di Marina Alaimo Acino Ebbro

E’ la prima degustazione verticale che Nicola Chiaromonte decide di fare del suo Primitivo Gioia del Colle Muro Sant’Angelo Contrada Barbatto. Ha scelto Storie di Vini e Vigne, il programma di incontri enoici di Cap’alice, ristorante e wine bar di Napoli, da me condotto.
Un rosso del Sud che raccoglie sempre alti consensi, sia in Italia che all’estero. Proprio pochi giorni prima della verticale del 25 gennaio, la notizia di un importante acquisto di questo vino alla Casa Bianca è stata rilanciata con entusiasmo dalla stampa sia nazionale che estera. Un altro riconoscimento significativo per l’azienda è stato quello della guida ai vini d’Italia Gambero Rosso che lo ha ritenuto miglior vino dell’anno 2017.

Per chi conosce Nicola ed i suoi vini da tempo, tutto questo non sembra capitato a caso e non è affatto strano. Il suo Primitivo ha stoffa di grande vino con una identità tutta sua, legata alla Murgia e all’ antica storia vignaiola di questi luoghi affascinanti. Lui non ama le formalità, tantomeno le regole e, addirittura, fino ai trent’anni si riteneva astemio. Poi, spesso, l’età della maturità distende e rompe i luoghi comuni e i pregiudizi, convincendo a guardarsi meglio intorno, in casa propria, dove i genitori continuavano ad allevare con grande cura gli alberelli di Primitivo ad Acquaviva delle Fonti.

Finalmente gli diventa chiara la visione del valore di quanto accadeva da tre generazioni in quelle vigne. 

Il vino, come spesso accadeva da queste parti, veniva venduto sfuso e quindi poco valorizzato sul mercato. Da qui lo scatto di orgoglio di Nicola gli fa decidere di ribaltare le sorti della cantina di famiglia e di imbottigliare con una propria etichetta: Tenute Chiaromonte. Il Primitivo di Gioia del Colle è riconosciuto come un rosso particolarmente interessante, molto diverso da quelli prodotti nelle altre zone della Puglia, dove risulta il vitigno più diffuso. Questo rappresentava per i Chiaromonte un altro significativo particolare da far emergere con maggior vigore. La Murgia Carsica dà la sua impronta distintiva al Primitivo di Gioia del Colle, terra difficile da lavorare, dove eterno è il compromesso tra l’uomo e la pietra, la murex, il murice, la roccia aguzza calcarea cretacea che caratterizza le colline del territorio ed affiora con una certa frequenza dalla terra rossa.

E’ stata la madre ad insegnare a Nicola come far partire le fermentazioni in cantina in maniera naturale e portarle a termine sino a svolgere totalmente gli zuccheri, con tutto il rispetto necessario perché il vino potesse preservare la sua identità. Dei vecchi alberelli si è sempre occupato il padre che a sua volta gli ha trasmesso gli antichi saperi. Siamo a metà tra la costa adriatica e quella jonica, nella Puglia centrale, a Sud – Sud Est di Bari. Oggi gli ettari dell’azienda Chiaromonte sono 45  dei quali 10 sono composti dai vecchi alberelli di più di ottant’anni, quelli che danno vita al cru Contrada Barbatto.

La verticale ha inizio dopo i racconti spassosi di Nicola, che intende il suo vino sempre quale pretesto per divertirsi e raccontare la propria terra.
Prima annata in degustazione, la 2009, sfiora le corde dell’emozione, ha profondità e passione, è scura nei toni del mirtillo nero, di violetta, carrubo, poi ancora pepe nero. Esprime grande piacevolezza all’assaggio, pieno, avvolgente, si allunga su un ritmo serrato battuto fra i tannini decisi, la freschezza integra, le rotondità del corpo ricco.

Concentrato e un po’ monocorde il millesimo 2010, figlio di un’annata particolarmente calda. Al naso prevale il frutto maturo e un po’ dolce, poi le note speziate e i profumi di terra. Caldo il sorso, materico e lungo.

I vecchi alberelli sono temprati alla siccità dando la possibilità a quest’uva precoce di esprimersi al meglio anche nell’annata 2011, molto diversa da tutte le altre, da attendere nel bicchiere. Sa di amarene scure, di buccia di arancia, alterna toni chiaro scuri. Il sorso è imponente, saporito, con tannini di gran razza. Ritrova la sua scorrevolezza nell’acidità che mantiene una forma impeccabile.

Sorprendente la 2012, coinvolgente e fiera, concentrata, ferrosa, sa di rosa, poi di ribes e mora, appena speziata, sorso pieno, quasi masticabile, gioca la sua piacevolezza nell’alternanza di toni morbidi e taglienti.

La 2013 ha una marcia in più, è elegante, dinamica, si fa bere più volte volentieri. I profumi sono sussurrati: sa di geranio, di ciliegia, poi pepe e chiodi di garofano. Più sottile il sorso, sa coinvolgere per la profondità e la freschezza tonica. E’ questa l’annata premiata dalla guida ai vini Gambero Rosso.

Un po’ tutti in Italia ricordano il millesimo 2014 per le sue difficoltà: è sicuramente meno immediato il primitivo e sa coinvolgere all’assaggio come per tutte le annate di questa verticale che ha confermato, ad ogni sorso, profumo, parole dette e non dette, il valore e la capacità espressiva degli alberelli impavidi e pazienti di Contrada Barbatto.

L’oste di Cap’alice, Mario Lombardi, ha preparato per questa occasione speciale la lasagna napoletana di Carnevale, con il pomodoro San Marzano, le golosissime polpettine, il salame napoletano, la ricotta di pecora, rendendo ulteriormente goliardica questa serata memorabile.

www.tenutechiaromonte.com