di Michela Pierallini
costadoro-14 L’automobile si muove dal parcheggio dell’Hotel Caesius Thermae & SPA Resort e prende una strada che sale in mezzo a campi e vigneti, lasciando il lago di Garda dietro le mie spalle. La seguo, appiccicata come un francobollo. Gira a destra ed io giro a destra, poi a sinistra e io a sinistra, ad ogni curva la strada si fa più stretta, ma io non mollo. So quello che faccio, non capita tutti i giorni di pedinare Laura Rangoni, giornalista, sommelier e, soprattutto, meravigliosa scrittrice.

Tutto è iniziato la sera prima al dinner party dell’Hotel Caesius, in occasione dell’Anteprima Bardolino, Chiaretto e Custoza, dove Laura ed io abbiamo dato una tri-dimensione alla nostra conoscenza puramente virtuale. Il tavolo scelto era occupato da due baldi giovani, non ci abbiamo pensato due volte e ci siamo sedute in loro compagnia. La definirei una cena bizzarra e fortunata. Bizzarra come ogni cena a buffet dove perdo la bussola e compongo piatti assurdi; fortunata perché sono seduta accanto ad un vero gentleman d’altri tempi, Gianluigi Ruggeri, tanto silenzioso quanto cavaliere. Davanti a me, Valentino Lonardi, pioniere del vino Bardolino, della meccanizzazione nel vigneto e della spumantizzazione del Chiaretto.

Ma torniamo al nostro viaggio. L’auto di Laura attraversa un cancello e parcheggia. La affianco e spengo il motore. Siamo nel giardino dell’
azienda Costadoro, di proprietà di Giovanni e Valentino Lonardi. Non lo sappiamo ancora, ma le prossime ore saranno sorprendenti.
Valentino:Giovanni è mio padre: è stato il primo produttore di Chiaretto con metodo charmat, nel 1978, e di Chiaretto Metodo classico, nel 1979. Io ho sempre avuto passione per il vigneto tanto da progettare le attrezzature con l’obiettivo di ridurre i costi, aumentare la qualità e mantenere la tradizione. Lavoriamo con il controllo della temperatura. Stiamo molto attenti alla pulizia in cantina, che è una cosa importantissima”.
Durante il tour mi fermo davanti ad una piccola botte e chiedo delucidazioni.

Valentino: “Qui ghiacciamo le bottiglie di Metodo classico. Dopo cinque minuti nel glicole, le stappiamo. La botte è utile, oltre che bella da vedere. In 4 ore riusciamo ad avere 1000 bottiglie pronte, dal ghiaccio al tappo di chiusura.

Proseguiamo il giro e l’occhio cade su alcune scatole accanto alle vasche in cemento. “
Fate anche il bardolino novello?” chiedo. Ebbene sì, l’azienda Costadoro, come altre in questa zona, produce il novello; quello vero, prodotto con l’uva messa intera nelle vasche sature di anidride carbonica, macerata per una decina di giorni e poi spremuta. Purtroppo il mercato e il business hanno rovinato la reputazione di questo vino che è sempre stato, per me, sinonimo di festa. Si apre il portone e ci troviamo davanti a vigneti e olivi. Una leggera foschia copre il panorama ma la vista da quassù è bellissima. L’olio è custodito in una piccola stanza che mantiene intatta tutta la sua fragranza. L’azienda Costadoro ha 2000 piante di olivo dalle quali ottiene 2000 litri di olio extravergine Garda Orientale D.O.P. Profumato e delicato; garantisco.
Siamo arrivati al momento delle sorprese, iniziamo la degustazione.

Chiaretto Metodo Classico Brut sboccatura 2013
Piacevole il colore –anche l’occhio vuole la sua parte – profuma di lamponi, minerale, “ardesia e gesso”, commenta Laura. Non esagero nel dire che ho una lacrima di commozione, la stessa che fa capolino quando sento di avere a che fare con il talento, inteso come qualità dell’anima. Valentino è nato per fare il viticoltore e lo fa con umiltà mista a lampi di genio.

Chiaretto Metodo Classico Demi-sec sboccatura 2014
Non amo la tipologia, ma ammetto di trovare una dolcezza fresca e fruttata, come masticare fruttini essiccati, lamponi e fragoline. Nell’insieme è piacevole.

Ora sfatiamo il mito del Bardolino che va bevuto giovane.

Valentino: ”Il Bardolino è un vino giovane e si dice che non sopporti il legno, ma io le botti le ho e posso sperimentare. Invece che produrre 130 quintali per ettaro di uva sono stato intorno ai 100 quintali e, lavorando con macerazioni e fermentazioni, ho avuto il risultato che volevo”.
Stiamo bevendo un Bardolino del 2002! Sebbene creda che sia al limite dei suoi anni, profuma ancora di frutti rossi maturi.

Bardolino Classico Superiore DOC Broi 2011:
ti sorprende, poiché non te l’aspetti, la marasca potente al naso e una bella struttura in bocca. La macerazione di circa due settimane regala tannini morbidi e una lunghissima persistenza retrolfattiva.

Bardolino Classico Superiore Barriques DOC 2012:
un bel connubio tra vino e legno, un dare e avere che non è finito e può tranquillamente continuare in bottiglia. Emergono le spezie insieme alla vaniglia. Profumi di liquirizia e pepe. Bevuto questo, non vuoi sentire altro…invece andiamo avanti.

Bardolino Classico Superiore Barriques DOC 2011:
80 qunitali per ettaro, appassimento delle uve in vigneto, raccolta tardiva in ottobre. Due mesi di barrique e poi 10/12 mesi in acciaio, fino all’imbottigliamento.
Si può scrivere wow? WOW! Sto bevendo un Bardolino DOC. Potente, persistente, lunghissimo, ampio, caldo, meraviglioso, stupefacente! Sono sorprendenti anche i prezzi, all’azienda Costadoro; accessibili e insospettabili.
“Il vino è di tutti e per tutti” qui non è solo un modo di dire.
(Leggi qui gli altri due reportage di Michela Pierallini della trilogia Bardolino, Custoza e Chiaretto)

Links:
www.agriturismocostadoro.com
www.ilbardolino.com

 

 

 

 

 

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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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