di Michela Pierallini
calici stelle-09Si dice Calici di stelle. Calici sotto le stelle sarebbe più appropriato, ma la poesia dove andrebbe a finire? Vuoi mettere la fantasia e la magia che si nascondono tra le stelle nei calici, o dentro a calici stellati? Mi piace vederla così, anzi, sentirla con tutti i sensi che ho a disposizione.
E’ sabato sera e mi sto preparando per uscire. Doccia fresca, asciugamano e crema. Brillantini sui capelli, sul viso, su tutto il corpo e quando mi chiedono cosa ho messo sulla pelle rispondo: “È polvere di stelle, siamo o non siamo a calici di stelle?”. Chi mi conosce non si sorprende, gli altri mi regalano un sorriso e questo mi arricchisce.
E’ una serata speciale perché incontrerò dei cari amici che non vedo da molto tempo e ho deciso di intervistarli. Sono i veri enoturisti, quelli che organizzano i loro fine settimana e le loro vacanze in giro per cantine e locali dove bere e mangiare bene. Vengono da Bologna di proposito per partecipare a Calici di Stelle a Conegliano e non è la prima volta. Alex mi dice che erano qui anche lo scorso anno ma l’evento fu rinviato a causa del maltempo e sono tornati oggi. “Siamo appassionati di prosecco” mi dice “perciò quando Isabella Ferrari ha proposto di venire a Conegliano abbiamo subito acconsentito. Oggi abbiamo visitato una cantina e poi ci siamo fermati a mangiare all’agriturismo Al Col, su a Follina. La tagliata di manzo era buonissima, l’ambiente carino e accogliente. C’è una bella veranda, dove si gode il fresco e poi il ragazzo che ci ha serviti  è davvero molto coinvolto dal suo lavoro. Ha studiato alla Scuola Enologica di Conegliano e lavora nell’azienda di famiglia. Producono anche il vino che abbiamo bevuto. Tutto ottimo. Bene, ora che ti ho detto la mia, torno a fare il giro degli stand”. Certo che sono proprio antipatica a rubare tempo prezioso ai saggi bevitori per fare le mie domande, per fortuna che a Stefano Poggioli fa piacere stare nel giardino a chiacchierare un po’ con me.
Stefano: “E’ un po’ come ti ha detto Alex, siamo appassionati di bollicine, in particolare di prosecco, perché è un vino immediato, fresco e profumiato. Amiamo il territorio, non abbiamo ancora visto Valdobbiadene, ma già Conegliano ci piace molto. Fra tutte le denominazioni preferiamo il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG e abbiamo riscontrato che il vino di collina ci piace un po’ di più di quello di pianura”.
E di questo evento cosa ne pensi? Il fatto che ci siano gruppi a suonare e stand di cibo ti da fastidio? Te lo chiedo perché qualcuno pensa che tutto questo possa essere di disturbo per le degustazioni.
Stefano: “Guarda.. per noi Calici di Stelle è un’occasione per tornare a Conegliano. Il fatto che ci sia la musica e qualche prodotto tipico, come la Casatella Dop e altri formaggi, la rende più informale anche per gente che non è professionista come noi. Apprezziamo Conegliano, la parte storica, le sue origini e le radici veneziane.Tra le cantine della zona preferiamo quelle piccole, a gestione familiare. Mi dà l’impressione che dalla vite alla bottiglia l’uva faccia meno strada. Per me la cantina piccola ha proprio un’identità diversa dalla grande realtà aziendale”.
Mi fai il nome di un piatto della tua città che ti gusti insieme al prosecco?
Stefano: “Amiamo così tanto il Prosecco che non saprei dirti un piatto in abbinamento, lo beviamo praticamente con tutto!”.
Fabrizio, che fino ad ora ci ha seguito senza parlare, fa una battuta: “Ci piace così tanto che lo beviamo anche con i tortellini” e qui l’amica Isabella Ferrari si dissocia. “Per combattere la paura del terremoto beviamo ancora più Prosecco”, incalza Fabrizio, di nuovo in tono scherzoso.

Ora basta chiacchiere, andiamo ad assaggiare qualcosa! Mi fermo allo stand dell’azienda Le Mire di Refrontolo: leggo che non è distante da casa, ma non la conosco. Vorrei il Prosecco brut ma producono soltanto l’extra dry, e si capisce il perché, hanno soltanto due ettari! Due fratelli aiutati dal padre, si prendono cura delle viti e della cantina che m’invitano a visitare perché è stata scavata esattamente sotto  il vigneto. Sono bollicine pulite, profumate, delicate e persistenti. Andrò in perlustrazione e vi racconterò.
Una sosta molto lunga la facciamo tutti insieme da Gianpaolo Pillon, titolare dell’azienda  Rocca Celliere di San Vendemiano. Il volto sorridente e il piano di marmo appoggiato sulla botte sono, per me, elementi sufficienti di richiamo. Buono il prosecco superiore brut e, anche se Isabella mi fa notare che il bicchiere a tulipano non permette al perlage di manifestarsi nel migliore dei modi, riusciamo a cogliere immediate sfumature di fruttato fresco, mela verde, pera e fiori bianchi. Tipici sentori del prosecco! Chiaro, ma in aggiunta ci sono un sorriso, la disponibilità e la cortesia, che non sono cose da sottovalutare. Sono incuriosita dal decanter che vedo dietro il secchiello e faccio bene. E’ un Manzoni bianco che ha trascorso un anno in barrique, non è mai stato filtrato né chiarificato e ha incontrato Gianpaolo per i batonnage e per un unico travaso. Potente, o prepotente, il profumo di albicocca esce dal bicchiere, arriva anche la frutta gialla stramatura seguita da frutti esotici e frutta secca e tutti insieme, questi profumi, iniziano a chiamare formaggi di tutti i tipi. In bocca mantiene spessore e coerenza. Non conquista tutti, ma è normale. La sua particolarità lo rende piacevole a chi si trova sulla sua lunghezza d’onda. Forse bisogna essere un po’ fuori dagli schemi per comprenderlo e di sicuro non è un vino da tutti i giorni. Mi piace pensarlo al centro dell’attenzione, in mezzo a un gruppo di amici che lo bevono e discutono sui vari possibili abbinamenti. Oppure lasciato nel bicchiere per sentire l’evoluzione dei suoi profumi, e bevuto piano piano. Ha il suo perché e a me piace trovare un vino che esce dal coro. La produzione di questo Manzoni si limita a 300 bottiglie l’anno: è proprio un capriccio!
A questo punto sono “gasata” e voglio sentire anche il Manzoni in veste di Metodo Classico. Al naso è attraente, con il suo profumo di rose bianche. Gianpaolo mi dice che sono le piccole cose a fare la differenza, il terreno, la lavorazione delle viti, la data di raccolta delle uve, e si sente! Mi faccio immortalare in una foto perché so di essere raggiante. Il vino deve farmi sorridere e questo c’è riuscito.
Ci spostiamo nella piazza, sotto il castello, e lì incontro Marco, dell’azienda Lucchetta Marcello, citato nell’articolo sul LaViPe. Assaggiamo al volo il suo Rosé prodotto con una vinificazione in bianco di Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e un pizzico di Marzemino. Piacevolmente fresco. Non riesco a indovinare il tenore zuccherino, mannaggia!
Per tirarmi su il morale vado con l’amico Flavio Casagrande, della Fisar, a conoscere Renzo Bettiol, titolare del caseificio Bettiol. Il gruppo dei bolognesi, stanchi per la lunga giornata, nel frattempo, è andato a dormire. La Casatella si scioglie in bocca, è cremosa e dolce, sembra una crema di latte. “Assaggia il ficanaso” mi dice Flavio, ed io correggo “il ficcanaso, con due c?”. E Renzo conferma che è proprio ficanaso, con una sola c. Mi scuso per la malizia innata ma la parola ha in sé qualcosa che non c’entra mica tanto col formaggio..comunque lo spolvero in un batter d’occhio: è eccezionale.
Renzo lavora nel caseificio insieme alla famiglia. E’ un uomo estroso, passionale: “Per fortuna che mia moglie è precisa e meticolosa, ci vuole qualcuno così. Mio figlio si diverte a fare esperimenti: provare a variare temperatura, caglio e fermenti per vedere cosa si ottiene. A me piace dire che sulla qualità dobbiamo sempre migliorare, non ci sentiamo mai arrivati, così non ci adagiamo mai”.
Mi racconta del Rondò, il suo formaggio stagionato minimo 6 mesi, da acquistare solo su prenotazione. “Si inizia con una caciotta da 7,5 etti e ci si ritrova con una caciottina da 3,5 etti. Il siero che fuoriesce forma la crosta, amara. Ne metti in bocca un pezzetto piccolo piccolo e cominci a gustarlo quando in bocca non c’è più, quando l’hai finito. Ti trovi con sensazioni diverse di amaro, frizzante, pungente, piccante, nocciola”. Da provare, ma solo se lo prenoti perché non si trova né a Calici di stelle né allo spaccio del caseificio.
Il Roncasio invece me lo godo fino all’ultima briciolina. E’ un formaggio che ha tre stagioni, è stato prodotto a dicembre. Sento subito un intenso profumo di erbe e mi trovo a correre come una matta su e giù per il pascolo. Con il calore, i lieviti si sviluppano e nasce l’occhiatura. Questo Roncasio è vivo, si evolve, in bocca lo sento cambiare. “Ti piace?”. mi chiede Renzo: “Questo è il gusto di 40, 50 anni fa. Io non passo il latte nel pastorizzatore e…” e Renzo parla, mi spiega mille cose, ma io non lo seguo più: sto mangiando, sto gustando, sto godendo! Non m’interessa se anche l’occhio vuole la sua parte e questo formaggio si presenta imperfetto e irregolare. Va saputo apprezzare in tutta la sua natura ed io lo faccio. Mi sento picchiettare sulla spalla, è il mio Luca che mi fa notare che tutti gli stand sono chiusi e la festa è finita. Non me ne sono accorta, così presa dal mio momento di goduria gastronomica. A questo punto non resta che una cosa da fare: ci prendiamo per la mano e iniziamo a camminare.
Links:
www.caliciconegliano.it
www.roccacelliere.it
www.casatella.it
www.caseificiobettiol.it
www.agriturismoalcol.com
Le Mire: email lemireliessi@gmail.com (Gian Claudio 338 5868085)

 

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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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