di Manuela Zanni
Ne ha fatta di strada il vino rosato. Da quando si credeva  che fosse, anche perché in realtà lo era, un “intruglio” tra vino bianco e rosso, ne è passato di vino nelle botti (parafrasando un noto detto).
Proprio, sdoganare gli ultimi, persistenti, pregiudizi sui vini rosati è stato l’obiettivo della manifestazione “Drink Pink” organizzata presso il SAL – Spazio avanzamento lavori di Catania, lo scorso 16 luglio.

Gea Calì l’imprenditrice appassionata di vino, mente e anima dell’evento, il primo dedicato ai rosati siciliani, ce l’ha proprio messa tutta, riuscendo in pieno nel suo intento, per “dare ai rosati siciliani una propria dignità ed identità riconoscendone il valore unico e la qualità sempre maggiore raggiunta con il passare del tempo”, per dirla con le sue parole.

Presenti, a sostenere la causa “pro rosè “, tanti produttori siciliani che hanno deciso di puntare sulla  “Cenerentola dei vini” che, una volta indossato l’abito da sera, incanta e affascina attirando l’attenzione su di sé. Diversi gli argomenti affrontati durante la tavola rotonda, moderata da Francesco Seminara, l’istrionico giornalista conduttore del programma radiofonico Soul Salad, che ha preceduto l’inizio della serata.

La tavola rotonda di Drink Pink

Primo fra tutti l’errata convinzione che il vino rosato sia una prerogativa esclusivamente femminile mentre, in realtà, “come una bella donna,  conquista sempre più gli uomini con un fascino discreto, sobrio ed elegante” ha detto Daniela Scrobogna, direttrice della didattica nazionale della Fondazione Italiana Sommelier, che ha anche sottolineato l’importanza  di ampliare l’offerta dei rosati all’interno dei ristoranti grazie ad una presenza di etichette “pink” più massiccia nelle carte dei vini.
Le fa eco Mauro Cutuli, sommelier e produttore di vino e olio, secondo il quale “la carta dei vini è fondamentale in un ristorante ed è importante tenerla sempre aggiornata con etichette che sappiano raccontare un territorio di cui, oggi più che mai, i rosati sono rappresentativi”.
“Credo che, al di là dei produttori, spetti a chi comunica il vino, dai giornalisti ai sommelier, riservare a questa categoria il giusto posto – ha detto Michele Faro, produttore della cantina etnea Pietradolce. “Se lo si propone in abbinamento ai piatti, grazie alla sua spiccata versatilità sarà molto più facile che venga richiesto – ha continuato Valentina Nicodemo della cantina Judeka – . Quindi non bisogna attendere che venga richiesto bensì stimolare la domanda”.
Se poi si pensa alla grande versatilità di un vino che “tecnicamente è tra quelli di più difficile realizzazione e che negli abbinamenti offre una  scelta più ampia sia rispetto ai bianchi che ai rossi”, come ha detto Marilina Paternò, giovane erede insieme alla sorella Federica, della Cantina Marilina, a conduzione familiare, ben si comprende che, in realtà, quello dei rosati sia, solo in apparenza, un mondo ostico e che, al contrario, una volta conosciuto apra un universo, ancora inesplorato, di opportunità.

Oltre alla presenza massiccia delle cantine siciliane, ben 55 tra le etnee e quelle dei tre valli, rievocando l’antica suddivisione della Sicilia in Vallo di Mazara, Val di Noto e Val Démone, non si sono certo tirate indietro le sette chef donna, coinvolte nella serata per preparare pietanze in abbinamento ai vini rosati. 
In particolare:

Bianca Celano di QQucina a Catania ha preparato la sua “Sicilia orientale” ovvero una aguglia con burrata, mandorle e melanzane.

Bonetta Dell’Oglio ha proposto:
“Avviso ai naviganti”: alici marinate in sale bilanciato e affumicate, marinate in olio evo  aromi freschi. Base croccante di molliche di pane di russello fritte e essiccate, granita di pomodoro riccio di Giovanna Musumeci  e spuma di capra Girgentana, fiori di more selvatiche e foglie di origano di bosco Madonie. Olio di Nocellara affumicato e polvere di cappero di Salina.

Rita Russotto, del ristorante Satra di Scicli ha proposto un’alalunga con verdure miste e maionese di sesamo.

Rosaria Maio della Trattoria Mirò di Valverde ha proposto una  calamarata con crema di melanzane,  pesce spada bottarga di Ciccio Sultano e menta , con una spolverata di mollica abbrustolita .

Oriana Foti dell’Accademia del Monsù di Catania ha proposto un piatto dello chef Alfio Visalli,  “Alici nude e crude”.

Valentina Rasà di Cucina Manipura ha preparato un riso venere con alalunga rosolata in padella e cavolo rosso.

E, infine, Sarah Cicolini del ristorante Santopalato di Roma ha portato un po’ della sua città nella sua  terrina di lingua e coda con salsa verde e giardiniera.

Non sono mancati  pane e dolci realizzati dalle fornaie Rosa Burgio del panificio Burgio di Serradifalco (Cl), Valeria Messina del panificio Biancuccia di Catania e dalla pasticcera Giovanna Musumeci di Randazzo che ha incantato i palati con un sorbetto, perfettamente in tema con la serata, al vino rosato. Ad addolcire ulteriormente i palati i cannoli ripieni di ricotta preparati da Alfio Visalli.

Ecco i dieci migliori assaggi dei vini rosati in degustazione

Baglio del Cristo di Campobello – Nero d’Avola rosè C’D’C’
Rosa antico brillante. Al naso esprime note floreali di rosa canina e fruttate di fragoline di bosco, susine e prugne. In bocca evidenzia una spiccata mineralità e  riprende i richiami fruttati e le erbe aromatiche. Finale in equilibrio tra acidità e sapidità.

Barraco – Rosammare
Nero d’Avola rosè. Chiamarlo rosato è un azzardo poiché  il suo colore, quasi amarena, ricorda un rosso. Il naso si fa apprezzare per le intense note di ciliegie, ma anche sorbe e lievi sentori di spezie miste, carruba e tabacco. In bocca ritornano il  frutto è le spezie per poi chiudere con  acidità e sapidità che allungano la persistenza del sorso.

Benanti – Etna Doc Rosato
Rosa buccia di cipolla. Naso intenso di frutti di bosco, melograno e lichi. Ma anche spezie miste. Bocca fresca, sapida ed equilibrata. Non vorreste finisse mai.

Cantina Marilina – Fedelie frizzante rosato da Nero d’Avola 
Colore rosa antico torbido. Olfatto floreale di rosa e viola ma anche fragoline di bosco e note citriche di arancia, mandarino e pompelmo rosa. In bocca il sorso è fragrante e fresco. Resta più in bocca che nel calice.

Porta del Vento – Maquè rosè  
Perricone vinificato in rosa. Rosa buccia di cipolla. Bel naso di melograno, fragoline di bosco e litchi. Bocca fresca, sapida e pulita che invoglia alla beva. Non vi accorgerete di aver finito la bottiglia.

Pietradolce rosato                                                                             

Rosato dai riflessi brillanti. Caratterizzato da sentori fruttati. fragole, ribes e lamponi. In bocca ha un sorso pulito e fresco. Vi sorprenderà per l’equilibrio tra acidità e sapidità.

Fischetti – Muscamento Etna Rosato da Nerello Mascalese
Rosa buccia di cipolla con riflessi brillanti. Naso dall’ intenso spettro olfattivo che va dagli aromi floreali di rosa canina e viola, alle note fruttate di fragole, lamponi e gelsi e cenni di spezie dolci come vaniglia bourbon, cannella e fava tonka. In bocca esplode in   freschezza e  sapidità, con un sorso armonico e persistente di cui vi ricorderete.

Paolo Calì e il suo “Osa! questo non è un vino tranquillo”
Come non lo è il suo produttore. E meno male aggiungiamo. Un rosato intenso, bella espressione di un territorio vocato al Cerasuolo che nel frappato rosè trova un vino dal nuovo brio e verve. La vibrante freschezza e acidità rendono il sorso intenso ed allineato con le note di ciliegia, ribes e gelsi percepiti al naso. Osate anche voi. Non ve ne pentirete.

Tenuta Masseria Setteporte – Rosato da Nerello Mascalese 
Alla sua prima uscita, debutta alla grande il primo fiocco rosa in casa Setteporte. Con un bel rosa antico offre al naso frutti di bosco, spezie e note floreali come rosa, viola e lavanda. La bocca è vivace e il sorso fragrante e persistente grazie alla spiccata mineralità. Buona la prima.