di Stefania Pompele 

Agostino Arioli è uno di quei nomi che nel mondo brassicolo di casa nostra- quello degli artigiani della birra  di qualità- non ha certo bisogno di presentazioni.  Personalmente da curiosa e appassionata Agostino alle_spineassaggiatrice (leggasi bevitrice…so di essere in buona compagnia, non siate timidi!) l’ho “conosciuto” attraverso le sue birre, i racconti di amici comuni e leggendo di lui un po’ ovunque.  Devo confessare una certa  ansia quando ho saputo che avrei avuto la possibilità di incontrarlo. Quell’ansia che ti assale quando sai di essere al cospetto di chi – con pochissimi altri – è stato pioniere nel mondo della birra artigianale tricolore. Ne è l’espressione. La sua storia, il suo sapere, il suo credo ha  ispirato (e spesso formato)  molti, che come lui hanno scelto di intraprendere questo cammino. Ma tant’è! Di certo l’ansia non mi ha impedito di scambiare due chiacchiere con lui.

La nuova sede a Limido Comasco
L’occasione è stata la presentazione della nuova  sede del Birrificio Italiano a Limido Comasco. La nuovissima struttura con i suoi 3000 ettolitri annui “spillati”, porterà la produzione a volumi considerevoli. Uno spazio pensato, ordinato, tecnologicamente all’avanguardia..ed enorme! Saprà placare la crescente sete dei numerosi fan sparsi ormai ovunque? (USA, Germania e Inghilterra sono tra questi). Un bel salto, se pensiamo  al primo micro impianto da 2 ettolitri! Era il 3 aprile 1996, e il “Birri” – il locale del Birrificio Italiano  apriva i battenti. Il primo micro birrificio in Lombardia, tra i primissimi in Italia.

16 anni di storia
Seduti su pallet di legno in un assolato lunedì  di maggio, Agostino mi racconta la sua storia che da ormai 16 anni fa rima con quella del Birrificio Italiano. Nel suo racconto intuisco quanto chiaramente avesse immaginato il suo futuro. Perito agrario, dottore agronomo (una tesi sperimentale sulla stabilità colloidale della birra, tanto per dirne una) e una moltitudine di esperienze in Italia e in Germania, sono state le solide basi su cui poggiano oggi la sua intraprendenza e levatura professionale. Certamente anche gli esperimenti da birraio casalingo hanno giocato un ruolo fondamentale (si inizia sempre da lì!). Erano anni fondamentalmente diversi, nel ’84 in Italia a malapena si sapeva cosa fosse un homebrewer. Non esisteva internet e reperire informazioni e materie prime era decisamente complicato. Ma Agostino sapeva quali passi compiere e alla mia domanda “ti saresti immaginato di essere qui oggi?”, la sua risposta è  stata “”.

Una squadra vincente
E non è certo un si presuntuoso, ma la giusta consapevolezza di chi dopo oltre vent’anni di studi e ontinua sperimentazione, guarda oggi a ciò che – assieme alla sua squadra – ha saputo costruire. Una squadra vincente, che pur con l’avvicendarsi di qualche giocatore, ha dato il suo prezioso contributo per questo goal. L’ altra “punta” storica del Birrificio Italiano è il fratello Stefano, che da sempre ha condiviso con lui fatiche, oneri e onori. A Stefano è affidata la gestione del locale del birrificio (e dei piatti che sforna la sua cucina), mentre Agostino si occupa di parte della produzione, del commerciale, del controllo qualità… ”tentacolare” dovrebbe rendere l’idea! Il controllo qualità in particolare rappresenta un punto cardine per il birrificio, Agostino lo sottolinea in più riprese. Noi oggi possiamo apprezzarne i risultati.

Dopo tutte queste chiacchiere m’è venuta sete! e il dovere mi chiama..assaggiare alcune delle creature del “Birri” per voi! Il Birrificio Italiano vanta una produzione tra le più complete (e complesse) che noi  birrofili si possa trovare. Ce n’è per tutti i gusti,  un elenco davvero corposo, che vi invito a consultare qui

Le birre di Agostino Arioli
Per l’ occasione, le spine hanno spillato per noi alcune tra le più note birre di Agostino. La B.I. Weizen  (Weizen, 5% vol) che sa conquistare con la sua freschezza e le  note citrine  e fruttate (una macedonia di banana, pera e mela verde fresche); la Vudù (Weizen Dunkel, 5,5% vol) e i suoi intriganti sentori che ricordano il cioccolato, la malva e la frutta cotta. In bocca armoniosa e rinfrescante, lascia emergere i sentori torrefatti del malto usato. La Bibock, (Bock, 6,2%vol) con un naso così ricco di profumi che mi sa stupire ad ogni assaggio e un equilibrio gustativo altrettanto notevole. E “Last but not least” la Tipopils (KellerPils 5,2%) in produzione da quel lontano aprile ’96. La “chiara” di casa. Sono un po’ confusa al riguardo. Sarà stata la sete, il caldo, il fatto che non ero certa delle mie percezioni, chi lo sa! Ho dovuto riassaggiarla più volte. Questa birra conquista, nel suo essere semplicemente perfetta! Un brillante colore giallo dorato e una schiuma compatta, introducono i toni leggermente citrini dei luppoli ed erbacei dei malti. In bocca il suo velluto gioca a rimpiattino con la moderata acidità e l’elegante amaro. Wow..che birra! La Pils, emblema della tradizione brassicola nel mondo, è stata negli anni fin troppo maltrattata. Forse non tutti sanno, che questo stile rappresenta da sempre il “vero esame”  del mastro birraio. Semplice la birra, tutt’altro che semplice la sua produzione.

L’abbinamento con le pizze della Piccola Piedigrotta
Il mio entusiasmo aumenta quando il naso fiuta il profumo delle pizze appena sfornate. Giovanni Mandara della pizzeria Piccola Piedigrotta di Reggio Emilia, si è trasferito per l’occasione in sala cotte (si chiama così in gergo il luogo dove avvengono le operazioni di ammostamento), portandoci un po’ di sapore partenopeo. Una scherzosa provocazione di Agostino a quanti -sempre meno fortunatamente- ancora pensano che l’unico abbinamento possibile con la bevanda luppolata sia la pizza appunto. Per noi ospiti certamente un connubio appagante.  Assaggio inoltre un’emozionante selezione dei formaggi di Luigi Guffanti, storici affinatori di Arona.  Sempre per smentire gli scettici, concludo gli assaggi con i dolci di Stefano Franzi, cioccolatiere di Olgiate. Incredibili e coraggiosi abbinamenti con le birre proposte da Agostino. Colpita e affondata in particolare dal suo “dolce alla Tipopils”. Cioccolato bianco, amaretto e Tipopils per un dolce-amaro, che ha saputo giocare su consistenze, profumi e sapori trovandone il giusto e difficilissimo equilibrio. Un abbinamento da oscar!(diciamolo a chi verrebbe in mente di abbinare un dolce ad una Pils?!). La degna conclusione di una giornata per me da incorniciare. Un grazie ad Agostino e a quanti lavorano con passione e dedizione per regalarci grandi prodotti, come queste birre. Un invito all’assaggio per voi tutti!

Link:http://www.birrificioitaliano.it/index.html
Stefania Pompele è una sommelier esperta di birre. Vive e lavora a Verona. Con questo reportage, ovviamente in stile wining, inizia la collaborazione con il nostro web magazine. Per chi volesse leggere altri suoi scritti, può trovarla anche nel blog dell’amico Bernardo Pasquali: http://www.luppoloparlante.it/