di Patrizia Pittia Dovete sapere - cari lettori - che ai piedi delle Alpi Giulie, nella parte orientale del Friuli, ai confini sloveni e in provincia di Udine si trova un
di Jenny Gomez Parliamo delle Virtù teramane, legate indissolubilmente alle altre virtù: quelle teologali e cardinali. Di primo acchito potrebbe sembrare troppo ambizioso come accostamento, in fondo stiamo per parlare di
di Michela Pierallini “Dai, dai, dai, non voglio arrivare tardi, ma è possibile che mi trovi sempre a combattere contro il tempo? E poi combatto cosa, che non vinco mai!” Sto
di Umberto Gambino "Sicilia En Primeur" non è solo l’evento che permette di assaggiare i vini siciliani delle nuove annate (in questo caso il 2012) ma è anche l'occasione unica per
di Valentina Casetta Ed ecco che a distanza di tempo mi trovo nuovamente a varcare la soglia del Foro Boario di Nizza Monferrato. E’ una grande emozione perché qui, qualche tempo
di Michela Pierallini Non è per niente facile, non lo è per niente! Ero così contenta di avere carta bianca e scrivere di sexy wines che non ho pensato a quanto
di Silvia Parcianello La domanda è di quelle fondamentali per un foodie, o fighetto del gusto che dir si voglia, che si rispetti: quanti di noi a una cena importante oserebbero
di Umberto Gambino Dalla decima edizione di "Sicilia En Primeur" svoltasi a Palermo ecco il mio personale tasting delle nuove annate 2012 dei vini siciliani presentati dai produttori aderenti ad Assovini.
Verticale storica di Catalanesca, vitigno recuperato da Cantine Olivella, organizzata al Ristorante Le Tamerici, luogo d'eccellenza della ristorazione romana. Leggi...
di Umberto GambinoTerra, aria, acqua, fuoco. Siamo al centro del mitico arcipelago eoliano. Eolo era per gli antichi greci il dio dei venti. E da queste parti, non solo i venti, ma tutti gli elementi della natura è come se si dessero continuamente appuntamento. Fino agli estremi: mare piatto e limpidissimo, sole che brucia, aria pulita. Ma anche onde alte e burrasca, tempeste di vento e ... non di rado qualche eruzione dal vicino Stromboli.
Visitare le isole Eolie è sempre un'esperienza da raccontare, ricca di fascino e imprevedibilità, anche se ci sei stato decine di altre volte. Andare per vigneti è l'esaltazione pura di tutti i cinque sensi. Cinque sensi, quattro elementi, insomma... siamo in piena numerologia. Bene! Aggiungo un altra cifra: uno! E' l'uno (anzi il primo) settembre il giorno in cui ho organizzato questa "incursione" nell'isola di Salina, la più verde e la più centrale delle sette sorelle dell'arcipelago.
Qui ho voluto scegliere la storia, la simpatia, la generosità di Francesco Fenech. Anche lui è Doc (nel senso di "isolano"): glielo vedi scritto sul viso scolpito dal sole e dalla fatica di tutti i giorni. "Quelli là, quelli della terraferma non possono capirci - spiega (e quelli là sono i siciliani) - noi abbiamo uno stile di vita e un modo di fare tutto particolare. Noi sì, siamo isolani e talvolta... anche isolati".
Qualche aneddoto storico raccontato dal nostro Francesco. "I Fenech sono una famiglia di origine maltese sbarcata a Lipari nella seconda metà del XVIII secolo. Fra gli illustri avi, anche un Felice Fenech, padre provinciale dei frati Cappuccini".
di Silvia ParcianelloQual è il modo migliore per impiegare il giorno dell’Immacolata, soprattutto se durante la notte un po’ di neve ha anche reso il paesaggio più magico? Decorare l’albero di Natale! Giusto, ma se l’albero è già lì, bello, con le sue lucine e le palle di vetro, e nel presepe ci sono pecorelle e statuine schierate da giorni, come si può rendere l’atmosfera ancora più magica? Ci vuole qualcosa che coinvolga anche altri sensi…ecco il profumo di un panettone nel forno sarebbe il massimo.
Premetto che preparare un panettone in casa è un’operazione da pasticceri dilettanti un po’ fulminati, data la lunghezza delle operazioni e tutte le variabili che possono incorrere, dalla peggiore, cioè la morte del lievito a metà dell’opera, a quella contraria ovvero la pasta che lievitando fuoriesce dallo stampo di cartone, come un giocattolo degli anni 80, rendendo il forno un campo di battaglia; dalla temperatura del forno che abbrustolisce troppo la crosta, al sapore non perfetto, troppo da pane. Altra premessa è che per un risultato decoroso è necessario munirsi di un’impastatrice o di un robot da cucina molto potente perché a un certo punto la pasta diventerà talmente forte che sarà impossibile lavorarla con le mani.
di Patrizia Pittia
L’appuntamento con Gianni Menotti è all’azienda Castelvecchio di Sagrado dove collabora da circa 2 anni e dove sono stata di recente per una visita in cantina. Quel giorno me l'aveva promesso che avrei potuto intervistarlo, così oggi - che sono davanti a lui nel suo studio - c'è un po' di emozione. Ma lui, sempre molto cordiale, ci mette a poco a farmi sentire a mio agio. Sono pronta (anche lui) al fuoco di fila di domande.
Quali sono le tue origini e la tua formazione professionale?
Sono nato a Sagrado - guarda caso proprio qui vicino- un po' di anni fa ma mentalmente mi sento ancora molto giovane. Mio padre lavorava in un' azienda vinicola. Dopo il liceo a Gorizia ho proseguito gli studi universitari in Agraria a Padova: mi sono laureato agronomo e poi enologo.
Come è nato l’amore per l’enologia e il mondo del vino?
L’amore per qualsiasi cosa nasce perché ti piace. Fin da piccolo andavo con mio padre in vigna, mi divertivo a correre tra i filari con la bicicletta, aiutavo a vendemmiare, assistevo alla vinificazione, assaggiavo i primi mosti, mangiavo con gli operai, sentivo quell'atmosfera soft e rilassante. Ero molto coinvolto. Così il passaggio successivo è stato una cosa naturale.
Ora sei un consulente affermato: vuoi parlarci della tua lunga esperienza precedente?
Appena laureato ho seguito la parte commerciale relativa alla vendita di macchine sofisticate per l’enologia: sono arrivato a Villa Russiz nel 1988 dove mio padre ha lavorato come direttore per ben 35 anni. Un'esperienza straordinaria, importante: mi ha dato la possibilità di esprimere me stesso in una terra vocata come Il Collio Goriziano, dal microclima e dal terroir perfetto, che mi ha portato a creare dei vini di altissimo livello. E' stato facile ma allo stesso tempo difficile perché in quel periodo molti erano bravi e io ho sempre cercato di distinguermi nel fare qualcosa di particolare: il mio obiettivo era - ed è tuttora che faccio il consulente - la ricerca della massima qualità legata a fattori come equilibrio, freschezza, finezza ed eleganza.
di Silvia Parcianello
Agosto 2012: il Gastronauta, il giornalista Davide Paolini, lancia il motto “non solo a Natale”. Il panettone è il dolce simbolo della gastronomia italiana, inutile confinarne la degustazione a uno striminzito mese in cui il susseguirsi delle feste ci trasforma in forzati dell’abbuffata, combattuti tra la seria preoccupazione per la tenuta del nostro girovita e la convinzione che almeno sotto feste a tavola ci si possa concedere di tutto.
La proposta non è quella di rompere la tradizione natalizia del panettone, anche perché durante le feste questo dolce ha un ruolo particolare, che esalta il piacere di condividere l’affetto con la famiglia e gli amici più cari. Si tratta invece di estenderne il consumo, data la versatilità del panettone, ovviamente artigianale, che permette di ottenere versioni gourmet di ogni tipo, alleggerendo o arricchendo la ricetta a seconda della stagione.
Massimiliano Alajmo, chef tristellato delle Calandre di Rubano, ha accolto la sfida di Paolini reinterpretando il panettone, in quanto nella sua ricetta originale esso è molto legato alla stagionalità… in effetti se ci si pensa, mangiare una fetta di panettone tradizionale, magari accompagnato da crema al mascarpone, in una terrazza sul mare con 30 gradi risulterebbe quanto meno curioso. Poi sul fatto di digerirlo e smaltirne le calorie, lascio a ciascuno la sua personale interpretazione. Ecco allora il primo panettone estivo firmato Alajmo: olio d’oliva al posto del burro, poche uova, limone di Sorrento. Un successone, ça va sans dire.

Io e il vino. Ho voluto cominciare l'avventura di questo sito in onore e in ricordo di mio padre e mio nonno che se ne sono andati (troppo presto) ed erano entrambi viticoltori puri. Fin da piccolo mi hanno trasmesso la passione per il vino genuino, per la vendemmia che era un giorno rituale di festa grande per tutta la famiglia, per i profumi intensi del mosto fresco, per l'emozione di quelle botti enormi che sfioravano il soffitto della cantina e che mi facevano sentire ancora più piccolo...leggi
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