di Marina Alaimo

Viaggio tra i diversi territori con cinque aziende e cinque annate

Taurasi è il regno dell’Aglianico, uva generosa e austera, che in questo areale porta avanti un antico patto di alleanza con l’uomo e il territorio. La gente del posto ama profondamente l’Aglianico e lui (il vitigno) ne è riconoscente, vibrando di luce ed energia che convince anche i palati più esigenti, sfidando il tempo con sicurezza. In effetti assomiglia moltissimo agli irpini, e forse questo è un motivo per il quale qui si sente così a proprio agio. Non conosce mezze misure, ama le sfide, cocciuto fino allo sfinimento, accogliente e persuasivo nel momento in cui decide di aprirti la porta di casa.

Degustazione dei 5 Taurasi del Consorzio Diversi Vignaioli Irpini a Storie di Vini e Vigne all’enosteria partenopea Cap’Alice

Il racconto dei cinque Taurasi del Consorzio Diversi Vignaioli Irpini è stato molto coinvolgente. Cap’Alice è andata sul sicuro scegliendo le aziende che hanno aderito a questa associazione di produttori che sta lavorando molto bene, diventando una referenza certa di qualità per chi ricerca vini irpini. Interessantissimo anche il percorso delineato nei differenti territori di ogni vigneron, attraverso più annate. Il Consorzio Diversi Vignaioli Irpini è iniziato nel 2011 con otto aziende e l’intento comune di raccontare al meglio l’antica identità vignaiola del territorio. Oggi ce ne sono dodici e il loro progetto sta funzionando, grazie anche al bel clima di condivisione ed amicizia che coinvolge tutti i produttori.

Si è partiti con un’azienda molto giovane che ha iniziato da subito con il piede giusto. Stefania Barbot a Paternopoli, insieme al marito Erminio Spiezia, lei friulana, lui napoletano, hanno deciso di dedicarsi alla vigna per dare spazio alla loro grande passione verso il mondo del vino, pur appartenendo ad altri ambiti lavorativi. Siamo nel territorio di alta collina del Taurasi, a Paternopoli, dove sono proprietari di di un vecchio vigneto, piccolo, appena tre ettari per cominciare. Il Taurasi in degustazione è il primo uscito sul mercato, Fren 2013. Fren sta per anima in greco antico. Le uve sono coltivate nelle vecchie piante a starzete, tipiche della zona taurasina. Bellissime, disegnano il paesaggio caratterizzandolo nei 17 comuni compresi nella DOCG: sono alte, emozionanti, sembra quasi danzino felici tra loro. Fren si racconta in maniera diretta, non ha esitazioni, mostra i chiaroscuri dell’Aglianico che fanno molto pensare ai quadri di Caravaggio. Allo stesso modo del pittore cinquecentesco, è profondo, emoziona, osa con coraggio. Le vigne che gli danno vita vanno dai 70 ai 90 anni e il vino affina in botti grandi di quercia francese. Sa essere austero ed elegante allo stesso tempo, snello nel corpo, rimanda un bel ritmo giocato tra la pungenza dei tannini, la freschezza vivace e la lunga chiusura sapida.

Antico Castello, l’azienda giovane dei giovani Chiara e Francesco Romano, quest’ultimo presidente del Consorzio Diversi Vignaioli Irpini. Hanno saputo portare una bella ventata di freschezza puntando molto all’accoglienza, mostrandosi attenti e sensibili ambasciatori del territorio. Chiara e Francesco hanno il merito di aver riportato la vite a San Mango sul Calore, paese che ha visto un forte spopolamento e l’abbandono dell’agricoltura dopo il terremoto del 1980. In degustazione Chiara ha portato il Taurasi 2012 che in questo caso esce in commercio dopo quattro anni dalla vendemmia e non cinque, come sono soliti fare. L’annata si è presentata equilibrata consentendo di raggiungere prima un buon equilibrio. La verve giovane di questa famiglia del vino si proietta con solarità nel Taurasi. Sottile sia al naso che all’assaggio, delicato nei profumi floreali di viola, poi ciliegia, pepe, agile e scattante il sorso, riporta la verve tannica dell’Aglianico, ben calibrata: è succoso nella freschezza bene integrata nel corpo del vino.

Con Raffaele Guastaferro ci spostiamo nella zona centrale di produzione. Le sue bellissime vigne sono proprio a Taurasi, si possono raggiungere a piedi dal borgo medioevale. La famiglia custodisce una rara concentrazione di piante pluricentenarie, prefillossera, alcune raggiungono i duecento anni. Nel guardarle sanno emozionare per l’eleganza delle forme in piena armonia con il paesaggio, per l’imponenza, per la testimonianza custodita con sensibilità dell’antico patto di amicizia tra la vite e l’uomo. Qui nasce il Taurasi Primum 2011, la prima annata pensata e sognata insieme ad Antoine Gaita che ha convinto i Guastaferro a produrre in proprio il loro Taurasi. In questo caso, il vino non si rivela subito, richiede tempo e attenzione. Poi avvolge nel suo racconto e appassiona per la capacità espressiva e la profondità. Appena polveroso in apertura, ha finezza di profumi, dà voce lentamente al frutto scuro di prugna, more e mirtilli, delicate le spezie di pepe e garofano. Il sorso esprime l’anima nobile di un Taurasi classico, scontroso, complesso, avvolgente e caldo.

Sempre in zona centrale di Taurasi ci sono le vigne dell’azienda Contrade di Taurasi e a raccontarle è Sandro Lonardo. Il professore di storia e filosofia amatissimo dagli appassionati del settore per il lavoro di notevole importanza che porta avanti da anni in questo areale. Taurasi Coste 2009 è il cru proveniente dalla vigna che porta lo stesso nome, caratterizzata da suolo calcareo argilloso. Spettacolare. L’avvolgenza del vino accende i sensi, i toni chiaro scuri si inseguono con eleganza, quella austera che ci ricorda nuovamente i quadri del Caravaggio dove è la luce nelle sue diverse intensità ad esaltare il messaggio forte e infiltrato nei tratti di un eterno maestro di arte e di emozioni.

Chiude in bellezza e con voce timida Felice Perillo, il giovane figlio del più noto Michele. Risaliamo con l’altitudine, piuttosto spinta a Castelfranci, 500 metri ed oltre. Anche in questo caso il rapporto con la vigna ed il vino è mistico, reverenziale, di grande rispetto. Libera è la danza delle vecchie viti, non costrette tra i filari o dalle severe potature, tratteggiando uno scenario di grande armonia. Gli ettari sono sette e la resa molto bassa, solo 2,5 kg per pianta. L’azienda è nota anche per la produzione di uno dei migliori Coda di volpe, il bianco irpino che condivide timidamente il territorio con l’Aglianico, dominatore assoluto. Il Taurasi 2007 è l’ultima annata in commercio, e questo la dice lunga sulla filosofia aziendale. Vuole tempo nel bicchiere, bisogna pazientare a lungo per entrarci in sintonia. Profondo, scuro nei toni fruttati, cinereo, sa di carrubo e di tanto altro. I toni chiari e luminosi li ritroviamo soprattutto nel sorso. Di grande energia, vibra nella freschezza non invadente, i tannini si fanno sentire portando vigore al vino che inizia la sua corsa senza fine.

E dopo un rosso di tale importanza, giusta è la scelta dell’oste Mario Lombardi con un piatto popolare napoletano. La pasta con il soffritto, uno spezzatino piccante e deciso nel sapore, fatto con le zentraglie, il quinto quarto di maiale che da secoli viene consumato in questo periodo dell’anno. Solo per palati forti.