di Daniela De Morgex
Il 18 maggio scorso si è tenuta la III edizione di CIAK, organizzata dal Consorzio di Tutela dei Vini d’Irpinia e patrocinata dal comune di Atripalda, dalla provincia di Avellino e dal GAL Irpinia-Sannio.

L’evento si è aperto con un blind tasting per esperti di settore, a livello internazionale, su una selezione di vini operata dalla Commissione Tecnica Territoriale, presieduta dal prof. Luigi Moio, con l’obiettivo di analizzare le caratteristiche di tipicità territoriale e relative evoluzioni della Irpinia Falanghina DOC e delle DOCG Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi.

Si è poi proseguito con i banchi di assaggio di circa 60 aziende, aperti dapprima alla stampa e poi al pubblico appassionato, negli ampi spazi della Dogana dei Grani di Atripalda.

Nonostante il clima ed il riscaldamento globale rendano ormai la vita complicata agli enologi, producendo annate vinicole altrettanto difficili, questo 2018 è stato mite d’inverno e abbastanza piovoso in estate, tanto da eliminare qualsiasi stress idrico alle piante. In questo areale però vanno sempre considerate le notevoli escursioni termiche e ciò comporta che le migliori condizioni climatiche per i vini bianchi non corrispondano a quelle per i rossi e pertanto non sia proprio possibile l’esistenza di un’annata perfetta: la 2018 è difatti stata, in Irpinia,  splendida per i bianchi, molto meno per i rossi.

Volendo valutare solo la loro aderenza ai caratteri tipici del vitigno e del loro territorio, riferisco ottimi risultati d’annata tra i prodotti a bacca bianca, quasi tutti  molto puliti ed equilibrati, e di un livello decisamente alto fra i Greco di Tufo, con importanti complessità e grande finezza e freschezza.

Tra i banchi d’assaggio cito volentieri  Cantina Macchie S. Maria di De Santis Oreste per la Falanghina ed il Fiano; la Cantina Riccio per la Falanghina; la Soc. Agricola Terre D’Aione e l’Azienda Le Crete di Casoli Antonella per il Fiano, nonchè l’Azienda Agricola Petilia di Bruno Roberto per il Greco di Tufo e l’Azienda Agricola Colline del Sole il cui Greco si è rivelato semplicemente unico e sorprendente.

Prima dell’apertura al pubblico dei banchi di assaggio, ha avuto luogo un incontro di approfondimento fra la Commissione Tecnica Territoriale e i comunicatori e tecnici presenti per valutare l’ultima vendemmia e condividere opinioni al riguardo, dal quale sono emersi spunti ed indirizzi preziosi.

Milena Pepe, titolare della Tenuta Cavalier Pepe ed eccezionale donna di questa terra, ha introdotto il confronto con i giornalisti, promettendo tra l’altro la presentazione, da parte del Consorzio di Tutela alla Regione Campania, di un articolato progetto di richiesta di aiuti economici, anche all’estero, volto alla promozione del territorio irpino.

L’attuale situazione locale è stata invece ben sintetizzata dal prof. Piero Mastroberardino, della Mastroberardino SpA: partendo dal presupposto che la cultura del vino e del cibo sia tra i pochi flussi di interesse con rilevanti capacità di aggregazione e di curiosità, ha definito la manifestazione di Ciak Irpinia come un evento il cui obiettivo primario sia quello di porre al centro dell’attenzione il nome di un territorio nella sua coralità.

Poiché da sempre questa terra è stata legata al nome di una famiglia (la Mastroberardino, appunto), oggi si vuole che diventi invece l’espressione di un intero territorio costituito da circa 200 cantine, e specialmente di quelle che tuttora non hanno voce poichè non hanno ancora raggiunto un alto livello di organizzazione.

Altro traguardo sarà quello di definire in maniera univoca lo stile di un vino e di una denominazione, cioè precisi elementi che ben identifichino un certo vino all’interno di una certa denominazione.

La maggior parte delle aziende oggi in Italia sono  piccole aziende che non hanno la forza di superare quella “soglia del rumore” normalmente esistente nella comunicazione; è pertanto necessaria una piattaforma di sostegno, da parte delle istituzioni, offerta però in maniera ricorrente, dal momento che la comunicazione non ha mai un andamento lineare e puntuale, ma si rivela essere sempre un processo distintivo e ricorrente.

Ha concluso facendo appello ad un comune coinvolgimento, affetto e disponibilità a comprendere le difficoltà di un territorio così “frastagliato” anche dal punto di vista delle risorse umane.

Il Prof. Luigi Moio, in veste di presidente della Commissione Tecnica Territoriale, ha ribadito il concetto di stile e modello all’interno di ogni denominazione e l’esigenza del Consorzio di doversi mettere d’accordo su quale questo debba essere, stabilendo indicazioni univoche per una chiara riconoscibilità sensoriale: la sfida ovviamente è far coesistere una precisa identità aziendale con il filo conduttore della denominazione. Ha poi illustrato l’andamento delle stagioni trascorse e la loro influenza sul nuovo prodotto enologico.

www.consorziotutelavinidirpina.it