di Jenny Gomez

citra-01 Nove cantine associate, 3000 soci vignaioli, 6000 ettari di vigneti che coprono quasi tutta la provincia di Chieti, pari a un terzo dei vitigni abruzzesi. Questi sono i numeri di Citra Vini, consorzio fondato nel 1973, che di anni ne ha festeggiati 40, forty in inglese. Per una coincidenza fonetica, 40 pronunciato in inglese, equivale in Italiano alla prima parola del moto con cui si definiscono gli abruzzesi: forti e gentili. Gioco di parole riuscitissimo! Come l’evento di celebrazione, un’occasione in cui l’azienda ha divulgato il “codice Citra”, lanciato con un nuovo marchio, che risponde a tre concetti basilari: vini, volti e valori,  da promuovere partendo dal territorio, ma non solo a parole. Infatti, Citra ha organizzato  un press tour, memorabile  per la qualità, indirizzato alle testate giornalistiche di settore.

Per Citra i volti sono importanti, per volti si intendono le persone, i consorziati, le risorse umane. Il volto di Citra che abbiamo conosciuto per primo è stato quello di Lino Olivastri, enologo e conoscitore del suo territorio come pochi altri. Ci racconta la zona, partendo dalla Costa dei Trabocchi, un tratto incantevole di mare in provincia di Chieti, che si estende da Ortona fino a Vasto. «I trabocchi, oggi in gran parte adibiti alla ristorazione,  sono macchine da pesca. Piccole palafitte con un ingegnoso sistema di reti, corde e carrucole. Gabriele D’Annunzio li chiamava “colossali ragni”. A proposito di D’Annunzio, qui in alto a destra c’è  una delle sue dimore». Così ha esordito Olivastri, incantandoci con le magie del litorale prima di arrivare a un vigneto. Quel tratto di costa lascia sempre senza fiato, con qualsiasi condizione climatica,  affascina tutti, forestieri o autoctoni.
Bell’inizio di giornata! Un po’ di mare prima di arrivare al vigneto. Ovviamente spoglio, è innegabile il fascino della vigna dopo l’infiorescenza, ma i tralci “nudi”  aiutano a capire meglio il sistema di allevamento in uso, nella fattispecie  la pergola abruzzese, in zona conosciuto come tendone. Il tendone a lungo è stato adoperato seguendo una logica di elevata produttività e vigoria, ma i risultati dimostrano che se viene gestito nel modo giusto può dare ottimi risultati dal punto di vista qualitativo. Tra i punti a sfavore c’è da segnalare la difficoltà di meccanizzare le operazioni colturali, tra i grossi vantaggi c’è lo sviluppo fogliare che ripara i grappoli dall’azione diretta del sole, fattore importantissimo se si considera il frequente andamento siccitoso delle  annate.
Osserva Lino: «Bisogna intervenire con le potature, ridurre le gemme per ceppo e così abbassare la resa per ettaro. Ma non è tutto, facciamo
concimazioni mirate,  ricorriamo alla lotta integrata, all’inerbimento e ai sovesci».  Un lavoro minuzioso da fare nell’estesa superficie vitata che si propaga lungo la costa e per 40 km dall’Adriatico verso l’interno, nei comuni di Torrevecchia Teatina, Tollo, Caldari di Ortona, Crecchio, Rocca S. Giovanni, Lanciano, Paglieta e Pollutri.Un ampio territorio insito nel nome. Citra è un avverbio latino, significa “al di là”. Sulle carte geografiche del Vaticano e risalenti al regno borbonico, la zona veniva  identificata come  l’area a sud-est, al di là delle vette del Gran Sasso, della Majella e del fiume Pescara, fino al mar Adriatico. Area in cui oggi crescono vitigni autoctoni, come il Montepulciano e Trebbiano d’Abruzzo, il Pecorino(in aumento le vendita dei i vini ottenuti da questo vitigno a bacca bianca, Citra produce una private label per la catena Esselunga).
Altri vitigni tipici coltivati sono Passerina e Cococciola,  c’è spazio anche per Chardonnay, Pinot, Merlot, Cabernet Sauvignon e Sangiovese. Tutta l’uva prodotta conferisce nellacantina di trasformazione nel comune di Ortona, dove vengono prodotte 18 milioni di bottiglie l’anno. In un moderno impianto con 2 nuove linee di imbottigliamento, per una capacità di 20.000 bottiglie/ora. Grazie a questi numeri il Montepulciano d’Abruzzo Citra è il più versato nel mondo. I vini Citra sono presenti in 45 paesi e 4 continenti; all’estero l’azienda realizza il 65% del fatturato. Negli USA è all’ottavo posto tra i brand di vino italiano a volume, in Canada è la prima azienda italiana ad essere insignita del riconoscimento “Collaborative Planning Supplier”. Seguono per volume d’affari la Germania, il Belgio, Giappone, Cina e Messico. Riflettendo al complesso sistema Citra, proseguiamo verso l’incantevole abbazia  di San Giovanni in Venere, affacciata sul Golfo di Venere nel Teatino (provincia di Chieti). Da una parte il mare, dall’altra i vigneti di una delle cantine associate, la Cantina San Giovanni.  Viti naturalmente resistenti alle crittograme, grazie alla presenza dello iodio, che  conferisce anche una nota eterea, minerale e salmastra al vino. Il tempo trascorre in fretta, tra curiosità, stupore per il bel paesaggio  e mille domande.
citra-03Proseguiamo verso il belvedere. Dall’alto vediamo la zona portuale  di
Ortona, la costa ben disegnata con gli immancabili trabocchi e immaginiamo La Majella sulla sinistra, è celata dalle nuvole.  Scendiamo a vedere da vicino un “colossale ragno”, rischiando di essere travolti dalle onde che si infrangono contro gli scogli, ma vale la pena. L’enologo fino adesso ci ha raccontato il territorio, ci ha parlato del sistema di controllo e qualità Citra, impostato su  severi protocolli condivisi e controlli di laboratori costanti, ma iniziamo a chiederci quando sarà possibile degustare il frutto di tutto ciò: i vini Citra. È ormai ora di pranzo. «Ora andiamo a pranzo – dice Lino –  è questo il modo migliore per fare una degustazione. Andiamo al ristorante La Scialuppa dove ci aspettano i titolari Marco e Stefania Marrone: lui è stato a lungo concorrente della trasmissione “La prova del cuoco”». Ottima premessa.
Il tasting
Inizia la degustazione di vini Citra in abbinamento con piatti tipici del territorio, connubio imbattibile. Si parte con Rino, pecorino spumante brut metodo Charmat. Colore giallo paglierino, perlage fine, sentorcitra-08e piacevolissimo di frutta a polpa bianca, ginestra e salvia. In bocca  fresco e minerale. Abbinato a tonno su vellutata di patate del Fucino, polpetta di baccalà su salsa di cipolle e papalina al coccio. Sarebbero sufficienti gli antipasti, ma bisogna degustare i vini.
È la volta del
Prime Lucis, spumante rosè brut. I riflessi rosa delle luci dell’alba sono tutti nel calice. Al palato non delude, ciliegia, rosa e menta appena accennata. Questo vino ha accompagnato degnamente un calamaro ripieno, un guazzetto di calamari e una  polpetta su vellutata di patate viola e pomodorini.
citra-12Si passa al
Rube, un pecorino spettacolare. «Vi farò innamorare del pecorino»,  aveva promesso  Lino, e ci è riuscito. Rube è il vero pecorino abruzzese, gira bello compatto nel calice, lasciando lacrime e archetti che ne denunciano la consistenza, intenso all’olfatto, con un sentore minerale e di salvia. Morbido, fresco e sapido. Il giusto compagno per le chitarrine alle vongole e bottarga.
Si prosegue con un cerasuolo, l’
Omen. Colore vivace, intenso al naso, con il classico bouquet fruttato, arricchito da una nota di legno. Freschezza in bocca e piacevole retrogusto di mandorla. Ha trovato un abbinamento ideale con il brodetto alla Sanvitese. Dulcis in fundo,  per assaggiare “lu cellepiène” (fagottini ripieni di marmellata di uva Montepulciano e mandorle) e per tagliare la torta beviamo il Moscardello. Vino frizzante, aromatico, da uve moscatello. Colore giallo paglierino con riflessi verdolini. In bocca piacevolmente dolce.
Manca all’appello solo il
Montepulciano d’Abruzzo, ma bisogna aspettare la sera, quando chiuderemo in bellezza con il buffet preparato dai cuochi del famoso istituto alberghiero di Villa Santa Maria. Buffet allestito nella bottaia di Citra, la più grande d’Abruzzo e tra le prime del centro-sud Italia, capacità di 8000 ettolitri. Ma bisogna attendere, in programma: c’è ora un importante convegno dal titolo “Citra insieme da 40 anni, insieme per il futuro dei vini d’Abruzzo”.
Sul palco altri promotori dei valori Citra, di fronte a una sala davvero piena. Altri volti da conoscere, tra cui Valentino Di Campli  presidente di Citra Vini,  Carlo d’Agostino vicepresidente del Consorzio Citra, Angelo Cichelli, docente universitario ed esperto dell’Organisation Internationale de la Vigne et du Vin (Parigi), Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative e Mike Petteruti, Palm Bay International importatore Citra negli Usa. Coordinati da Alessandro Bocchetti, del Gambero Rosso. Non sul palco, ma attento ai numerosi ospiti e pronto a dare informazioni sul nuovo marchio aziendale, il giovane Giuseppe Colantonio, responsabile dell’area Marketing e Comunicazione. «A livello grafico, i tre solchi che sovrastano il nome dell’azienda stano a indicare le generazioni al servizio della vite, i valori della civiltà contadina che si tramandano per dare origine a vini che sono espressione tangibile del territorio. Ci teniamo molto a veicolare questo messaggio». Il concetto giunge chiaro, alleggia ovunque, anche nella bottaia dove ci dirigiamo a convegno finito e dopo aver visitato il modernissimo stabilimento produttivo.
citra-35I festeggiamenti per i quantanni di Citra si chiudono nel modo migliore. Atmosfera accattivante nellenorme bottaia, dove hanno trovato posto lunghi tavoli per il buffet da veri gourmet. In degustazione tutti i vini Citra. Ci concentriamo sul Caroso, un ottimo Montepulciano dAbruzzo. Rosso tendente al granato. Intenso allolfatto, con i classici sentori di frutta piccola a bacca rossa, nera e amarena, seguite dalla nota balsamica e speziata. Tannini eleganti in bocca e morbidezza conferita dalla fermentazione malolattica. Fantastico vino, per una fantastica serata, accompagnata dalle note di una magnifica band jazz. In chiusura il taglio della torta, la stessa che i pasticcieri dellistituto di Villa Santa Maria hanno preparato in occasione del G8 svoltosi a LAquila. Brindisi di rito, augurando:  lunga vita ai vini,volti e valori Citra! 

Links: www.citra.it
www.ristorantelascialuppa.com

 

 

 

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A proposito dell'autore

Jenny Gomez

Jenny Viant Gomez, ma preferisco Jenny Gomez. Sono cubana, da 20 anni in Italia, laureata, giornalista freelance per scelta, sposata, sommelier, gourmet, figlia unica, ottimista ponderata, superattenta osservatrice e di poche parole. Amo viaggiare, ballare e frequentare bella gente (per me la categoria include persone di qualsiasi ceto sociale allegre, sagge, schiette e poco inclini alla recita...). Sono sempre alla ricerca di nuove cose da fare. Grosso difetto: se mi innamoro di un progetto mi ci dedico in toto. Colori preferiti bianco e nero. Detesto la maleducazione, la musica a palla e le richieste di amicizia su Facebook da sconosciuti o, peggio ancora, da persone che incrocio spesso e a stento salutano. Adoro le scarpe, le borse, lo Champagne, la sincerità disarmante dei bambini e degli alticci. Credo molto nella solidarietà, nelle affinità e poco nell'amicizia (ho solo 3 vere amiche, ma ne troverò delle altre, sono sicura). Tratto distintivo: sorriso stampato abbagliante e antistress. Scusate, continuerei, ma ho sforato di una riga...

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