di Alma Torretta
bruxelles-8– Prestigioso vincervi una medaglia, prestigioso prendervi parte come degustatore. Il Concours Mondial de Bruxelles ha appena pubblicato i risultati della memorabile edizione del Ventennale nella terra natia del Belgio, ma l’impegno e il coinvolgimento di tutti continua: degli organizzatori così come dei componenti delle commissioni che vivono i giorni delle degustazioni con lo spettro della “ripetuta”, quel vino che ogni giorno ti sarà proposto alla cieca due volte in batterie diverse, e se i punteggi che gli dai differiscono molto, probabilmente il prossimo anno sarai fuori dei giochi. E’ questo forse l’aspetto meno noto di una competizione che – se si dice che sia una delle più importanti al mondo, e meglio gestite, ed anche tra le più amate e ambite tra i degustatori – forse è proprio per una certa instancabile ricerca di perfezione che la caratterizza e che non si ferma neppure per un istante. Ci si lascia un po’ andare alle danze alla cena di gala conclusiva, ma la mattina si riparte più carichi che mai per essere ancora all’altezza della sfida planetaria. Perchè la competizione – tra i vini ma anche tra i degustatori – è veramente a livello mondiale.

Mai come quest’anno è stato chiaro, con il venerdì pomeriggio dedicato alla presentazione del Baijiu, distillato di sorgo che in Cina è prodotto in 123 milioni di ettolitri generando un fatturato di 59 milioni di euro e con l’annuncio, di conseguenza, che nel 2015 la Spirits Selection si terrà nella cinese Guiyang. Negli anni infatti al Concours principale si sono affiancate una serie di competizioni specializzate, dai superalcolici e distillati al sauvignon e alle birre, che ne hanno ampliato lo spettro di attività. E le nazionalità rappresentate nelle commissioni di degustazioni sono sempre più varie: 310 degustatori provenienti da 40 Paesi diversi.
Ne esce così uno spaccato di ciò che veramente piace a livello globale, non solo nel proprio paese, piccolo o grande che sia. Informazioni preziose per le aziende di produzione, ma anche di importazione o di distribuzione, che se vogliono crescere ormai devono ragionare in termini altrettanto globali. Ma anche per i degustatori è una sfida: non basta conoscere più tutte le tipologie e i vitigni del proprio Paese e dintorni, ma essere un esperto mondiale. Lì, seduto al tuo banchetto di degustazione sai solo l’annata del vino che dovrai valutare, nemmeno la denominazione o il Paese di provenienza ti è concesso sapere: tutto il lavoro devi farlo con le tue sole forze, conoscenze ed esperienze accumulate in anni di assaggi.

Dopo qualche settimana dalla fine del Concours, ai degustatori arriva in maniera riservata la “pagella”, ma gli organizzatori la chiamano “valutazione statistica dell’attività degustativa” con “carattere pedagogico e didattico per permettervi, con dati alla mano, di analizzare con distacco la vostra pratica di degustatore”. L’elaborazione dei risultati è supervisionata dall’Istituto di Statistica dell’Università di Louvain: insomma è una faccenda seria e fa sentirsi come studenti alla pubblicazioni dei risultati d’esame. E non consola il fatto che comunque nel decidere chi invitare di nuovo al Concours intervengono anche altri criteri legati, ad esempio, alle quote delle diverse nazionalità da rappresentare. E così, dato che il prossimo anno la competizione torna in Italia, nella veneziana Jesolo, gli italiani sperano di essere chiamati in numero maggiore, privilegio di solito del Paese ospitante, ma non è detto.

Il Concours negli anni è diventato come un club di amici, gli organizzatori sono sempre quelli, il fondatore Louis Havaux ha solo passato il testimone della presidenza al figlio Baudouin, la squadra si è un po’ infoltita ma non troppo: meraviglia sempre vedere come così poche persone possono fare così tanto e bene. Ma è un club aperto, con un buon ricambio invece dei degustatori, negli ultimi anni pari a circa il 30%. Ci si ritrova quindi con gli amici delle passate edizioni, qualcuno già conta i lustri di presenza, ma si fanno pure tante nuove amicizie, e il confronto professionale si allarga edizione dopo edizione. Continuano ad aumentare i campioni di vino e le provenienze: quest’anno per me è stato quello dell’approccio al vino cinese, ed il Cabernet Sauvignon non era malissimo: potenza del vitigno! Ogni anno fra noi giurati si disputa, e tanto, sulle modalità di degustazione e di formazione delle commissioni, spesso davvero eterogenee, ma alla fine si concorda che il Concorso è una di quelle esperienze che un degustatore professionista dovrebbe fare, almeno una volta nella vita: e che in definitva è una bella esperienza!
www.concoursmondial.com

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