di Umberto Gambino

Le amiche e gli amici friulani meritano attenzione e ammirazione: per quello che sono e per quello che (così bene) riescono a fare tra i vigneti della loro amata terra. Voglio perciò regalare loro questo mio tasting report sull’evento a cui ho partecipato in occasione della 82esima Fiera Regionale dei Vini svoltasi a Buttrio. Fra le diverse (e tutte) interessanti degustazioni organizzate, in collaborazione con la guida Vinibuoni d’Italia, quella celebrativa dei 50 anni di vita del Consorzio del Collio (nato in principio come strada dei vini e delle ciliegie del Collio) ha dimostrato una verità per certi aspetti sconosciuta ad appassionati e addetti ai lavori presenti all’evento: anche i vini bianchi di questa bella terra sono in grado di invecchiare bene, mostrando nel complesso eleganza al naso e pienezza di gusto.

Provare per credere, con i dieci vini in bianchi in degustazione nel laboratorio sensoriale guidato da Stefano Cosma, coordinatore per l’Istria di Vinibuoni d’Italia (già coordinatore per il Friuli Venezia Giulia)nonché attento studioso e storico dell’enologia friulana e istriana.
Le dieci bottiglie proposte hanno abbracciato undici anni di viticoltura del Collio, fra vitigni autoctoni e non. Eccone otto in ordine di servizio (degli altri due non faccio menzione perché, purtroppo, gli anni prevalso).

Draga – Collio 2006
L’etichetta più giovane è un blend di Chardonnay al 60%, Malvasia Istriana 30% e Traminer al 10 % (quest’ultimo maturato in botti di rovere). Si percepisce bene la nota aromatica e da idrocarburo, poi mela in confettura e ananas per una bocca fresca, sapida e persistente. Un Collio bianco ben fatto, come tradizione comanda

Gradis’ciutta Collio Riserva – Tuzz 2005
Malvasia, Chardonnay, Tocai (Friulano). Nonostante i quattro anni, nel calice è ancora giallo paglierino e freschissimo: un bel mazzo di fiori gialli ancora freschi e albicocca che si sposano con tinte vanigliate. Lo bevi ed è sorprendente per lunghezza, mineralità e concentrazione del frutto. Piacevole nel suo retrogusto agrumato, il Tuzz è un bianco del passato ancora molto presente a se stesso: non figura più fra le etichette inserite nel sito dell’azienda di Robert Princic, presidente del Consorzio Doc Collio e Carso.

Collavini – Broy 2003
Altro blend molto internazionale (Chardonnay 40%, Tocai 40% e Sauvignon 20%).
E l’unico calice giallo dorato del lotto (tutti gli altri sono giallo paglierino nelle varie sottotinte). Qui emergono la nota lattica, il tartufo nero, la vaniglia. Un vino caldo, minerale, da latitudini tropicali: siamo in Friuli, eppure non si può fare a meno di sognare una spiaggia dei mari del Sud. Da assaporare lentamente, il finale in bocca è un appasionante frutto della passione.

Livon – Friulano – Ronc di Zorz 2002
Un bel vino da monovitigno Tocai (Friulano), dai sentori fruttati di albicocca e mela cotogna. Al palato bocca morbida, fresca, molto minerale: un trapezista in perfetto equilibrio sulla fune strettissima! Sorprende per una freschezza intatta a distanza di 12 anni.

Edi Keber – Collio 2002
Ribolla gialla, Tocai, Malvasia, Pinot grigio e Sauvignon.
Ben cinque vitigni, praticamente “the best of Friuli’s white grapes” in questo emozionante nettare: il naso foglia di pomodoro, salvia e note aromatiche fa molto Sauvignon. Scorre nel palato molto fresco e salino. Si assaporano le note aromatiche unite ad una persistenza gradevole. A presentare il vino, Kristian Keber, enologo, il figlio di Edi.

Ca’ Ronesca – Marnà 2001
Malvasia istriana 60%, Pinot bianco 40%.
Un bel bianco marnoso, tosto ma raffinato, vivido e austero, corposo, lunghissimo: un’opera d’arte d’autore. E’ questo il mio personale campione del Collio! Uno dei pochi Collio in cui il Pinot bianco imprime il suo carattere. Aromatico, fiori di campo, note fresche, punte vanigliate. Sorso gessoso come le marne dello Champagne, polposo, così lungo da finirci annegato nel calice, per la bontà di questo bianco. Eccellente! Tredici anni e non sentirli! Collio Doc, 50 anni e non sentirli

Castello di Spessa – Ribolla 1999
Qui siamo davvero nel difficile, ma questo vino nel calice dimostra di essere ancora vivo. Eccome! Naso semiaromatico misto a floreale di lavanda e ginestra. Pennellate di pera e melone. Lo mandi giù e ci ritrovi intatte freschezza, concentrazione e mineralità. Scorre bene col suo finale agrumato e citrino.

Carlo di Pradis – Pradis bianco 1999
Pinot bianco 30%, Tocai 30%, Sauvignon 30%, Malvasia Istriana 10%
Altro uvaggio composito misto fra autoctoni e alloctoni in cui emergono nel calice la nota fumé, i fiori essiccati, la vaniglia, le nocciole. Un nettare dal gusto molto sapido (come tutti i Collio assaggiati), complesso, ricco e decisamente lungo.

Conclusioni finali su queste annate più evolute dei bianchi del Collio, sapientemente raccontate da Stefano Cosma: meglio gli uvaggi o i vini motovitigno? Nel complesso meglio i vini monovarietali e autoctoni (invecchiano meglio): sembra questa la tendenza consolidata negli ultimi anni. Con le dovute eccezioni. Davvero notevole, infatti, il Marnà di Ca’ Ronesca in cui è il Pinot Bianco a dare struttura e personalità al vino. Si può ben dire che, dopo questo tasting, conosco un po’ meglio i favolosi vini bianchi del Collio. Un ringraziamento agli enti organizzatori della Fiera (Comune e Pro Loco di Buttrio) e al bravo Stefano per la scelta dei vini.

Links:

http://consorziocolliocarso.it/
http://www.fieravinibuttrio.it/
http://www.buri.it/
www.vinibuoni.it
www.caronesca.it
http://www.castellodispessa.it/n/
www.collavini.it
http://www.livon.it
http://www.draga.it
www.gradisciutta.eu
www.carlodipradis.it
www.edikeber.it