di Patrizia Pittia 

Cucinare “Per Piacere, Per Mestiere”: recitava così la locandina della fiera dedicata al mondo  dell’enogastronomia e delle tecnologie per la cucina, alla sua terza edizione presso la fiera di Pordenone. Ideatore e organizzatore il bravissimo Fabrizio Nonis. Quattro giorni fitti di appuntamenti: chef stellati con i loro spettacolari  show cooking, presentazione di libri dedicati alla cucina, laboratori e abbinamenti insoliti, microbirrifici in degustazione, oli del territorio, cocktail con gli eclettici barman, esperti di panificazione, analisi sensoriali dedicate all’acqua. Numerosi gli espositori, da tutta Italia, suddivisi nei quattro padiglioni. Bene. Al padiglione 8, stand 19, naturalmente, non potevano mancare le Donne del Vino del Friuli Venezia Giulia, l’associazione alla quale anch’io sono iscritta dal 2009. Il nostro “capitano” è la delegata regionale Cristiana Cirielli, infaticabile organizzatrice, a volte “bistrattata”, ma che oggi voglio qui ringraziare, a nome di tutte le socie, perché le vogliamo un mondo di bene. Fra le tante proposte organizzate in fiera dalle Donne del Vino, scelgo la giornata del lunedì che ha visto due interessanti degustazioni, guidate dalla brava collega e amica, Maria Teresa  Gasparet .

Le degustazioni : Bianchi a confronto, classici e non, attraversando l’Italia

Friulano 2013 – Quinta della Luna, azienda nella frazione di San Foca nel Comune di San Quirino (PN), nella Doc Grave. E’ presente la giovane produttrice, Monica Vettor, che assieme al papà Claudio e al fratello gestisce l’azienda. “Papà è stato la nostra ispirazione – racconta – con la sua tenacia siamo riusciti a fare vini di qualità in questa terra, considerata poco adatta alla vite e faticosa da lavorare”. Il Friulano nel calice è di  un giallo paglierino con riflessi verdolini. Al naso note fruttate complesse e ammandorlate, in bocca fresco e sapido, poi ritornano le note varietali del vitigno.

Friulano 2013 – Linea Selezione – Case Sugan, da San Simone di Porcia (PN). Siamo alla quarta generazione  di questa storica azienda che ha contribuito a diffondere il nome delle Grave. I tre fratelli Chiara, Anna e Antonio Brisotto proseguono con serietà, tenacia e passione il loro lavoro, senza mai dimenticare i valori della famiglia. Presente la solare Anna che, nonostante la giovane età, è stata Presidente del Consorzio Tutela Vini Doc Friuli Grave.  Il vino è di un luminosissimo giallo intenso con sentori di frutta tropicale e frutta gialla. Fresco al primo sorso, caratteristico il retrogusto di mandorla e note tostate. Un friulano molto elegante e di ottima persistenza.

Vulpes Bianco 2012 – Linea Selezione Vulpes  – Il Poggio di Villalta di Fagagna ( Udine). Presente Cristina Cigolotti che insieme al marito gestisce l’azienda acquistata dal Mario Colla alla fine degli anni ‘70. Il Vulpes è un blend sapiente di uve Friulano, Pinot Grigio e Pinot Bianco. Aspetto giallo paglierino marcato, leggere note aromatiche, piacevolmente fresco, morbido e di buona sapidità. 

Per il quarto vino bianco ci spostiamo sulla sponda meridionale del Lago di Garda a Monzambano in provincia di Mantova sulle colline Moreniche. Maria Teresa ci fa degustare un’etichetta dell’azienda Ricchi della famiglia Stefanoni: lo Chardonnay  Meridiano. Le uve, dopo un lieve appassimento, vinificano e si affinano in tonneaux di rovere. Giallo dorato, al naso note tropicali e mielate con tinte di frutta esotica. Al gusto è  caldo, corposo, di piacevole freschezza. Davvero un’interessante realtà della Doc Garda.

Ritorniamo nelle Grave del Friuli, esattamente a Valvasone, dove nel centro del  Borgo Medievale si trova l’azienda Borgo delle Oche, gestita dalla poliedrica Luisa Menini  insieme al marito Nicola Pittini.   Chardonnay 2012. Le uve, dopo una leggera macerazione, fermentano in acciaio per l’80% e per il restante  20% in barrique. Nel calice giallo dorato intenso. Al naso note burrose e di frutta matura, complesso, molto intenso; in bocca morbido, di piacevole acidità, poi spicca la mineralità: risulta un vino molto avvolgente.

Chiudiamo questa carellata di bianchi con una bottiglia che arriva dalla bellissima Puglia. A Sud di Brindisi, nel Comune di San Donaci, incontriamo la quinta generazione dell’azienda Paolo Leo e degustiamo il Numen Chardonnay Salento 2013per queste uve si attua una tecnica di appassimento sulla pianta, la pratica del giro del picciolo, per un più lento nutrimento del frutto. Dopo la vendemmia  poche ore di macerazione, seguita da una fermentazione in barrique di rovere americano e francese.
Giallo dorato, fruttato intenso che ti avvolge le narici; gusto fresco, morbido, molto persistente e complesso. Un vino ancora giovane, in positiva evoluzione nel tempo. Nel bicchiere si sente perfettamente il carattere della terra di Puglia.
L’attenta e puntuale Maria Teresa ha condotto con professionalità le degustazioni dei bianchi e ci da appuntamento a più tardi per i rossi a confronto.

OLYMPUS DIGITAL CAMERANell’attesa mi dirigo all’arena Stars Cooking per Nobiltà Slovena, dove vado a incontrare Tomaz Kavcic, l’amato chef Sloveno del ristorante Pri Lojzetu a Zemono nella Valle del Vipacco. Talentuoso poeta del cibo e delle tradizioni, Kavcic è un artista in assoluto: nel suo ristorante le materie prime sono trattate con rispetto e delicatezza. (Leggi qui il reportage di una domenica di Settembre del 2012). L’arena è al completo. Tomaz, assieme a Fabrizio Nonis, ci da il benvenuto con il sorriso che lo contraddistingue.  Nel  suo ristorante è fondamentale il rapporto con il cliente.

Oltre a lavorare in cucina, il nostro amico chef spesso fa incursioni in sala per controllare il servizio. “Soffro quando vedo piatti con grandi idee, rovinati da chi li porta in sala”, dice. Come apertura di benvenuto serve pane con mais e Kren (radice del rafano) in un vasetto di vetro da spalmare sul pane. Per omaggiare Fabrizio Nonis (macellaio ora agli onori televisivi), il cotechino viene presentato con mais autoctono elaborato nelle diverse versioni: grigliato, disidratato e al popcorn, gustosissimo, con struttura e delicatezza. Ora Tomaz vuol proprio stupire il pubblico: i ragazzi della scuola alberghiera ci portano dei vassoi con sopra la versione della Lubianska (bistecca impanata Slovena con prosciutto e formaggio) infilata nei bastoncini formato lecca-lecca.  Una trovata piacevolissima: tutti ritorniamo bambini e ci divertiamo a rubare i bastoncini. In abbinamento, naturalmente, un vino che nasce nella Valle del Vipacco: Burja bianco 2011 di Primoz Laurencic, blend di Ribolla Gialla, Riesling Italico, Malvasia Istriana.

Altro piatto che impressiona la vista e il palato è la crema di verdure colte nel prato a Zemono. Sono i colori del territorio a base di erbe varie stagionali. Possiamo seguire tutte le fasi della preparazione in diretta su un grande schermo: alla fine una spruzzata di germoglio di mela e i fiori di primavera. Stupendo!

Cari lettori, coccolata da Tomaz non mi accorgo che il tempo è volato: devo  ritornare in Sala Cucinare 2 dove Maria Teresa Gasparet mi attende per la seconda degustazione su “Rossi a confronto: nord-sud-est-ovest”, in cui assaggeremo i vini rossi delle Donne del Vino.

Iniziamo con un Refosco del Peduncolo Rosso  dell’azienda Rive Col de Fer  di Caneva (Pn), presentato dalla produttrice Alessia Carli.  L’azienda nasce agli inizi degli anni ’80. I vigneti possono contare su escursioni termiche notevoli che facilitano una perfetta maturazione delle uve. Andiamo a degustare il  Refosco del Peduncolo Rosso 2012. Rosso rubino, sentori vinosi e di frutta rossa; in bocca i tannini ancora vivi, notevole freschezza e lunga persistenza gusto-olfattiva.

Ecco nuovamente con noi Monica Vettor di Quinta della Luna: l’etichetta è Marco Rosso, un blend al 70% di Cabernet Franc (autoctono Carmenere) e 30% di Merlot. Affinamento in botti di rovere. Rosso rubino intenso, note di frutta rossa e spezie dolci, tannini ancora giovani ma suadenti.

Un altro blend di uve rosse è il Suval di Borgo delle Oche composto da un 70% di Merlot e 30% di Cabernet Sauvignon. Matura 24 mesi  in barrique. Tinta rosso rubino, sentori di frutta rossa matura e note speziate, tannini morbidi e lunga persistenza.

Per il quarto vino ci spostiamo  in Toscana, esattamente sui Colli Fiorentini in una delle più belle tenute  della Val di Pesa, a San Casciano: la Tenuta il Corno. Degustiamo il San Camillo, un Sangiovese in purezza che fermenta in acciaio e si affina in botti di rovere. Rosso porpora intenso, al naso frutta rossa, mora,  amarena, spezie e note tostate di caffè, tannini morbidi ed eleganti: un Chianti d’autore.

Come ultimo tragitto enoico saliamo sulle falde nord-orientali delle Murge, ad Adelfia  in provincia di Bari nella  magica Puglia. Ospiti idealmente delle Cantine Imperatore con il Primitivo “Sonya”. Rosso rubino intenso nel calice; al naso confettura di frutta rossa e note balsamiche. Al sorso tannini morbidi ed  equilibrati. Un vino sorprendente in positivo. Siamo tutte d’accordo: un fuoriclasse!

Bella esperienza davvero, questa di Cucinare a Pordenone. Tante emozioni enogastronomiche in serie, davvero piacevoli. Peccato che si sia fatto tardi e la stanchezza si faccia sentire, ma non abbiate paura: noi Donne del Vino del Friuli Venezia Giulia siamo tenaci e sempre pronte per le future manifestazioni. Grazie a tutte voi, dal profondo del cuore.

Link:
www.cucinare.pn
www.ledonnedelvino.com

 

 

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A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

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