di Sara Vani
bondi-6 Le Feste sono terminate da pochi giorni e ancora si sente l’eco dei tappi saltati e dei brindisi benaugurali. Quale occasione migliore per fare quello che più mi piace, cioè parlare di bollicine quando non c’è nulla da festeggiare, ma solo per il piacere di farlo e di berne in buona compagnia? Ho l’interlocutrice perfetta: Claudia Bondi, sommelier, vincitrice dell’ultimo titolo di Ambasciatore dello Champagne per l’Italia (concorso indetto annualmente dal CIVC – Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne). Va bene, lo confesso: l’intervista è di novembre, siamo al Merano Wine Festival, a pranzo al Ristorante Sissi di Andrea Fenoglio, dove abbiamo trascorso mezzo pomeriggio tra buon vino, ottima cucina (una perenne conferma di eccellenza) e molte risate, parlando di radici, cambiamenti, comunicazione e passione. Sappiamo dei successi di Claudia nei concorsi nazionali Ais, Nebbiolo Master 2011 e Master del Sangiovese 2012: partecipa per vincere, ormai è chiaro. Io però ero curiosa di scoprire qualcosa in più e posso confermare l’idea che mi ero fatta di lei in questi mesi di conoscenza: una professionista di grande rigore che ama visceralmente il suo lavoro, una donna con uno stile tutto suo, senza sovrastrutture nell’espressione delle sue opinioni, ma misurata al tempo stesso, dall’ironia spiazzante e divertente, portatrice sana di dolcezza inaspettata, che credo regali solo quando entra davvero in empatia con gli altri. Conquista, codesta ragazza! Si comincia, al ritmo di De Sousa, Grand Cru reserve, Blanc de Blancs. Ottima scelta, Ambasciatrice.

Quest’accento vagamente toscano (!) denuncia le tue origini, ma come arrivi al mondo del vino?

“Sono del Valdarno, nata a Montevarchi e cresciuta a Terranova Bracciolini, equidistanti da Firenze, Arezzo e Siena, dove la cultura sente molto la vicinanza del Chianti, per me luogo dei giochi, delle passeggiate domenicali con i genitori o dove scappare con i motorini al liceo. Il vigneto fa parte della mia storia familiare, chi nasce in quella zona lo vive come un compagno della vita di ogni giorno. Dopo l’Universitá sono entrata nel mondo della moda, poi ho deciso di studiare come sommelier mentre lavoravo per Roberto Cavalli e ho capito che quello col vino sarebbe stato uno di quei matrimoni che durano per sempre, un vero Amore, così ho cambiato completamente la mia vita quando ho scoperto la mia vocazione. Oggi ho una societá di wine consulting che si chiama Perle&Perlage con la quale curo il branding e la strategia delle aziende. E’ il marchio con cui mi proietto sul mondo del vino ed anche una dichiarazione di intenti: i vini sono Perle, gioielli unici e vivi, mentre Perlage si commenta da solo e…suonava bene. Amo il mio lavoro, vedere i risultati delle mie aziende che crescono è la miglior forma di soddisfazione, mi addolcisce”.

Parlando del tuo incontro con lo champagne, qual è il primo calice che ricordi?

“Il Blanc de Blancs Grand Cru di Franck Bonville, oltretutto un nome che mi ha sempre fatto simpatia perché è simile al nome della mia moto preferita, la Triumph Bonneville, infatti niente è per caso a questo mondo. Ho iniziato il mio viaggio nel mondo dello champagne con lo Chardonnay, poi ho attraversato diverse fasi ed ora sono tornata allo Chardonnay, sponda Mesnil. Ho avuto anche il mio periodo Blanc de Noirs, un periodo André Beaufort, per amore del suo finale di anice stellato. Dichiaro la mia passione attuale per Pierre Peters: nel mese di ottobre ho avuto l’onore di partecipare ad una sua clamorosa verticale e di assaggiare tutta la sua produzione. Il vino del cuore, quello legato ad aspetti anche privati della mia vita, a costo di sembrare quasi scontata è Dom Pérignon Oenoteque 1996. Si è detto tutto di questo grande vino, posso solo aggiungere che non riesco a resistere alla sua griffe salmastra, che mi affascina sempre, è un vino che rinnova ogni volta in me una grandissima emozione. Poi in futuro, chissá”.

Come spiegheresti ad un appassionato, magari non esperto, cos’è lo champagne?

“Davanti ad un pubblico di neofiti, citerei sempre una frase che ho sentito dire ad Olivier Krug nel 2012 e mi è rimasta impressa: lo champagne è un piacere sociale. Olivier raccontava come un suo antenato
(Johann-Joseph Krug, fondatore della Maison nel 1843 – n.d.s.) scrivesse che lo champagne è l’incarnazione del piacere e si raccomandasse di fare un vino che fosse fine ed allo stesso tempo originale. Questa è la differenza: gli altri vini si bevono perchè tramite essi si ha accesso al piacere, mentre lo champagne è l’incarnazione stessa del piacere. Inoltre, racconterei che in Champagne non esiste Lo champagne, esistono Gli champagnes: il terroir è una matrice fondamentale, poi peró entra prepotentemente in gioco lo stile della Maison, che non vuol dire essere artificiale ma partire da un punto per arrivare ad un altro. Pensiamo per esempio ai grandi Blanc de Blancs, prendiamo come paradigma Salon, classico ma con un carattere molto definito, e pensiamo poi al tratto piú leggero di Taittinger o a quello piú strong di Krug: è lo stile che fa la differenza, non possiamo limitarci al concetto di vitigno o di terroir. Secondo me chi non beve champagne semplicemente ancora non ha trovato il suo, quello che in quel momento della vita lo rappresenta”.

Quindi, gr
andi Maisons o Vignerons?

“In realtà le diffenze tra le grandi Marques ed i Récultants sono sempre piú sfumate. Ci sono grandi marchi come Veuve Cliquot che valorizzano incredibilmente il terroir e tengono sempre ben presente questo punto di partenza anche nel lavoro dell’assemblage. Ci sono, di contro, piccoli Récultants che ricercano un loro stile, anche per poter sopravvivere nel mercato. La veritá è che molti Récultants lavorano benissimo, ma generalmente non dispongono di quell’indispensabile arma che sono i “vins de réserve”, una sorta di lievito madre che permette di progredire in una continuitá stilistica. Non avendo uno storico sono in balìa, ad esempio, di annate cattive. Esistono Récultants, invece, che garantiscono continuitá proprio grazie ai “vins de réserve”, tipo Pierre Peters. Il discorso va fatto produttore per produttore. In ogni caso, il  punto di partenza è il terroir per tutti coloro che lavorano bene: col Pinot noir dell’Aube, che “borgogneggia”, il risultato sará diverso dalla Montagne de Reims, dove troviamo striature di mineralitá agrumata”.

Facciamo
qualche altro nome, etichette magari meno note che consiglieresti di provare.

“Eccoti tre champagnes reperibili in Italia al di sotto dei 50€ – il che non guasta – prodotti da tre Récultants:
Bérèche et Fils, Les Beaux Regards, Brut Nature Blanc de Blancs; Cédric Bouchard, Inflorescence La Parcelle, Brut Blanc de Noirs; Pierre Paillard, Grand Cru Demi-sec, da provare col panettone (se ne avete ancora uno a casa dopo le Feste – n.d.s.). Foie gras per i più audaci”.

Claudia, la domanda più originale che ti abbiano mai fatto: cosa vedi nel tuo futuro professionale?

“Mi reputo una persona molto fortunata perché il vero lusso credo sia fare quello che si ama e poter avere una materiale sicurezza da questo. Desidero sempre il meglio e migliorare. Se sapessi però che tra dieci anni la mia vita sará come oggi, mi reputerei ugualmente molto soddisfatta. Perle&Perlage ormai è andata oltre i confini toscani, visto che l’Italia ha la fortuna di fare vino di qualitá in venti regioni, alcune delle quali non sono ancora ben comunicate; allo stesso tempo, nel mercato globale le distanze si sono accorciate. Direi che la mia azienda in futuro continuerá a dire “Sí” ma, forse, comincerá a dire anche “Oui”
.
Ça va sans dire.

 

Links:
www.champagne.fr
www.champagne.it
www.perleeperlage.it
www.andreafenoglio.com
www.champagnedesousa.com
www.capagio.it/it/bonville-franck/
www.champagne-peters.com
www.champagne-bereche-et-fils.com
www.champagne-rosesdejeanne.com
www.champagne-pierre-paillard.fr

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A proposito dell'autore

Anche Wining ha il suo "wine advocate". Avvocato civilista di professione, sommelier eno-reporter per smisurato amore. Folgorata da un colpo di fulmine in Piemonte, 13 anni fa un calice di Barbaresco ha messo fine alla mia precedente vita da finta astemia. Non potevo che diventare sommelier Ais. La mia bruciante passione cresce poi con le bollicine, specialmente lo Champagne, per il quale ho un noto debole e che cerco di comunicare divulgando la sua cultura. Come ogni storia sentimentale destinata a durare nel tempo, l'innamoramento per il vino si é consolidato in un grande Amore, al quale ho dedicato anche la mia attivitá di degustatrice per la Guida Vinibuoni d'Italia del Touring. Proprio lí incrocio Umberto Gambino. Il resto é storia. Wining é il "luogo" dove posso raccontare la mia curiositá, le emozioni, le storie che rendono speciale il vino e chi lo fa, il tutto condito dal sorriso alla vita che mi contraddistingue e col quale cerco di farmi perdonare i ritardi redazionali che Umberto sopporta! Forse perché sono stata la prima a battezzare tutte noi... le sue Wining's Angels

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