di Umberto Gambino

Conosco Donatella Cinelli Colombini da una quindicina d’anni. L’ho sempre vista come una donna di grande cultura: attenta, intelligente, vivace, lungimirante, creativa. Ieri è diventata presidente de Le Donne del Vino, l’associazione che raggruppa circa 700 fra produttrici, enotecarie, giornaliste, sommelier e comunicatrici del mondo del vino italiano. L’elezione è stata decisa a maggioranza (7 a 5) dal consiglio di amministrazione dell’associazione. Donatella Cinelli Colombini, titolare di due aziende in Toscana (Casato Prime Donne e Trequanda) ha avuto la meglio sull’altra candidata, la veronese Marilisa Allegrini. L’intervista che ci ha gentilmente rilasciato non poteva che essere un botta e risposta vivace e senza peli sulla lingua.      

Cara Donatella, innanzitutto complimenti per la nomina. Qual è il manifesto programmatico per il tuo triennio di presidenza? Quali gli obiettivi a medio e lungo termine?
“Lo avevo anticipato a tutte le socie in occasione delle votazioni nazionali, inviando per email le linee guida del mio programma. Preciso intanto che proseguiranno le nostre attività al Vinitaly e  l’iniziativa “Uomo dell’anno”, insieme alle attività organizzate dalle delegazioni regionali. Conto però di valorizzare e dare più visibilità al talento femminile soprattutto attraverso un grande evento nazionale sullo stesso format di quelli realizzati per il Movimento Turismo del Vino e per il Trekking urbano a Siena. Si chiamano “eventi a rete”: un filo conduttore unitario collegato a tante  realtà periferiche. Vorrei organizzare l’evento nazionale delle Donne del Vino dal 2017: prima faremo un test a livello locale, poi lo estenderemo a livello nazionale”.     

Cosa ti lusinga e cosa ti spaventa di questo impegno certamente oneroso e di grande responsabilità?
“Mi entusiasma lavorare per le tante donne di questa associazione che hanno sempre avuto più talento che opportunità. Riuscire a dargliele, queste opportunità, è per me una cosa bella: mi piacerebbe tanto. Cosa mi spaventa?  Giocoforza devo fare un confronto con le esperienze passate: le altre volte ho cominciato dal niente – vedi turismo del vino e trekking urbano – questa volta ho a che fare con  un tessuto e un convissuto ben precisi. Non è semplice cambiare passo, ma ci riusciremo. C’è un trend da rispettare però: bisogna muoversi perché nella civiltà di oggi chi rimane fermo rimane tagliato fuori. E’ crudele dirlo ma, chi non riesce a comunicare, muore”.

In effetti avete qualche problemino di comunicazione…
“Bisogna aggiustare tutta una serie cose, mutare approcci e di mentalità. Non è affatto facile. Ma ci metteremo a tavolino ed esamineremo questo aspetto importante: la nostra comunicazione all’interno, fra noi socie e il direttivo, e verso l’esterno, va cambiata e migliorata”. 

Che cosa serve alle Donne del Vino per compiere il salto di qualità?
“Bisogna condividere di più, lavorare su pochi progetti e di ampio respiro, portando la voce delle donne in tante e più sedi, italiane ed estere. Non voglio sembrare quella che critica il passato. Anzi, lo elogio in pieno. Quello che è stato fatto finora, in associazione, è stato encomiabile, frutto di lavoro e sacrificio. Lo sottolineo: è stato fatto tanto e bene. Magari, d’ora in avanti, bisogna provare a spiccare un salto deciso verso il futuro. Con più coraggio e insieme”. (Nda, il tag INSIEME è un concetto chiave di Donatella che tornerà nell’intervista). 

Stai già lavorando a dei progetti specifici a cui tieni in modo particolare per le Donne del Vino?
“Ne ho due nel cassetto, allo stato molto avanzato. Erano nel mio programma elettorale, le socie li conoscono già, e intendo portarli all’approvazione del Cda delle DDV. Uno l’ho battezzato,  in modo un po’ ironico, Quote Rosé: sono dei minicorsi della durata di un giorno, finalizzati a motivare e preparare le donne che intendono entrare nei consigli di amministrazione dei Consorzi del vino. L’altro è un evento nazionale, la Festa delle Donne del Vino, che si svolgerà prima dell’8 marzo nei luoghi del vino delle donne e dovrebbe essere rivolto soprattutto alle wine lover. Come si svolgerà? Parleremo di vino in modo femminile. L’idea nasce da un ragionamento semplice: l’uomo quando sceglie un vino pensa: “E abbastanza caro per la persona a cui lo devo regalare?”. La donna invece pensa: “Mi piacerà?” Ho incrociato i due pensieri, constatando che sono immagini legate alla scelta del prodotto completamente diverse. La donna non sceglie la bottiglia in base alla regione di provenienza o al vitigno, ma si orienta sulle pietanze portate a tavola: pensa cioè ad inserire correttamente il vino all’interno di un menù, rendendolo utile. Una tendenza consolidata soprattutto all’estero, dove le consumatrici donne sono più presenti e dove persino gli scaffali dei negozi sono ordinati per tipologia di scelta dei vini: sono più creativi e più femminili. Sono strutturati secondo l’utilità dei vini. Per scegliere a colpo sicuro un vino per antipasti, per grandi arrosti, per tutto pasto, per dessert, e così via. Noi donne siamo pragmatiche. Per noi la domanda chiave è: a cosa mi deve servire questo vino?”.

Organizzerai una campagna per aggregare nuove socie?
“Non una campagna. Dobbiamo creare progetti che convincano le donne del vino ad aderire alle DDV, in modo che ravvisino in questa nostra associazione delle utilità pratiche”. 

C’è anche una bassa propensione, in assoluto, ad organizzare eventi che non siano solo autoreferenziali (per le aziende delle singole socie) mentre dovrebbero essere più coinvolgenti. Come pensi di dare nuovo impulso all’aspetto creativo e organizzativo delle DDV?
“Non mi nascondo dietro un dito. Lo so. Il lavoro da fare è oneroso e difficile. Cercherò in tutti i modi di imprimere una svolta. Ce l’ho fatta con la piccolissima Doc Orcia, di cui sono preidente, sbloccandola e trasformandola completamente: ma quella è una realtà più concentrata e definita. Con le Donne del Vino è un’altra storia. Su certi progetti sarà necessario l’ardire di scommettere per vincere: perché la certezza del risultato non ce l’hai finché non arrivi fino in fondo. Ma tutte insieme (nda, torna il concetto) possiamo farcela!”. 

Il ruolo delle donne nel mondo enologico è in forte crescita. Sono sempre di più quelle che occupano ruoli di responsabilità diretta nelle aziende e non si limitano solo alla comunicazione e all’accoglienza dei visitatori. Siamo attorno a una percentuale del 30%…
“Attenzione alle percentuali! Bisogna analizzare meglio il dato. In questo 30% di cantine a direzione femminile ce ne sono molte come la mia: le donne sono mogli, figlie o parenti dirette dei titolari originari. Il manager donna, per arrivare in cima, deve superare enormi difficoltà. Dobbiamo pensare che il settore del vino ha ottomila anni d’età. Storicamente è una delle primissime attività umane, è sempre stato gestito dagli uomini. Basta leggere la Bibbia. Non solo. Bisogna allargare il ragionamento all’Europa e agli altri continenti. Da indagini svolte sulle aziende vinicole di California e Australia, pubblicate su Wine Echonomic, risulta che le donne wine maker sono il 9%. Un dato che stupisce. Come mai? Semplice: queste donne, pur dirigendo cantine di piccole dimensioni, sono così brave da sembrare un numero enormemente più grande. In Italia accade la stessa cosa: molte donne sono talentuose ed emergono. Da noi è un periodo particolarmente virtuoso per le donne del vino: oggi sono donne per esempio il direttore generale di Assoenologi, Gabriella Diverio, il presidente della Fisar, Graziella Cescon, il direttore generale di GIV, Roberta Corrà. Cominciano a vedersi le prime crepe nel tetto di cristallo. Noi donne del vino dobbiamo lavorare tutte insieme (nda, terza citazione) per migliorare il mondo del vino, non per togliere spazio agli uomini, ma per dargli nuove opportunità. Come ha insistito, due mesi fa, il professor Andrea Rea, dell’Università Bocconi di Milano: “Il mondo del vino italiano deve smettere di pensare solo al prodotto. Deve  concentrarsi invece sul cliente, migliorando il marketing e la comunicazione. Finché ciò non accadrà, non avrà prospettive pari a quello dei paesi concorrenti”. E ha ragione! Pensiamoci bene: marketing e comunicazione sono competenze soprattutto delle donne che, fra i produttori, sono presenti con una maggior percentuale di scolarizzazione, sono quasi tutte laureate e provengono spesso da altre esperienze professionali. Allora? Lasciate che le donne occupino questi spazi. Solo così il vino italiano andrà verso un futuro più forte”.  

E’ di pochi giorni fa la notizia della costituzione di una nuova associazione al femminile, le Donne della Vite. Se ne sentiva la necessità? Invece di unire le forze, non si corre il rischio di frammentarsi ulteriormente?
“Siamo amiche da tanti anni con alcune di loro. Una, Clementina Palese, mi ha telefonato, proponendomi scherzosamente: “Spero non ti eleggano presidente DDV, così vieni da noi”. Una battuta, ovviamente. Questa mattina mi sono sentita con Costanza Fregoni: c’è la volontà di lavorare insieme. Il loro ambito d’interesse è più da tecnici. E’ la chiusura del cerchio. Non c’è frammentazione. Io ci vedo un’opportunità, un arricchimento”.

Per chiudere questa intervista, ricca e vivace (com’è nel tuo carattere) hai coniato uno slogan per il tuo mandato?
“Una parola sola: insieme!”.
A Donatella gli auguri di buon lavoro da tutti noi di Wining (sito molto al femminile). Siamo certi che sarà un successo!