di Patrizia Pittia 

Cari lettori, per questa visita in cantina scelgo la prima domenica di maggio e  ritorno con piacere in Slovenia. La giornata nuvolosa, minaccia pioggia, ma noi appassionati del buon vino non ci facciamo prendere dal panico.  La destinazione è un’azienda piccola e storica: Dobuje. L’attuale proprietario è Robi Bucinel. Ci incontriamo da diversi anni al Vinitaly, lui un vero gentiluomo, sempre carino e disponibile. Durante le poche pause della fiera ho assaggiato i suoi vini, piacevoli, di struttura e ho promesso che gli avrei fatto visita. Detto fatto. L’azienda  si trova nel cuore del Collio Sloveno, la Brda, a 10 minuti dall’ex confine di Vencò. Prendiamo la strada per Dobrovo, bellissimo il panorama: un alternarsi di colline coltivate a vigneto, veri gioielli della natura, allineati perfettamente e dipinti di verde dai primi germogli. Prima della larga curva che porta a Dobrovo, saliamo verso la frazione di Snezece: case ordinate, giardini e balconi fioriti, mi si apre il cuore. La chiesetta del paese svetta con il suo candido campanile bianco,  a destra la strada sterrata che ci porta all’azienda immersa in un prato verde smeraldo.

Qui ci accolgono Robi  e la moglie Tania. “La famiglia Bucinel – racconta Robi – coltiva la terra e alleva gli animali in questo luogo da sette generazioni. Si è sempre fatto il vino. Mio nonno lo forniva sfuso nella zona di Manzano e nel Cividalese. Dopo la seconda guerra mondiale i confini cambiarono nuovamente e, dal Regno d’Italia, questa terra passò alla ex Jugoslavia, ora divenuta Slovenia. In tutti questi anni la mia famiglia non si è mai persa d’animo, continuando a coltivare la vite”.

Papà Roman e mancato pochi mesi fa. Robi ha lavorato per cinque anni alla cantina Sociale di Dobrovo. Ha sempre avuto un sogno: costruire la propria cantina. Nel 1999 tutto questo si è avverato, con la decisione di imbottigliare i vini con etichetta Dobuje che deriva da Dob (Quersus Robur) la quercia che maestosa si erge in mezzo al giardino della proprietà. Nel 2008 Robi diventa proprietario unico dell’azienda che conta circa sette ettari a 130-150 metri sul livello del mare,  una parte vicino al confine Italiano, ai piedi della catena montuosa del Kolovrat e  del Sabotino ( triste teatro della prima guerra mondiale).
Il terreno prevalente è una marna-arenaria. Robi vuole accompagnare noi ospiti verso le vigne e nonostante il terreno fangoso accettiamo volentieri questa sfida.  Qui ogni vitigno, dopo anni di studio e prove, ha trovato la collocazione perfetta e i vini prodotti risultano di altissima qualità. L’uva che ha trovato il suo habitat migliore è la Ribolla Gialla, ma anche il Sauvignon, il Pinot Grigio, lo Chardonnay, il Merlot, il Cabernet Sauvignon e – ultima nata – la Malvasia Istriana  commercializzata lo scorso anno. Il tipo di allevamento è Guyot, circa 5000 piante per ettaro, poca produzione per ceppo. I prodotti usati sono a basso impatto ambientale.

Continuiamo il nostro giro e, nonostante la fatica – un saliscendi continuo – la vista dei vigneti in germogliamento è impagabile. Finalmente è arrivato il momento di degustare. Prima un passaggio in cantina, troviamo cisterne in cemento e acciaio, che Robi usa per la fermentazione e l’affinamento dei vini bianchi, e diverse botti ovali in rovere destinate all’affinamento dei vini rossi e per l’uvaggio bianco.

La degustazione si svolge nella casetta in pietra vicino alla cantina nuova: pensate che ha 300 anni ed è la casa natale di Robi. Entriamo: vecchi travi al soffitto e le pareti tutte in pietra, su un soppalco il grande tavolo in legno pronto per la degustazione. Piccole finestre che si affacciano sul vigneto, la luce che trapela rende tutto magico, su uno storico mobile un lindo centrino bianco ricamato, appoggiato un quadro  che ricorda la natività; nella stanza accanto la vecchia cucina con stufa a legna.  Ma ecco i vini degustati.

Tasting

Ribolla Gialla 2013 – Un blend da due vigneti con esposizioni ed età d’impianto diverse (1968 e 1985), da  terreno di marna (ponca). Una bella annata, calda, le uve raccolte mature rimangono a macerare 12 ore; dopo la fermentazione, sui lieviti selezionati fino al  mese di aprile; poi il travaso per rimanere fino a Ottobre in acciaio; affinamento in bottiglia per 6 mesi. Giallo verdolino nel bicchiere, sentori fruttati di mela golden; in bocca è fresco, sapido, molto minerale e ritornano i sentori fruttati.

Malvasia Istriana 2013 –  L’ultima nata, il vigneto ha cinque anni, le uve subiscono sei ore di macerazione. Nel calice giallo verdolino intenso. Al naso lieve aromaticità che con l’aumento della temperatura si fa più evidente ed elegante insieme a note fruttate di albicocca. Al palato è fresco con forte vena minerale e grande persistenza gusto-olfattiva. Mentre degustiamo Tania ha preparato per noi dei gustosi abbinamenti: prosciutto crudo  prodotto in zona stagionato 24 mesi, salame e un formaggio da pascoli di montagna, sopra Tolmino, stagionato 18 mesi.

Sauvignon 2013 – Anche per questo vino due vigneti di annate diverse: 1992-2000, cloni Sloveni e R3, uve raccolte a piena maturazione, 4 ore di macerazione prima della fermentazione. Al naso ti aspetti i soliti profumi intensi che siamo abituati a sentire per questo vitigno, invece ci sorprende con note eleganti, di sambuco, leggermente fruttato, fresco , morbido e una speciale mineralità. Lo vedrei bene abbinato con un tortino agli asparagi verdi e ricotta affumicata.

Pinot Grigio 2012  – Da piante vecchie 20 anni. Le sei ore di macerazione lo rendono leggermente rosato. E’ intenso al naso con note di frutta matura e retrogusto amarognolo, ma equlibrato. 14 gradi dichiarati. Vino molto complesso. 

Maria Nevea 2009 –  E’ questo un uvaggio bianco dedicato a Maria Snezna ( Santa Maria della neve) patrona del paese, al cui festa si celebra il 5 Agosto. Il blend è 40% Ribolla Gialla, 30% Chardonnay, 30% Pinot Grigio. Il vino si produce solo nelle migliori annate, con uve mature dei vigneti più storici. Vinificazione separata per ogni vitigno, 24 ore di macerazione, fermentazione in acciaio, 10 mesi sui lieviti, segue l’affinamento in botte per 18 mesi, poi assemblaggio e ulteriori 6 mesi in bottiglia. Luminoso giallo paglierino,note vanigliate e di smalto inondano le narici; in bocca caldo e molto minerale, frutta matura, fresco, molto persistente e complesso: un vino importante da abbinare a piatti di grande struttura aromaticità.

Merlot 2011 – “Un rosso che dà grandi soddisfazioni”, dice Robi, da vigneti del 1973 su terre di marna-arenaria. Sette giorni di macerazione e fermentazione in acciaio, dopo la malolattica, il 50% si affina in botti di rovere. Rosso rubino, frutta matura al naso e piacevoli spezie; in bocca i tannini ancora giovani. Denota comunque una buona eleganza. Perfetto con costata ai ferri con gli amici del cuore.

Crno  2009 (nero) – Anche questo uvaggio rosso si produce solo nelle annate migliori: 70% Merlot, 30% Cabernet Sauvignon. Il  vigneto del Merlot ha 40 anni e il Cabernet Sauvignon 20 anni e si sviluppa sulle marne. Lunga fermentazione per 30 giorni in tini di legno, passaggio in acciaio per 12 mesi e ulteriore affinamento in botti di rovere per 24 mesi. Rosso rubino intenso, note fruttate e spezie dolci, liquirizia in primis. In bocca tannini morbidi, confettura di frutta rossa e spezie. Complesso e intenso. Lo degusto con il formaggio stagionato, connubio perfetto. Da tenere in cantina.

Chardonnay 1999 – Che bella sorpresa ci hanno riservato Tania e Robi! E’ il vino che ricorda l’anno di inaugurazione della nuova cantina. Giallo dorato nel calice. Da uve raccolte molto mature: 14,5 % alcol per questo vino dai sentori di crema pasticcera, albicocca disidratata e note ben evolute. Fresco in bocca con retrogusto di mela cotogna, piacevolmente complesso. SI sposa bene con torte salate o crostate di frutta.

Che dire cari lettori! Questa visita è l’ennesima conferma dei grandi passi che stanno facendo i viticoltori Sloveni, impegnati a 360 gradi, appassionati del proprio territorio e molto legati alle tradizioni. Vi saluto girandovi un pensiero di Robi che è anche il suo motto: “Cerco l’armonia ovunque: in me stesso, nella natura, in ogni cosa prodotta con le mani o l’intelletto e naturalmente anche nei vini”.

www.dobuje.com

 

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A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

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