di Umberto Gambino
080-20150613_201008Oggi voglio raccontarvi di un autentico gioiello dell’enologia calabrese e di tutto il Sud: il Duca Sanfelice. Questo vino è stato presentato alla platea di giornalisti italiani e stranieri presenti all’ultima edizione di Radici del Sud, il festival dei vitigni autoctoni meridionali andato in scena a Bari. L’altra verticale di pregio ha riguardato il bianco etneo Pietramarina di Benanti. Vedi servizio.
Se dobbiamo identificare un Cirò Rosso, autentico simbolo della Calabria, questo è senza ombra di dubbio il Cirò Duca Sanfelice, da uve Gaglioppo in purezza provenienti dai vigneti Librandi di Cirò e Cirò Marina. Il vino riposa in tini d’acciaio per tre anni, poi fa affinamento alcuni mesi prima di essere commercializzato. Nessun uso di legno di nessun tipo.
Perciò non è stata casuale la scelta del Duca Sanfelice dell’azienda Librandi. In assenza del produttore, lo ha presentato l’esperto comunicatore Giovanni Gagliardi, autentico animatore  della vita enogastronomica della sua regione, nonché curatore del sito Vinocalabrese.it. Poi, il giornalista e wine blogger italoamericano, Alfonso Cevola, ha raccontato, alla sua maniera, la tipicità dei vini del Sud e di quelli calabresi: lui li ama in maniera smodata perché li trova i più veri e i più rispondenti al territorio che li esprime. Nulla di costruito e nulla di preparato, “apposta per compiacere” a certi mercati.

Le annate proposte del Duca Sanfelice sono sei: 1997 – 1998 – 2001 – 2004 – 2007 e 2008.
Prima annata prodotta di questo vino è stata il 1981: è un Cirò Rosso Classico Superiore Riserva.

Ecco le note di degustazione
1997
Si comincia degustando l’annata più vecchia. Ma poi – e ne vale la pena – dopo averli assaggiati tutti, si torna volentieri indietro a risentire odori e sapori. Questo ’97 ha 18 anni e li porta benissimo: è diventato maggiorenne, ma ha davanti a sè ancora parecchia strada. Nel calice è rosso granato con bordo aranciata. Naso decisamente sanguigno, selvaggio, dai sentori scuri, anche animali. In bocca è assolutamente integro, vivo, non stanco, anzi misurato. Il tannino è ben presente. Il vino mantiene al sorso freschezza e  buona sapidità anche se non è lunghissimo. E’ la dimostrazione che il Cirò ha una sua longevità insospettabile. Da bere subito, ma anche fra tre o quattro anni. Lo metto al secondo posto della mia personale classifica. 89/100

1998
Rosso granato, unghia aranciata. Emergono subito sentori ferrosi, fruttati di amarena, poi nettissimo il caffè in chicchi e il cioccolato scuro. Si percepisce bene il potenziale evolutivo del Gaglioppo. In bocca entra morbido, quasi timido, poi si distende bene. Si avverte la componente calorica e non manca un tannino rugoso e impertinente. Elegante, non c’è che dire, ma cede un po’ sulla freschezza. Paradossalmente, rispetto all’annata ’97 ha qualcosa in meno da dire. 86/100

2001
Roteando il bicchiere, emerge subito la confettura di mirtilli, poi in sequenza il pepe nero, le note tostate e di cuoio. In bocca c’è corpo e sostanza, ma non si mantiene compatto e si disperde un po’. Rimane il calore dell’alcol. In positivo: tannino fine, sapidità vivace, buona persistenza. Meglio al naso. Non è stata, forse, la migliore annata per il Cirò.  85/100

2004
Questo Cirò ha il naso più floreale, decisamente fresco e immediato, poi ecco i piccoli frutti di bosco, la componente eterea con un po’ di minerale. La bocca? Elegante, ma calda. Tannino forte, vivo, che copre però tutto il resto. Non lungo e difetta di acidità. Il meno convincente dei sei. 82/100

2007
Bel rosso rubino con unghia violacea. Profuma decisamente di spezie di tutti i tipi: aromatiche, pepe nero, poi rosmarino, bergamotto. E grafite. Un profumato bouquet su sfondo balsamico e minerale, poi frutta rossa ancora fresca. E’ caratteristico nei sentori, proprio da Cirò. Al sorso entra morbido con tannino fine, verticale, progressivo. E’ fresco, intenso, ma non invadente. Un vino tipico meridionale, fine e austero. Il migliore nella mia classifica: vale 92/100.

2008
087-20150613_202135Rosso rubino scarico. Anzi, il colore è il più scarico dei sei degustati: segnale di un’annata calda. Note di frutta in guscio, tostate, spezie scure, fiori rossi, su sfondo balsamico e minerale,  sottobosco. Bocca viva, nervosa, anche morbida, fresca, buona sapidità, tannino massaggiante e piacevole. Buona persistenza, non esagerata. Un Cirò di lunga gittata e di grandi potenzialità evolutive. 87/100

Riepilogando, ecco la mia graduatoria per annata:  2007 – 1997 – 2008 – 1998 – 2001 – 2004

– Vi prego di annotare un dettaglio non da poco: il rapporto qualità/prezzo assolutamente favorevole. Questo vino si acquista in enoteca a 11 euro ed è prodotto in 250.000 bottiglie: non so quante altre aziende sarebbero capaci di mantenere una qualità così elevata su volumi di tutto rispetto.

– Il Duca Sanfelice , inoltre, è un esempio “scolastico” per chi non è abituato a bere vini del Sud e cerca, a colpo sicuro, i soliti rossi toscani e piemontesi. Bene: cambiate musica una volta tanto! Aprite i sensi ai tanti buoni Cirò calabresi: ecco, il Duca Sanfelice non deve assolutamente mancare, nel bagaglio personale di un wine lover, di un appassionato, ma anche di un esperto (in tanti si reputano esperti monotematici dei vini delle regioni di punta). Serve tanto)provare i Cirò per capire meglio la terra, i sapori, i colori, i vini (gli uomini e le donne che li fanno) di questa bella regione.

– Va dato grande merito (non è una sviolinata) all’azienda Librandi di Cirò Marina (KR) che ha scoperto ben 156 differenti varietà di vitigni autoctoni. Nel 2003 è stato impiantato un giardino varietale di 2800 viti, disposto a spirale, allo scopo di includere l’intera collezione di vitigni antichi raccolti. Su questi vitigni è stato avviato un progetto molto articolato:  studio del DNA, analisi ampelografica, studi virologici ed enologici, tutti affidati ad un pool di esperti coordinati dal wine maker piemontese Donato Lanati.

101-20150613_230941In abbinamento ai vini, abbiamo assaggiati, con vera golosità, i piatti preparati dal giovane chef del Ristorante le Giare di Bari, Giovanni Luzzi, particolarmente graditi dai colleghi della stampa estera (e non solo!). Sgombro scottato con insalatina di stagione; risotto “Carnaroli” riserva San Massimo mantecato con purea di finocchietto selvatico e parmigiano; il secondo, una scottona in osmosi di timo, contorno di rapa rossa e patate sotto sole e poi la delizia più assoluta nel dessert (ovviamente non abbinato al Cirò): zuppetta di frutta fresca e meringa alla francese. Una vera goduria! Applausi a scena aperta a Giovanni Luzzi!

www.radicidelsud.com
www.librandi.it

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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