di Sara Vani

E’ qui la festa? Sì, il Rossara Party sta per iniziare. Abbiamo un compleanno da festeggiare, è vero, ma a dirla tutta lo Stand di Zeni è stato il centro di incontri e sollevamenti di calici festosi per tutta la durata del ProWein. Sarà per la presenza di Roberto Zeni e suo figlio Rudy (assente Andrea), meravigliosi padroni di casa, sempre attenti a soddisfare  gli avventori che arrivano con sete di buon vino, di confronti e di racconti.  Sarà la presenza di Federica Schir, P.R.  ed addetta all’Ufficio Stampa della loro e di altre Aziende sul territorio italiano, che con la sua allegria e competenza coinvolge molti di noi in assaggi e chiacchiere formative, non solo in questo Stand. Roberto Zeni, che ha avviato l’attività dell’Azienda nel 1975, racconta con orgoglio di quando il grande Veronelli soleva affermare che c’era un Teroldego che avrebbe fatto parlare di sé, il loro.zeni-2
I sessantottini della scuola di San Michele Appiano sono stati i primi a dare una nuova interpretazione dei vini bianchi trentini per esaltarne i profumi, la freschezza, la franchezza. Poi questo è avvenuto anche per il Teroldego, di cui la nostra Azienda dà un’interpretazione giovanile, per dirla sempre con Veronelli un Teroldego con i blue jeans”. Nel 1976 viene aperta la distilleria per valorizzare anche le vinacce e nasce la prima grappa monovitigno di Teroldego. Va detto che torno da Zeni non solo per l’atmosfera che si respira e per i ragguardevoli assaggi fatti qualche ora prima del loro Moscato Rosa Trentino Doc 2009 e del millesimato 2006 di Masonero Trento Doc, metodo classico, ma perché sono stata folgorata dalla loro Rossara Vigneto Legiare 2010, Vigneti delle Dolomiti IGT, scoprendo per la prima volta, lo ammetto, un vitigno di cui non conoscevo l’esistenza. Mi è venuto il desiderio di farmi raccontare tutto.

Gli Zeni hanno riscoperto nel Campo Rotaliano, per la precisione a San Michele all’Adige, frazione di Grumo,  questo antico vitigno autoctono che, antecedentemente alla prima vinificazione del 2003, non veniva prodotto da circa 80 anni. Rudy mi racconta che  la truppa  dell’esercito austroungarico era sostentata con una “fornitura” di ben due litri al giorno! La Rossara, di grande resa, leggera, delicata, veniva utilizzata all’epoca quale vino quotidiano; poi, con il mutare e l’evoluzione del gusto e delle ricerche, la sua vinificazione veniva abbandonata per lasciare spazio al Teroldego. Anche se qualche volta confuso con la Schiava, la Rossara ha in realtà un DNA completamente diverso, come dimostrato anche dalle ricerche del professor Attilio Scienza, intraprese quando ha sposato il progetto di recupero del vitigno. Continua Rudy “Il vigneto era di un vignaiolo che vendeva l’uva per farla tagliare con altre, quando l’abbiamo rilevato. Noi abbiamo sistemato la vigna, curato l’allevamento, fatto trattamenti in totale assenza di prodotti di sintesi o sistemici, anche se l’inizio della vera conversione al biologico è da riferirsi al 2011”.
Le prime vinificazioni a quanto pare non hanno avuto un particolare successo: gli anziani del paese , competenti degustatori di questo vino per essere gli unici ad averne memoria, non ne erano entusiasti poichè con i suoi 13% di alcool ed una struttura sostenuta non veniva riconosciuto. Fortunatamente queste vecchie vigne di 70 anni perfettamente in equilibrio, consentono di apportare cambiamenti produttivi senza alterare l’alto standard qualitativo, così negli anni successivi, attraverso un procedimento che vede la prima fermentazione in un serbatoio inerte d’acciaio e quindi la malolattica in botte – sì da rendere la Rossara meno aggressiva e togliere qualche asperità sua tipica – si è arrivati ad un prodotto più immediato ma da maneggiare con cura, dal tannino più delicato ed una bella persistenza,  che con i suoi 11% è davvero tornato ad essere un vino “quotidiano”.
Gli anziani ora apprezzano e lo comprano costantemente. Non solo loro, ovviamente. Insomma, grande soddisfazione per l’Azienda, per una produzione di circa 7.000 bottiglie all’anno. Va sottolineato che tale produzione arriva da ½ ettaro di vigna, mentre un altro ½ ettaro  è stato reimpiantato da una selezione massale, in sinergia con l’Istituto San Michele, per essere a disposizione di chiunque voglia sperimentare. Vale a dire una filosofia ben precisa, come spiega bene Rudy: “Un prodotto che definisca una certa zona diventa tale quando almeno 4 o 5 Aziende lo fanno, non una soltanto. Per arrivare a questo risultato, qualunque produttore del territorio può richiedere a noi, su autorizzazione dell’Istituto (di San Michele), tre genotipi differenti presenti  nel vigneto e provare ad impiantarlo per produrre lo stesso vino, mantenendo al contempo la biodiversità della vigna”.
Nello spazio di riflessione su questo sano atteggiamento di vera promozione del territorio che mi auguro diffondersi sempre più in tutte le zone di produzione vinicola del Paese, arrivano i calici e ci dedichiamo finalmente alla degustazione della Rossara 2010. Nel bicchiere è di un bel colore rubino trasparente, intenso  e molto brillante. Al naso regala soprattutto sensazioni speziate di cannella, chiodi di garofano, zenzero, mentre il sorso rivela una bella acidità, un tannino leggero di elegante fattezza ed una  bevibilità immediata. E’ caldo e piacevole, emozionante. Mi è già venuta voglia di provarlo su un piatto di pesce al posto del mio adorato Pinot nero.

Azienda agricola Zeni R. s.s.di Andrea e Roberto Zeni
via Stretta, 2 – Grumo, 38010 – S. Michele all’Adige (TN), tel. 0461 650456
www.zeni.tn.it

 

 

 

 

 

 

 

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A proposito dell'autore

Anche Wining ha il suo "wine advocate". Avvocato civilista di professione, sommelier eno-reporter per smisurato amore. Folgorata da un colpo di fulmine in Piemonte, 13 anni fa un calice di Barbaresco ha messo fine alla mia precedente vita da finta astemia. Non potevo che diventare sommelier Ais. La mia bruciante passione cresce poi con le bollicine, specialmente lo Champagne, per il quale ho un noto debole e che cerco di comunicare divulgando la sua cultura. Come ogni storia sentimentale destinata a durare nel tempo, l'innamoramento per il vino si é consolidato in un grande Amore, al quale ho dedicato anche la mia attivitá di degustatrice per la Guida Vinibuoni d'Italia del Touring. Proprio lí incrocio Umberto Gambino. Il resto é storia. Wining é il "luogo" dove posso raccontare la mia curiositá, le emozioni, le storie che rendono speciale il vino e chi lo fa, il tutto condito dal sorriso alla vita che mi contraddistingue e col quale cerco di farmi perdonare i ritardi redazionali che Umberto sopporta! Forse perché sono stata la prima a battezzare tutte noi... le sue Wining's Angels

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