciata” di vera cultura ad un locale che non vuole essere solo uno dei tanti luoghi dove si mangia e beve.
di Germana Grasso
Al Fluid tutto ricorda un liquido liquoroso. Non solo il nome o il logo del locale, ma anche i pavimenti, le pareti, i soffitti, il bancone, i tavolini. Musica fusion soffusa, luci smorzate da lampade di design ed un pavimento che rileva le impronte al passaggio. È il primo impatto con questo wine-bar di tendenza nel cuore di Roma, in via del Governo Vecchio 46, a due passi da piazza Navona, che in questi giorni di gelo eccezionale ha un fascino particolare. Soprattutto per i turisti che giocano a palle di neve e porteranno a casa un ricordo unico: scatti della città eterna imbiancata.![]()
Entrare in Fluid è intraprendere un percorso sensoriale, voluto e ricercato. A partire dalla porta in vetro che dilata lo spazio interno su quello esterno o la maniglia-logo a forma di una goccia stilizzata in negativo, disegnata da un designer giapponese, che si adatta alla mano così come gli oggetti d’arredo ideati da Antonio Gaudì.
Seguendo la linea sinuosa del bancone, realizzato con sassi imbrigliati in una rete metallica ed imbandito per “l’apericena”, si giunge al privè ed alla parete interattiva, che acquisisce i movimenti dei clienti e li riporta su sfondo multicolor come se fossero increspature nell’acqua.
Fluid, infatti, nasce dalla fusione tra natura e tecnologia secondo l’idea dei fratelli Ancillai, realizzata dall’architetto catanese Michele Marchese. L’intero arredo si ispira a questa concezione: le pareti di paglia, i tavolini a forma di foglia che sposano il materiale hi-tech con figure naturalistiche, l’albero stilizzato imprigionato nel filo di ferro, che accoglie i clienti all’ingresso.
«L’idea era quella di creare un cocktail e wine bar unico, non solo per la struttura e l’arredo dal design ricercato ed all’avanguardia, ma anche per i prodotti - spiega Adriano Ancillai – tentiamo sempre di puntare sulla novità per invogliare il cliente a venirci a trovare. Per questo ogni anno rinnoviamo la lista dei cocktail. La nostra lista di vini spazia dai rossi ai bianchi, dalle bollicine ai rosè. Abbiamo circa settanta tipi di vodka e rum e gin particolari, introvabili. Siamo stati tra i primi ad indicare la gradazione alcolica accanto ai cocktail ed a proporre i wellness drink, a base di centrifugati di frutta e ortaggi freschi, e gli smoothies drink, a base di yogurt».
Nella saletta vista strada, accomodati su sedute-cubetti di ghiaccio, Adriano Ancillai propone la sua ricetta anti-crisi: essere dinamici, propositivi e puntare sulla qualità. E magari anche diversificare, aggiungiamo. Poiché i tre fratelli Ancillai (Adriano, Manuel e Christian) hanno investito anche in un supermercato, in un laboratorio dolciario ed in una gelateria dove, accanto ai classici prodotti, è possibile gustare l’aperitivo-gelato.
Così come varia è la clientela, composta in parte da romani, che hanno fatto propria l’abitudine dell’aperitivo “alla milanese”, ed in parte da turisti, soprattutto russi ed americani. E poi c’è la cosiddetta clientela fissa, che desidera azzardare e che invoglia ad innovare e a rinnovarsi.
Tra le novità proposte dal Fluid, sono da provare i cocktail invecchiati in botte di rovere francese, trattata ed avvinata con vino liquoroso, come ad esempio bordeaux o preferibilmente cherry. «Il connubio tra il legno della botte ed il liquore regala aromi particolari», spiega il barman Mattia Perciballi, mentre prepara un cocktail a bassa gradazione alcolica base di vodka, concentrato di limone e di frutti di bosco. Una sorsata di primavera per affrontare questi rigidi giorni romani.
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Io e il vino. Ho voluto cominciare l'avventura di questo sito in onore e in ricordo di mio padre e mio nonno che se ne sono andati (troppo presto) ed erano entrambi viticoltori puri. Fin da piccolo mi hanno trasmesso la passione per il vino genuino, per la vendemmia che era un giorno rituale di festa grande per tutta la famiglia, per i profumi intensi del mosto fresco, per l'emozione di quelle botti enormi che sfioravano il soffitto della cantina e che mi facevano sentire ancora più piccolo...leggi
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