di Daniela De Morgex
In terra di Testaccio, a Roma, il 9 marzo sono entrata nella Città dell’Altra Economia, in un ambiente di vignaioli e cantine artigiane alla scoperta gustativa di vini all’insegna del natur: oltre 200 prodotti da uve bio o biodinamiche, curate con metodi spontanei e non invasivi, in cui si sono cimentati diversi produttori italiani, oltre qualche spagnolo ed austriaco.

Il VAN (Vignaioli Artigianali Naturali) è il luogo eletto per chi dichiara amore per l’ambiente. E’ uno spazio dove si realizza nel vino la propria storia e cultura, ci si rappresenta e si interpreta il proprio terroir.
E’ la fiera dei “poeti della terra” dove, tra i tanti, se ne incontra sempre uno che è un po’ più poeta degli altri. 

E’ il caso del piemontese Daniele Saccoletto, con la sua azienda vitivinicola di 11 ettari fra i comuni di S. Giorgio Monferrato e Rossignano Monferrato, in provincia di Alessandria, con una produzione di 15-20.000 bottiglie l’anno.

Azienda a conduzione familiare da oltre 40 anni, e così Daniele vorrebbe che continuasse ad essere, con ostinazione, nonostante i suoi due figli – una radiologa ed uno studente di filosofia – non abbiano ereditato la passione paterna, tanto da raccontare di voler cedere parte delle sue terre a chi sarà disposto a portare avanti l’azienda che tanto ama, ragione della sua vita.

Col grembiulone nero, le mani nodose del coltivatore diretto ed il volto arrossato dal sole durante i lavori in vigna, con la sua contenuta affabilità ed il suo parlare diretto che ben poco ha a che fare con raffinatezze relazionali da marketing, Daniele ti affascina per semplicità e schiettezza.

I suoi prodotti hanno macerazioni lunghe, bassi solfiti e…tappi a vite, un particolare che colpisce in una zona di antica tradizione vinicola come il Piemonte, dove il sughero l’ha fatta sempre da padrone.

I suoi vini riflettono il produttore perché sinceri e ruvidi al contempo.

Sono bio, fuori DOC ed hanno etichette che ricordano giochi infantili: ogni tipologia ha il suo colore, creato intingendoci dentro le dita e sporcando la carta, trasferendone così il colore con macchie sfumate di varie tonalità.

I vitigni sono la Barbera, il Grignolino, la Freisa, il Nebbiolo ma anche il Moscato Bianco.

I nomi di fantasia : Cornelasca, Fiordaliso, Minerva, Tradizione, Fornace, Aurum, Brina…termini che richiamano il territorio, la montagna, la ruralità, la natura, tutti affinati in acciaio tranne l’Aurum che fa 24 mesi in botte piccola.

Una realtà immediata, in bocca sorprendente piacevolezza ed al naso grande pulizia per vini così natur. Un plauso particolare alla Freisa del Fiordaliso.

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      Ma perchè manifestazioni come il VAN richiamano tanto pubblico, specialmente molto giovane? 
      Perchè l’interesse per il biologico ed il naturale è in così netta espansione?
     Investire oggi nella “salute” si è rivelato un concreto fattore di spinta per il business in generale, e del vino in particolare, specie nel lungo periodo.
     Mi spiego meglio.

Mentre chi opera oggi nel settore dei vini di fascia medio-alta si trova a competere anche sui centesimi, la scelta del prodotto da agricoltura biologica costituisce un’occasione per aumentare il valore percepito dal consumatore e quindi per poter alzare il prezzo, tentativo altrimenti impossibile se non attraverso investimenti ben più ingenti nel valore percepito del brand.

Il vino italiano, favorito dal clima e da ragioni culturali, si è pertanto avvicinato al BIO più dei competitor, anche se poi le denominazioni che ne trarrebbero più beneficio (quelle di fascia medio-bassa che non riescono ad aumentare i prezzi) sono proprio quelle con le maggiori resistenze ad invertire la rotta.

Si guardi invece l’esempio virtuoso del Franciacorta che ormai ha l’80% di produzione bio, caratteristica che di sicuro farà valere in futuro nella sua immagine internazionale come rispettosa non solo dell’ambiente ma anche della salute dei degustatori, giungendo sicuramente col tempo a sfidare anche il gran mondo dello Champagne.

Secondo i dati di FederBio, nel 2016 gli ettari vitati a biologico erano nel mondo circa il 5,3% del totale. Di questa percentuale l’Italia da sola rappresentava il 28%, mentre in Europa ne rappresentava il 12% contro il solo 9% della Francia.

Si tratta di un trend in costante crescita: le richieste dei “millennials” sono più puntuali ed attente agli aspetti “salute” ed etici rispetto a quelli delle vecchie generazioni. 
E non si tratta solo di un effetto-moda.

www.vignaioliartigianinaturali.it