di Umberto Gambino 
E’ sempre piacevole condividere impressioni, emozioni e valutazioni degli autoctoni caratteristici di una regione comodamente nella propria città di residenza. E’ tanto più piacevole quando a organizzare una bella degustazione comparativa è una brava e competente ex collega di corso AIS come Monica Coluccia.

Ho apprezzato l’idea di puntare sul vitigno Albana di Romagna, proposto però nella sua versione secca, che è quella più vera e forse più naturale. Diciamo la verità: quando sentiamo parlare di Albana di Romagna DOCG, il pensiero corre alla tipologia più famosa: quella passita o addirittura quella beneficamente plasmata dalla muffa nobile. Invece non tutti sanno che è il vino Albana secco quello che permette ai produttori di macinare vendite e volumi. Ma non è solo un fatto puramente commerciale: se un viticoltore sa vinificare un Albana secco a regola d’arte, riuscirà – quasi certamente – a produrre un eccellente passito dallo stesso vitigno. Insomma, l’Albana secco è un banco di prova assai tosto. Ecco perché dobbiamo essere grati a Monica che ci ha fatto scoprire e bere un vino diverso e dalle diverse sfaccettature. Perché, anche in terra di Romagna, l’influenza del microclima e del territorio si fa sentire, eccome, sui vini finali.

L’Albana è l’uva simbolo della Romagna. Il grappolo quando è pienamente maturo, è molto lungo e verticale. Abbiamo visto delle foto di grappoloni quasi “giganti”. La buccia dell’acino è spessa: nonostante sia un vitigno a bacca bianca, il vino finale è anche tannico. Ne abbiamo avuto la conferma assaggiando questi Albana in versione secca. Caratteristica comune: l’influenza che hanno sui vini le diverse tipologie dei terreni: alcuni sapevano proprio di calcare. Da notare anche la bassa altitudine (non oltre i 250 metri) dei terreni vitati. Una viticoltura quasi a livello di pianura, ma con radici ben profonde. Tanti vigneti antichi e poi – altro punto in comune – quasi tutti i produttori presenti qui a Roma si sono convertiti all’agricoltura biologica. L’unico “convenzionale” è Gallegati.

Dieci sfumature di Albana di Romagna

Ecco i 10 Albana di Romagna in ordine di presentazione e senza classifiche. Impressioni a “stile libero” nel calice, senza valutazioni. Chi si vuole dilettare con le note tecniche può leggere le parti in corsivo.

  1. Forlì Bianco IGP 2016 – Marta Valpiani

Fanno tutto da sole Marta Valpiani e la figlia Elisa Mazzavillani, che ha presentato il vino a Roma. Una bella azienda in rosa, nelle terre di Castrocaro Terme. Le uve da cui nasce il vino sono quelle del Vigneto Cozzi, dove il terreno è calcareo argilloso: solo 3 ettari, un misto di 3 cloni vecchi di 30 anni, a 170 metri di altitudine.
Giallo paglierino limpido nel calice mostra subito la sua matrice gessosa, lieve, gentile, fra un bouquet di fiori di campo e una spruzzata di mandarino. In bocca è lieve ma progressivo, fresco, immediato, di una sapidità non eccessiva e un bel finale agrumato. Tipiche sensazioni tanniche. 
Note tecniche. Diraspapigiatura e pressatura soffice. Il 10% dei grappoli va in pressa intero. Fermentazione spontanea con lieviti indigeni in piccole vasche d’acciaio. Sosta sulle fecce per 6 mesi con batònnage. Non fa chiarifica né stabilizzazione né malolattica. Affinamento per 5 mesi in acciaio, poi riposa in bottiglia fino alla commercializzazione. Solo 1295 bottiglie prodotte. 

  1. Romagna Albana Secco Bianco di Ceparano DOCG 2016 – Fattoria Zerbina

Sulle colline di Marzeno (Faenza) c’è un bel vigneto ad alberello datato 1980. Fattoria Zerbina (di Cristina Geminiani) è famosa in tutto il mondo per il suo passito Scacco Matto, sapientemente intriso di botrite cinerea (muffa nobile): un vino che può fare tranquillamente concorrenza ai migliori Sauternes.
Qui, nella capitale, a due passi da San Pietro, la Fattoria, invece, ha dato una grande dimostrazione di sapienza enologica. Questo Albana secco – presentato da Henry-David Polacco, responsabile commerciale Italia-Europa –  assume i connotati di un perfetto bianco nordico: pepe bianco, salvia, timo, bosso, zafferano, racchiusi in un vivace quadro aromatico, punteggiati da cedro e clementina. E c’è, netta, la matrice gessosa. Gusto intenso, sapido, di buona concentrazione, lungo e persistente. E’ un vino completo che chiude in equilibrio perfetto e con una bella nota salina. Conquista subito!
Note tecniche. Dopo la fermentazione fa affinamento sulle fecce fini per 6 mesi in vasche di cemento. Poi chiarifica leggera e stabilizzazione.

  1. Romagna Albana Secco “Progetto I” DOCG 2016 – Leone Conti

Presentato da Francesco, nipote del titolare, l’Albana trae origine da tre vigneti diversi in località Oriolo e Santa Lucia, nei pressi di Faenza, per un totale di tre ettari, fra 50 e 80 metri di altitudine.
Sentori di sale e spezie, rosmarino, note di grano, poi aromatiche, e ancora pepe e ribes bianco. Il sorso presenta una nota molto morbida, quasi zuccherina: è fresco, calorico, di buona persistenza. Si sente tutta, in bocca, la netta matrice calcarea.
Note Tecniche. Allevamento a pergola romagnola e casarsa. Vigneto quasi tutto convertito al regime biologico. Vinificazione in acciaio, poi maturazione 6 mesi in acciaio e altri 3 mesi in vetro. 15.000 bottiglie.

  1. Romagna Albana Secco Corallo Giallo DOCG 2016 Gallegati

Antonio e Cesare Gallegati producono Albana dal 1998. Le vigne vecchie di 60 anni si estendono sui Monti Coralli a Brisighella (in provincia di Ravenna). Siamo a 200 metri sul livello del mare. Caratteristiche Ie argille azzurre del Pliocene, fini e calcaree.
Il vino è di un giallo paglierino che vira al dorato. Note calcaree evidenti, fiori di campo, ginestra. Gusto salino, quasi morbido, di buona intensità e media lunghezza. In questo, forse più che in altri si apprezza la componente tannica. 
Note tecniche. Pressatura soffice delle uve e in parte leggera macerazione sulle bucce per circa 8 giorni. Poi fermentazione in acciaio inox e imbottigliamento in primavera.

  1. Romagna Albana Secco Vigna Rocca DOCG 2016 Tre Monti

Vigna della Rocca (vecchia di 50 anni), cresce su terreni scuri: si trova a Petrignone, nella zona di Forlì, a 120-150 metri di altitudine. Nel vino però finiscono anche le uve di Serra (Imola), dove le argille sono chiare, formando un mix di due terre.
Naso verace e nature con le sue note di agrumi dolci e mela cotogna. Gusto sapido, contenuto, magrolino, di buon equilibrio. 
Note tecniche. 70% macerazione sulle bucce, 30% pressatura soffice, vinificazione in acciaio. 20.000 bottiglie.

  1. Romagna Albana Secco GioJa DOCG 2016 – Giovannini

Le uve sono quelle di Podere Bellana (Imola), un terreno argilloso e limoso con vigneti di 30 anni.
Titolare (insieme a al padre Giorgio) è Jacopo Giovannini, presente all’evento romano.
L’Albana porta in etichetta le prime sillabe dei due titolari. Risalta ai profumi la nota di idrocarburo. Somiglia molto a un Riesling. Sorso avvolgente, sapido, intenso, il finale è di arancia amara. Sorprende in questo bianco l’equilibrio perfetto nonostante i quasi 16 % alcol.
Note tecniche. Vinificazione con lieviti autoctoni, 8 mesi in cemento sui lieviti.

  1. Ravenna Bianco Sabbia Gialla IGT 2016 – Cantina San Biagio Vecchio

Lucia Ziniti e Andrea Balducci hanno messo su cantina a San Biagio Vecchio (Faenza). Le vigne si trovano a 190 metri di altitudine. Le piante crescono su sabbie di origine pleistocenica miste ad argille rosse e piccole vene di argille calcaree. Il classico terreno di medio impasto.
Al naso (e poi al gusto) si percepiscono nette le note più mature, la mela cotogna, gli agrumi. Sorso molto rotondo, fresco: sembra un’ottima orzata alcolica. In chiusura una nota dolce, quasi di pesca gialla.
Note tecniche. Macerazione del mosto sulle proprie bucce per un giorno, maturazione in vasca d’acciaio per 6 mesi.

  1. Romagna Albana secco Santa Lusa DOCG 2015 – Ancarani

I titolari, Rita Babini e Claudio Ancarani (per gli amici “l’Agricolo”), hanno costruito una piccola e dinamica realtà in quel di Oriolo dei Fichi (Faenza) a 140 metri di altitudine. Il Santa Lusa ha un anno in più degli altri finora assaggiati e già si capisce quale possa essere il potenziale di longevità del vitigno Albana.
Naso intenso, incentrato sul floreale, ma con tinte speziate e quasi aromatiche. Un bouquet impudente!
Al gusto inizia morbido, rotondo, quasi dolce, poi è fresco con un pizzico di sapidità. Finale amarognolo su una decisa scia tannica.
“Il vitigno Albana ci racconta bene l’annata e bisogna lasciarlo parlare”, spiega Rita Babini. Va assecondato e lui sceglie da solo la sua strada: sempre quella giusta!
Note tecniche. Diraspatura e normale pigiatura del mosto in presenza delle bucce per 3-5 giorni. Svinatura e pressatura soffice. Maturazione di 3 mesi sulle fecce, poi affinamento in vasche di cemento per 12 mesi. Poi 3 mesi in bottiglia.

  1. Vino Bianco Arcaica 2015 – Paolo Francesconi

Dal territorio di Sarna (Faenza), ricco di argille rosse e da vigne di vent’anni allevate a Guyot e pergola romagnola. Azienda Biologica dal 1992, ma Paolo strizza l’occhio al biodinamico. Caratteristico per l’affinamento in minima parte in anfora di terracotta
Nel calice note macerate e lievemente ossidate. Giallo dorato. Profuma pera williams e fieno. Floreale di ginestra, timo, bouquet interessante ma non nitido a sufficienza. Sorso immediato, ampio, subito sapido con un pizzico di dolcezza. Minerale al punto giusto e buona persistenza.
Note tecniche. Affina per il 90% in acciaio e per il 10% in anfora terracotta. Utilizza solo lieviti indigeni. Macerazione di 60 giorni.

  1. Ravenna Bianco MonteRrè IGT 2014 – Vigne dei Boschi

Da un vigneto impiantato nel 1985, da Katia e Paolo Babini, dopo diverse selezioni clonali, in località Vigna della Rosa a Brisighella, a 150-200 metri. Terreno bianco calcareo.
Nel vino c’è piena corrispondenza fra terra di origine e sensazioni gusto-olfattive. E’ diverso e più evoluto rispetto a tutti gli altri Albana. Note calcaree e argillose, chicchi di caffè, orzo, timo e salvia, fruttato giallo. Gusto citrico, intenso, morbido, buona concentrazione: ha spalle e muscoli. E’ l’unico che conosce il legno, ma con stile.  
Note tecniche. Vinificazione in tonneau di rovere francese di Allier di secondo passaggio. Rimane in maturazione nelle stesse botti per 24 mesi.

In conclusione, che dire? L’Albana di Romagna secco è una bella scoperta: davvero!   

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