di Umberto Gambino
Una bella degustazione d’inizio estate ricordata a fine estate. Non c’è male davvero. E se il ricordo resta impresso e indelebile, allora le emozioni sono state davvero forti. In questo caso, determinante è stata la location: la terrazza del “Donna Camilla Savelli” Voi Hotel, nello storico quartiere di Trastevere, grazie alla vista mozzafiato sulle bellezze storiche della Capitale. Indimenticabile il tramonto, con i suoi giochi di colori e il sole che diradava fra gli agili colli, sullo sfondo il Vittoriano e le cupole delle chiese che facevano capolino fra i tetti di Roma. Come indimenticabile è stato il vento che ha tormentato gli assaggi, innalzando il livello di suspence dell’evento.

Ma parliamo di vini. “Vini marini”, dotati tutti di caratteristiche “saline” anche se non tutti nati da uve coltivate nelle vicinanze del mare o di un fiume. E’ stata vincente la scelta delle nove etichette proposte dall’associazione “Divinamente Roma”, un gruppo di appassionati sommelier romani, cultori dei buoni vini, attenti scopritori di “chicche” enologiche da proporre in eventi a tema. Scelte che condivido pienamente. Mi complimento perciò con Antonio Mazzitelli, Catia Minghi, Antonello Mostacci, Renato Procacci, volti e cuori di “Divinamente Roma”, e passo subito a raccontarvi i nove “vini marini”, ma non troppo.

I nove vini degustati

Bisson – Abissi Riserva Pas Dosè 2014 DOC Portofino
Da uve Bianchetta e Vermentino, metodo classico. Sui lieviti per 24 mesi. La caratteristica che lo rende unico? Le bottiglie riposano in affinamento, in casse depositate in fondo al Mar Ligure, al largo di Sestri Levante. Com’è? Giallo dorato nel calice, perlage fine e persistente. Al naso non subito intenso e aperto. Bisogna aspettarlo un po’, dargli tempo: poi escono timo e salvia, il salmastro evidente, muschio e ginestra. Bocca (ovviamente) molto sapida, di buona freschezza, decisamente petillant, con note di nocciola, mandorla e mandarino nel finale.
Buona persistenza e discreta evoluzione. Viste le premesse, ci si poteva aspettare qualcosa di più.

Crateca – Ischia Bianco 2017 
Da uve Biancolella coltivate a Casamicciola, sull’isola d’Ischia dalla famiglia Castagna. Affinamento e vinificazione in acciaio. Giallo paglierino nel calice, il naso spazia tra fiori bianchi, pera, erbe di campo e tocchi di spezie aromatiche. Il sorso ha una componente forte di agrumi freschi (i classici limoni campani del limoncello), poi è agile, di buona morbidezza e tanta acidità. In chiusura si fa calcareo, minerale e ancora agrumato. Giovane e di prospettiva, ma pienamente frutto del territorio da cui nasce.

Barone di Serramarocco – Quojane 2017
L’azienda, guidata oggi da Marco di Serramarocco, si trova a Fulgatore (Trapani) e i vigneti nel territorio di Erice. Conoscevo già il vino, da uve Zibibbo in purezza, uno dei più nitidi esempi di questo autoctono siciliano. Note di tiglio, zagara, acqua di rose, iodato e smaltato. Gusto sapido, di buona freschezza, un po’ monobasico. L’intensità non è il suo forte, ma la tipicità dello Zibibbo è rispettata pienamente. Rimane un rebus ancora insoluto: quale può essere l’abbinamento giusto per un vivo del genere?

Barberani – Luigi e Giovanna – Orvieto DOC Classico Superiore 2012
Ci spostiamo in Umbria, regione che mi è molto cara, per bere un Orvieto che si rivela una bomba! E’ tutto Grechetto con un piccolo saldo di Trebbiano (5%). Note mielate di vaniglia, crema pasticcera, chantilly, pesca bianca. Si apprezza la parte evoluta ma non perde affatto in freschezza. Gusto molto intenso, sapido, minerale, avvolgente, con piacevolissimo finale di mandorla. Un bel bianco garbato, lungo, davvero delizioso. Il 5% delle uve è colpito da muffa nobile: tocco di classe in più. Affinamento per 6 mesi  in botti di rovere da 28 hl poi un anno in bottiglia.
Il migliore dei nove degustati.

Fenech – Malvasia delle Lipari Passito 2016 
Un classico dei vini marini e (non poteva essere altrimenti) proviene dalle Isole Eolie e precisamente dall’isola di Salina. Un vino che anno dopo anno conserva intatto il suo fascino. Un altro “deja vù” per me. Al naso molto lineare e caratteristico: albicocca passita, miele, fichi, caramella d’orzo e pompelmo. Il sorso punta più sull’eleganza che sulla potenza o la concentrazione: è avvolgente, equilibrato, dolce il giusto, non stucchevole, e in chiusura una polposa pesca sciroppata.

Athinà Wine – Santorini 2014
Non solo vini marini italiani. Dalle isole elleniche ecco la quintessenza del vitigno autoctono Assyrtiko. Le uve provengono da quattro vigneti diversi dell’isola di Santorini. Alla fine della fermentazione il vino matura con le fecce per un periodo di 5 mesi e, in seguito, con le fecce fini fino a primavera. Nel giallo dorato si nota l’evoluzione. Al naso frutta candita, nocciola tostata, pinoli, camomilla, lavanda, mela cotogna. Gusto molto sapido, davvero salato, persistente, nel finale fichi secchi e la nota di idrocarburo che ne sancisce la mineralità vera. Anzi, è proprio vulcanico. Trattasi di vino prefillossera, o “tridimensionale”, come si usa dire. Molto particolare, non banale. Piaciuto assai!

Saint Clair – Pioneer Block 1 – Sauvignon Blanc 2016 
Dalla mitica terra del Sauvignon a tutto tondo (Marlborough, Nuova Zelanda) ecco un vino che nel calice corrisponde pienamente ai terreni profondi e ricchi di acqua della valle di Wairau, posti a tre metri sotto il livello del mare. Terre fertilissime, soggette spesso a inondazioni. Al naso e al gusto tanta roba! Note di erba tagliata, kiwi, ortica, foglia di pomodoro, sambuco, tiglio. Al palato è intenso, sapido,, avvolgente, polposo, molto lungo. Anzi, addirittura fluttuante, materico, verticale. Sono i vini dell’”Altro Mondo”, ruffiani e piacevolissimi.

Moreux – Des Monts Damnès – Appellation Sancerre Controllèe – Sauvignon  2016
Vignerons a Chavignol,  Roger e Cristophe Moreux producono solo 6.000 bottiglie di un vino che – a mio parere – risulta un “ibrido” fra dolce e secco, con la sua nota vanigliata, snello (anche tanto) e non incisivo al gusto. Fra i due Sauvignon, il confronto è impietoso, ma i territori sono assai diversi. Forse troppo giovane?

Heyman – Lowenstein – Schieferterrassen Riesling in magnum 2008  
Fra i vini “marini” in chiusura non poteva mancare un ottimo Riesling della Mosella. Proprietari dell’azienda sono Reinhard Löwenstein e Cornelia Heymann, da Winningen (Germania). Nel calice è molto evoluto (grazie alla Magnum): sprigiona agrumi, frutto della passione, fichi secchi, noci, nocciola, vaniglia, tostato di caffè e ancora burro, salvia e tanto idrocarburo. E’ lui: il Riesling che connota il nuovo stile della Mosella. Bocca quasi dolce, morbida, succosa, che chiude nel finale su una scia di papaya e frutta candita. La delizia finale. Prosit! E complimenti vivissimi a “Divinamente Roma” per aver saputo organizzare alla perfezione, scegliendo nove vini che non lasciano indifferenti.